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Manovra sotto la lente

Dopo l’intervento di Tremonti, serve la mano coraggiosa di Sacconi

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Ad oggi, i liberisti non pentiti possono essere soddisfatti di come il Governo sta reagendo alla crisi.

Quel che è stato fatto - una piccola iniezione di liquidità nel sistema per via fiscale (l’IVA all’incasso, le riduzioni degli acconti Irap e Ires) e qualche intervento di sostegno ai redditi (il bonus, la carta acquisti, una limitata estensione dei sussidi di disoccupazione ai co.co.pro.) – ha un costo molto limitato, appena lo 0,3 per cento del Pil, soprattutto se paragonato a ciò che per fortuna non è stato fatto, vale a dire lasciarsi prendere dal desiderio di intervenire pesantemente nell’economia, di imitare altri paesi europei nello sfruttare gli inediti spazi concessi dall’Europa su Maastricht e di riproporre vecchie ricette di politica industriale.

Certo, il coraggioso rigore finanziario di Giulio Tremonti e gli utili avvertimenti di Maurizio Sacconi sul debito pubblico non hanno che un’origine: le scelte scellerate degli anni Ottanta, quando in un decennio si lasciò il debito pubblico aumentare dal 62 al 97 per cento del Pil. Una sorta di partita intertemporale tra socialisti di ieri e socialisti dell’oggi, verrebbe da dire. Non ci è dato sapere se, senza il pesantissimo fardello che ci ritroviamo, il ministro dell’Economia avrebbe compiuto scelte simili o avrebbe invece avuto un approccio diverso alla crisi, magari più in linea con le cose che andava dicendo fino a qualche settimana fa (quando consigliava a tutti di scendere in cantina e rispolverare i vecchi trattati keynesiani).

In assenza di controprove, che in politica e in economia non si hanno quasi mai, non ci resta che applaudire le scelte di Tremonti, il quale ha saputo tenere a bada gli istinti di spesa della maggioranza e le obiezioni esterofile dell’opposizione.

Avere conti pubblici in ordine è il miglior contributo che il Governo può dare alla futura ripresa economica, soprattutto se si crede - come scriveva ieri  Ernesto Felli su Il Foglio - che le fluttuazioni dipendano da choc strutturali e che esse non vadano contrastate perché questo è il meccanismo attraverso il quale il sistema economico si auto-corregge. Ma se il Tremonti ministro ha fatto bene la sua parte, nonostante il Tremonti scrittore e pensatore, è bene che ora sia l’altro socialista a dare un contributo determinante alla capacità dell’Italia di uscire indenne dalla crisi economica e di agganciare in pieno la futura crescita economica: il ministro del Welfare Sacconi. Per i mesi e gli anni a venire, sarà senza dubbio il suo Ministero a determinare il successo o l’insuccesso del Governo Berlusconi.

Terminata la fase emergenziale (sperando che il prossimo futuro non riservi all’Italia sorprese nuove,  magari nascoste nella pancia di qualche banca), occorrerà mettere mano alle famose “riforme strutturali”. La priorità, è una profonda riforma del modello di welfare, a partire dal sistema pensionistico, dal sistema degli ammortizzatori sociali e dalle regole del mercato del lavoro. A Sacconi - colui che da sempre chiede, a torto o a ragione, il superamento del Sessantotto come paradigma sociale - spetterà il compito di disinnescare la silenziosa frattura generazionale tra giovani (senza protezione e, in prospettiva, senza una pensione dignitosa) e “adulti” (protetti e dalla pensione generosa). La partita passa dall’aumento dell’età per la pensione di anzianità e dall’equiparazione tra uomini e donne dell’età per la pensione di vecchiaia. Le obiezioni che oggi il ministro pare avanzare sembrano dettate, più che dalla convinzione, dal timore di affrontare, in piena crisi, una stagione di forte tensione con le opposizioni e con i sindacati. Insomma, non vorremmo che i socialisti di oggi facciano come i socialisti di ieri, traslando irresponsabilmente nel futuro le conseguenze delle loro scelte.

Accanto alla partita del welfare, si riapriranno a breve le due questioni “storiche”: le tasse e le liberalizzazioni. Passata la bufera, torneremo a dirci che l’Italia ha una pressione fiscale insostenibile, sia sulle imprese sia sugli individui, che il sistema fiscale va semplificato, che il Mezzogiorno ha bisogno di un robusto choc fiscale che permetta di trasformarlo in un’area attraente per gli investimenti. Passata la bufera, torneremo anche a dirci che l’Italia ha bisogno di una iniezione di mercato e di concorrenza in tutti i settori economici, a partire dai servizi. Superata la difficile prova – anzitutto emotiva e politica, viste le pressioni interne ed internazionali - della manovra anti-crisi, è bene che il Governo non rinunci alle riforme profonde e davvero necessarie di cui l’Italia ha bisogno da anni, crisi o non crisi.

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7 COMMENTS

  1. Conti in ordine tagliando i
    Conti in ordine tagliando i fondi alle scuole paritarie? Tremonti a volte mi fa pensare…

  2. manovra sotto la lente
    Credo che chi ha scritto l’articolo non si renda conto che la pressione fiscale ha raggiunto livelli veramente insostenibili. stà facendo scomparire la classe media,fatta di piccoli artigiani,piccoli commercianti e piccoli professionisti. le misure assunte dal ministro non in questo periodo sono il vero spreco,perchè non arrivano e non portano da nessuna parte. sono incoerenti,sotto il profilo del rigore ed insufficienti. chi ha scritto l’articolo pensa che gia’ siamo usciti daklla crisi. Un errore enorme. Dalla crisi si esce solo con le riforme, e prima fra tutte quella del fisco. Un fisco iniquo
    lo è sempre crisi o non crisi. con la ricetta suggerita,sopra si va proprio incontro a quella sciagurata politica che si vuol condannare.

  3. la manovra economica
    non condivido assolutamente. sono un’ estimatore del
    Ministro Tremonti,ma si è mosso solo ed esclusivamente nella logica di sempre. La carta della spesa. gli aiuti alle famigli, si muovbono con la stessa logica con cui si muovevano negli anni 80. la sterzata vera si poteva dare solo adesso, facendo le riforme subito, compresa quella del fisco che oggi opera in modo idecente.ho votato questo governo ma dubito che lo rifarei nuovamente.
    la logica è sempre quella. ma per riformare,sotto il profilo della giustizia ci vuole di attendere fino alla fine dfi questa crisi? per modificare alcuni indirizzi dello stato sociale occorre attendere che? no. non ci siamo proprio.

  4. Ma le misure prese dal
    Ma le misure prese dal governo come la riduzione degli acconti e l’introduzione dell’iva per cassa sono una buffonata.
    Si rende conto della portata limitata di tali interventi.. la riduzione degli acconti avrebbe un effetto solamente di qualche settimana.. e poi l’iva per cassa.. ma quante e quali imprese ne beneficerebbero??
    Prima di sbandierare questi come provvedimenti che danno un pò di liquidità alle imprese, bisognerebbe verificare sul campo l’effettiva rilevanza!!
    Ho l’impressione che qui, ed intendo il governo, non abbia ben capito cosa fare!!
    E’ inutile fare propaganda, purtroppo la realtà è questa!

  5. Io non ci credevo, ma sulla
    Io non ci credevo, ma sulla questione degli acconti è giustissimo quanto ha detto Omocatll.
    Ma come è possibile che chi è al ministero dell’economia abbia fatto un decreto che pochissimi giorni prima della scadenza stabiliva un’irrisorio sconto del 3% da versare entro il 1 Dicembre e poi sempre nello stesso decreto si dispone che la restituzione di questo “sconto” debba avvenire entro il 31 Dicembre di questo anno!!
    Ma chi c’è al Ministero dell’economia?? Chi sono i collaboratori del ministro? Quanto vengono pagati questi “geni”? Un provvedimento così inutile non si era nemmeno visto nel governo Prodi.Nemmeno uno studente dei primi anni delle superiori avrebbe fatto questo!
    E mi chiedo inoltre; ma se chi ha la responsabilità sulla nostra economia combina queste cose, come può essere in grado di condurre l’Italia in questo periodo di crisi!
    Gradirei da qualche giornalista di questo sito una risposta in merito alla questione degli acconti, non ho ancora letto niente e mi sembra un provvedimento palesemente campato per aria che almeno un pò di sana critica andrebbe esercitata.
    Grazie.

  6. occorre “tener stretta la borsa”
    Bungiorno,

    l’Italia è indebitata oltre misura (non dimentichiamolo) ed occorre “tener stretta la borsa” e avere comportamenti seri per conservare la fiducia dei nostri Creditori.
    Noi Cittadini dobbiamo aver pazienza, lavorare di più e i risultati arriveranno.
    I suggerimenti o le critiche sono comunque sempre validi.

  7. Tremonti
    Delusione. A mio modesto parere un buon punto di partenza per far funzionare meglio l’Italia sono l’istruzione e la famiglia. Invece siamo alla logica della carità, in barba alle promesse elettorali. Inutile pontificare nei convegni e poi agire come un severo ragioniere.

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