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Dopo Napoli, il no al Papa è un’altra vergogna per l’Italia e il governo

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Senza parafrasi ed infingimenti la situazione è questa: negli stessi giorni in cui si sta svolgendo e consumando la vergognosa vicenda della spazzatura Campana, che tanta luce ha, purtroppo, fatto sulla sostanza dell’ambientalismo italiano e sulla capacità del nostro governo di gestire un’emergenza, il Pontefice e Capo dello Stato del Vaticano si trova costretto ad annullare una sua visita alla più grande università italiana. Ufficialmente per motivi di sicurezza.

Se i motivi fossero questi sarebbe come affermare che il governo italiano non è in grado di garantire la sicurezza del Papa nel territorio italiano.

In effetti, questo governo, e forse questo stato, ormai, ed è inutile nasconderlo e nasconderselo, non garantiscono più nulla. Sono una vergogna ed espongono un paese (che forse non se lo merita) ad una serie ininterrotta di figuracce internazionali che sono accentuate dal carattere grottesco delle vicende. Ma qui, in Italia, ormai nessuno è responsabile di qualcosa.

Invece di garantire la sicurezza e l’igiene pubblica il governo appare impegnato a far fare all’Italia figuracce di cui al mondo tutti ridono.

Che le cose per quanto riguarda la visita di Benedetto XVI alla “Sapienza” romana si stessero mettendo male lo si sapeva da giorni. Ma la lettera dei docenti di Fisica (una invereconda goliardata) non era affare che, se gestito a modo, poteva produrre un simile sconquasso. Ed invece errori da parte delle autorità accademiche e politiche hanno fatto quel che in ogni altro paese civile sarebbe stato semplicemente impensabile. A sentire le dichiarazioni di oggi, tutti coloro che avrebbero potuto e dovuto evitare quello sconquasso, dichiarano piena solidarietà a Benedetto XVI e condannano non si capisce bene chi. Ma è la loro ignavia dei giorni scorsi che ha prodotto tanto e nessuna nuvola di fumo sulle responsabilità vere o presunte riuscirà a dissolvere l’impressione che di questa vicenda, tanto squallida quanto grave, nessuno porterà la responsabilità. Nessuno la pagherà politicamente.

Assistiamo così all’ennesimo capitolo dell’irreversibile degrado della nostra istituzione universitaria, e mai come ora è apparso evidente come essa prosegua e si sviluppi in stretta sintonia con quella dello stato (o dei suoi resti). Nessuna meraviglia per chi ha esperienza dello stato di estrema prostrazione in cui versano quelle istituzioni, ma stupore per i danni che quella decomposizione riescono tuttavia a causare.

Qui, semplicemente, si è impedito l’accesso a quella che una volta era, e che ancora sarebbe dovuta essere, la sede della libera e disinteressata ricerca della verità e del franco dibattito delle opinioni non solo al Capo riconosciuto di una religione estesa a tutto il mondo e che ha forgiato l’Occidente, ma a quel Pontefice che più di altri (e forse proprio perché è stato ‘professore’) ha messo in luce e ribadito, anche a costo di critiche (si pensi al discorso di Ratisbona), che la caratteristica del Cristianesimo è quella di cercare di stabilire un ponte tra fede e ragione e che, sia pure tra errori, questo la Chiesa persegue dai tempi di Tommaso. A quel Papa che nel discorso di Verona ha avuto per la matematica parole di apprezzamento che sono sembrate anche eccessive.

Naturalmente non sappiamo cosa avrebbe detto a Roma, posto, non a caso, dove Gerusalemme ed Atene vennero ad incontrarsi e dove se ne cercò la fusione. Forse sarebbe stato un grande e profondo discorso. Forse chi vuol chiudersi all’’altro’, o al messaggio della rivelazione, non voleva ascoltarlo per non mettersi in discussione. Ma chiudere le porte dell’Università al Capo di una religione la quale si caratterizza e si distingue dalle altre religioni monoteiste per la sua ricerca di una soluzione all’antagonismo tra rivelazione e filosofia che non trasformi la rivelazione in ‘legge’ bandendo così la ricerca filosofica, ma che apra sia la religione alle ragioni della filosofia e la filosofia a quelle della religione, è soltanto espressione di grande ignoranza e di immensa stupidità. Di quella grande, incontrollabile ed inarrestabile stupidità che sta sommergendo la nostra epoca e che ci riserverà sorprese sempre più amare.

Non scomodiamo la laicità o gli errori della Chiesa cattolica nei confronti della modernità. Qui, la questione è che quando la stupidità diventa intolleranza si chiudono gli spazi pubblici per ogni attività dialogica e di ricerca. E l’Università era appunto quel luogo.

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