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Mulini a vento

Dopo la sentenza sui clandestini forse diventiamo antieuropeisti anche noi

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Nonostante l’elefantiasi burocratica. Nonostante le quote latte e la demenziale politica agricola comune. Nonostante l’asfitticità di un Parlamento che non è ancora riuscito a diventare un Parlamento. Nonostante un Governo che non è ancora un governo ma è più che altro un assemblaggio di tecnocrati o di politici trombati in Patria. Nonostante la clamorosa assenza di una politica estera e di difesa comune. Nonostante l’assurdo rifiuto financo di citare in sede di Costituzione le nostre radici storiche (giudaico – cristiane). Nonostante tutto questo (ed altro ancora) sinora eravamo riusciti a resistere e non avevamo mai assecondato fino in fondo quelle correnti di pensiero che individuano nell’Unione Europea una delle principali cause della decadenza del Vecchio Continente.

In noi, se non altro, era ancora vivo l’afflato europeista di autori molto amati in gioventù, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, ed era ancora forte il ricordo della profonda ostilità che i comunisti nutrivano verso la nuova creatura europea ,accusata di voler stabilizzare su scala continentale il sistema pluto – capitalistico in barba alle sorti magnifiche e progressive del socialismo . Ed era appunto questo che ci affascinava. L’Europa come baluardo della libertà (delle persone e del mercato), come antidoto allo spettro del totalitarismo, come garante della forza dei valori della cultura occidentale. Eppoi, a dirla tutta. c’era anche una ragione un po’ egoistica. In noi era forte la convinzione che l’Italia da sola non sarebbe mai riuscita a realizzare quelle riforme in senso liberale di cui il Paese aveva un disperato bisogno. L’Europa era, cioè, anche un surrogato della debolezza della cultura liberale nazionale!

Ma certo con l’ultima sentenza della Corte di Giustizia le nostre, già vacillanti, certezze europeiste rischiano di crollare. La Corte, accogliendo il ricorso di un immigrato clandestino algerino, ha, infatti, statuito che la legge italiana che, dal 2009, ha introdotto il reato di immigrazione clandestina è illegittima perché in contrasto con la direttiva reimpatri (non ancora recepita nel nostro ordinamento). Ora, al di là delle obiezioni tecnico giuridiche che possono essere avanzate, quel che proprio non convince nella decisione dei giudici di Lussemburgo è la sua palese natura discriminatoria. Il reato di immigrazione clandestina è presente, in alcuni casi da molti anni, in diversi altri ordinamenti europei. E’ presente in tutti i Paesi più ricchi, quelli che naturalmente attraggono molti immigrati clandestini: il Regno Unito, la Germania, la Francia. Ed allora se vi è un contrasto tra l’ordinamento comunitario e molti ordinamenti nazionali è forse il caso di affrontare la questione nel suo complesso e stabilire se le politiche nei confronti degli immigrazione extracomunitaria sia materia di competenza degli stati o dell’Unione. Ma se si tratta di materia di competenza dell’Unione allora deve essere chiaro che sarà l’Unione Europea a doversi far carico di gestire il problema nel suo complesso. Ed allora prima ancora che bacchettare l’Italia l’Unione dovrà intervenire nei confronti di quei paesi (vedi da ultimo la Francia) che respingono alle proprie frontiere gli immigrati provenienti dal territorio di altri paesi comunitari o che utilizzano pratiche spietate per respingere gli immigrati prima che entrino nel proprio territorio nazionale (vedi ad esempio la Spagna). L’Unione dovrà poi farsi carico di aiutare gli Stati ad approntare le strutture di accoglienza e di trattenimento degli immigrati irregolari che si ritiene non possano essere ritenuti colpevoli di reato e quindi sottoposti ad un regolare processo.

Nella nostra visione l’Unione Europea è un’unione fra stati sovrani che decidono liberamente di mettere in comune alcune decisioni politiche nella convinzione che dall’armonizzazione di alcuni settori della legislazione possano derivarne benefici per tutti. L’Unione dovrebbe in particolare concentrarsi su quei settori degli ordinamenti nazionali nei quali la presenza di differenze e di scalini normativi rischia di ostacolare la libera circolazione di persone, merci e capitali. L’Unione non è naturalmente una semplice area di libero scambio ma non è nemmeno un Super Stato che si sostituisce alla sovranità degli Stati Nazione. Ed in questa prospettiva, oggi, l’unico spazio legittimo di normazione comunitaria in materia di immigrazione extracomunitaria è la fissazione di standard minimi che evitino che politiche tropo lassiste di alcuni Stati membri finiscano per danneggiare altri Stati membri. La tutela dei confini nazionali (rispetto ai paesi extra UE) e dell’ordine pubblico interno sono e devono rimanere di competenza di ciascuna nazione (almeno fino a quando non avremo sciolto le singole nazioni in un’unica nazione europea).

E ciò oltre ad essere coerente con una visione realista e liberale dell’attuale fase storica europea, è anche nell’interesse del futuro dell’Europa. Quello di cui non sembrano accorgersi gli zelanti cultori della “religione” europeista, è che fughe in avanti ed accelerazioni eccessive nel processo di integrazione ed omogeneizzazione europea finiscono solo per alimentare il vento antieuropeo che sempre più forte soffia in molti paesi dell’Unione (e soprattutto in quelli più avanzati come Regno Unito, Olanda). E così a furia di violenze alla storia ed alla ragionevolezza corriamo il rischio di veder crollare l’intero edificio costruito grazie alla visione dei padri fondatori dell’Europa (gente del calibro di Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman).

 

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8 COMMENTS

  1. 5 milioni di abitanti (Roma e dintorni)
    Parliamo della Finlandia. Un’elezione che avrebbe rilievo solo nei TG regionali, e ne parlano in tutta Europa (ero in Francia quando è successo, e lo dico con sicurezza). Perché potrebbe essere il principio della fine. In Europa se ne fregano di noi? Andiamocene: restare e pagare il conto per tutti, oltre tutto, è indecoroso. prodi, bersani e gli altri se vogliono possono andarsene (in Francia il fuoriuscito italiano per motivi politici ha un gran successo)

  2. Ma come fa una europa così
    Ma come fa una europa così scassata a non essere responsabile del declino europeo?L’elenco fatto dall’articolista,seppure incompleto,è tale da chiedersi come faceva a “resistere”.In quanto al parlamento europeo,per favore,meno fa meglio è.

  3. L’Europa che non c’è (e che quando c’è disturba)
    Io antieuropeista ci sono nato e cresciuto. Ed ero a Londra quando l’Europa, negli anni 90 iniziava ad assumere sempre maggiore rilevanza. Ero antieuropeista quando spiegavo agli “innteeeeelllleeettttuali” di sinistra inglesi che un accentramento di potere di quel genere avrebbe portato a problemi immani a livello locale (vedasi quote latte in Sardegna, problema eternamente irrisolto), e una privazione generalizzata dell’identità in chiave europeista in un calderone in cui c’è di tutto e di più.
    – Anziché prendere una strada democratica e liberale, l’Europa sta, in modo più o meno silente, prendendo una strada socialista e antidemocratica.
    Non chiede a nessuno quando fa gli allargamenti a suo piacimento.
    – Impone norme e standard che possono andare bene per una nazione ma non per un’altra
    – Lo stesso sistema delle quote è antidemocratico. Infatti costringe tutti ad adeguarsi a limiti imposti dagli Euroburocrati che arrogantemente neppure si degnano di ascoltare le ragioni di chi urla dalle provincie del nuovo impero.
    – L’Europa pretende di costringere le nazioni che aderiscono all’UE di prendersi carico di milioni di clandestini nel nome dei diritti umani ma non consente agli stessi clandestini di essere distribuiti uniformemente nelle terre non di confine, e neppure consente i ricongiungimenti. Come dire. “tolleranza si, diritti umani si, ma non a casa mia (CASA MIA: FRANCIA, GERMANIA, INGHILTERRA), lasciamo i rifiuti in Italia e se protestano li tacciamo di razzismo che tanto funziona sempre.

    Ci sono mille ragioni per uscire dall’Europa. Prima fra tutte il fatto che non è altro che l’embrione di una dittatura che una volta compiuta non consentirà neppure di vedere chi tira i fili, proprio come in 1984 di Orwell.

    E non si tratta di paure irrazionali. Si tratta di realtà oggettiva. Gli europei d’Europa non si rendono conto del modo ridicolo in cui tutte quelle norme, standard, regole oppressive abbiano snaturato il concetto stesso di libertà e di come l’Europa si stia trasformando in un organismo al servizio di lobby e gruppi di potere.
    Meglio l’Italia da sola con inflazione e corruzione che dentro un’Europa come questa.

    E parlo dall’Asia, il luogo da cui io (e altri Europei) ho capito quale sia il livello di oppressione di vivere in una società che nega persino l’evidenza in nome del politicamente corretto. Nega perfino che l’immigrazione, con particolare riferimento a quella islamica e africana, sia un problema reale ed esistente (Ma lo è su scala globale oramai).

    Nulla di più ipocrita

  4. Perplessità
    L’articolo di Antonio Mambrino mi pare frettoso ed alcuni giudizi ivi formulati basati su informazioni parziali o scorrette.

    In primis non colgo alcuna “natura discriminatoria” nella decisione della Corte di Giustizia.

    La Corte, ex lege, è sempre chiamata ad esprimersi in merito a casi concreti, non a formulare principi universali da estendere alla legislazione di tutti gli Stati membri. Poiché il caso in esame concerneva l’ordinamento italiano, la Corte si è espressa in merito alla compatibilità di una legge italiana con l’ordinamento comunitario, così come, anche in materie analoghe, si è già espressa in merito alla compatibilità di norme tedesche, francesi, spagnole, etc. con il medesimo ordinamento comunitario.
    La Corte è chiamata, per l’appunto, a verificare la possibile incompatibilità di norme nazionali con norme comunitarie (che godono, nei limiti del principio di conferimento, di una posizione di primazia) e, allorché tale compatibilità è rilevata, a imporre ai giudici nazionali la disapplicazione delle norme nazionali.
    Non esiste pertanto un intento discriminatorio o punitivo nei confronti dell’Italia.

    Va inoltre tenuto a mente che la Corte non agisce motu propriu, ma sempre su richiesta di una delle parti in causa, o di una istituzione comunitaria (in genere la Commissione). Bene, nel caso in esame è stata una Corte d’Appello italiana a richiedere il suo intervento, come previsto dai Trattati, perché tale corte nazionale riteneva esistesse la possibilità che alcuni articoli (alcuni articoli, si badi, non l’intera legislazione) della normativa italiana in materia di immigrazione contrastassero con norme europee, norme europee che esistono – si badi – perché l’Italia ha riconosciuto all’Unione competenza a disciplinare giuridicamente tali materie. Non si tratta, come Mambrino scrive, dell’accoglimento del “ricorso di un immigrato algerino”, ma di un giudizio preliminare emesso dalla Corte su richiesta di una Corte italiana interpellata dal suddetto immigrato.
    Orbene, la Corte ha rilevato una parziale incompatibilità con l’ordinamento comunitario. Sostenere per inciso, come hanno fatto molti esponenti della Lega Nord, che la decisione della Corte mini alla radice la possibilità di effettuare respingimenti significa sposare una tesi insostenibile. È già sufficiente le poghe righe del giudizio riportate dalla stampa italiana per rendersene conto: “una sanzione penale come quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obbiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”. Ergo quest’ultima è pienamente legittima, e del resto ampiamente riconosciuta come tale anche dalle direttive comunitarie che la disciplinano.

    L’eccessivo allarmismo da parte del centrodestra nei confronti della sentenza, a mio parere, testimonia la volontà di cercare un capro espiatorio o il desiderio di alimentare il vittimismo di un certo elettorato, ma certo non contribuisce alla risoluzione di una controversia che è giuridica, non politica, e richiede serietà e competenza, non strilli e lagnanze all’indirizzo della Corte di Giustizia.

  5. Il trattato di Lisbona
    Il trattato di Lisbona doveva essee sottoposto subito a referendum popolare (trattandosi di variazione costituzionale). Ma si può sempre fare, Tanto in Finlandia, che in Francia, che in Italia.

  6. Forza Europa
    E’ l’entità che si definisce “UE” ad essere antieuropeista. Noi siamo tutti europei e europeisti: per un Europa di stati liberi e nazionali, non per un calderone di extracomunitari con uno stato dittatoriale!

  7. Il lettore Enrico C. ha già
    Il lettore Enrico C. ha già sufficientemente illustrato anche il mio pensiero. Non resta che andarcene. E al più presto.

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