Dopo una lunga “resistenza” l’incoltura della sinistra riabilita Dante

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Dopo una lunga “resistenza” l’incoltura della sinistra riabilita Dante

10 Agosto 2008

Pochi in Italia si sono accorti del travaglio che ha torturato la sinistra toscana all’inizio di questo mese d’agosto: riabilitare (ove ce ne fosse mai bisogno) Dante dal bando e dalla successiva condanna a morte inflitta al poeta ed ai suoi eredi nel lontano 1302. La proposta presentata al Consiglio Comunale di Firenze ha incontrato la netta opposizione dei Verdi e di parte della sinistra sparsa. Gli elementi più giustizialisti hanno pure affermato che il bando (ma non la pena di morte, vietata in Italia) si dovrebbero applicare all’erede del poeta, Serego Alighieri, raffinato e colto produttore di prosecco. La vicenda, indubbiamente grottesca, ha fatto ironizzare la stampa straniera, pure quelle “de gauche” e mostrato il grado d’incultura (e disperazione) in cui versa la sinistra italiana. Infine, Verdi e soci sono stati tacitati e “Padre Dante” è stato riabilitato.

Non lo è ancora, però, in materia di teatro in musica. Se si eccettua il lavoro di Don Marco Frisina La Divina Commedia in giro per l’Italia da mesi con grande successo – una pop-rock opera per famiglia a carattere divulgativo-, questa estate Dante è stato davvero trattato male. Ad Amsterdam è andata in scena l’opera “La Commedia” di Louis Andriessen (autore tanto del libretto quanto della musica) il cui il poeta è interpretato da  Cristina Zavelloni, cantante a metà strada tra la musica classica contemporanea ed il jazz. Il viaggio è su una “Nave dei Folli” (analoga a quella di “Scoop” di Woody Allen), il testo in quattro lingue – italiano, latino, inglese ed olandese, non c’è una vera e propria separazione tra i tre “Regni”; frammenti dei versi di Dante (ovviamente vagamente “gay”) sono mischiati con uno spezzatino di frasi del Vecchio Testamento e di testi olandesi. Ancora peggio al Festival d’Avignone dove l’italianissima e sovvenzionatissima Sociètas Raffaello ha immaginato che Dante scriva “La Commedia” nel Cortile d’Onore del Palazzo dei Papi della città provenzale. Centinaia di attori e comparse si muovono in vari spazi scenici ; l’Inferno è proprio nel Palazzo dei Papi, il Purgatorio nel Parco delle Esposizioni costruito negli Anni Settanta, il Paradiso nell’Eglise des Célestins. L’autore-regista di questo “pastiche” (per utilizzare un termine elegante), Romeo Castellucci, sottolinea che del “padre Dante” non verrà offerta una personificazione realistica: è “il poeta-personaggio che si situa al centro della rappresentazione della propria opera”. C’è il rischio che a spese dei contribuenti, i lavori di Louis Andriessen e della Societas Raffaello Sanzio girino per le principali città italiane la prossima stagione.

Senza clamore, invece, e con un budget risicatissimo, dall’11 al 26 settembre la Sagra Umbra (da sempre dedicata alla musica dello spirito) è questa volta dedicata a Dante “in musica”. Dopo un’ anteprima a Spello con i più significativi esempi del canto devozionale umbro legato alla spiritualità popolare, in una colorata serata di cori e processioni per le vie del borgo, l’inaugurazione avviene al Teatro Morlacchi di Perugia con la  Missa Solemnis di Beethoven eseguita dalla Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Gustav Kuhn. Altri appuntamenti di rilievo comprendono prime esecuzioni in tempi moderni, tra cui il mottetto Vos invito di Vivaldi, e prime esecuzioni assolute tra le quali Il Cor Tristo di Roger Marsh tratto dal XXXIII Canto dell’Inferno dantesco, letture dantesche di Chiara Muti , l’esecuzione della Sinfonia Dante di Liszt animata con originali elaborazioni grafiche e digitali tratte dalle illustrazioni di Gustav Doré. In programma anche musica contemporanea d’ispirazione dantesca: la prima esecuzione italiana dei  Dodici madrigali di Salvatore Sciarrino e conferenze – ad esempio una lectio magistralis di Quirino Principe, sul tema “Il mito di Dante nella musica dell’Ottocento”. Una vera e propria chicca , è la prima mondiale (se vogliamo) di due Inferni danteschi prodotti dalla giovane industria cinematografica italiana nei primi anni del Novecento e restaurati dalla Filmoteca Vaticana. Sono lavori del 1910 (uno di Giuseppe Berardi e Arturo Busnego e l’altro di Adolfo Padovan e Francesco Bertolini)-. Il primo fu realizzato a tempo di record dalla piccola casa di produzione Helios Film di Cerveteri. Il secondo fu prodotto dalla Milano Film di Milano ed è suddiviso, per una durata totale di oltre quarantacinque minuti, in tre parti ed è una vera antologia di effetti speciali e di trucchi che  fanno di questo titolo il primo “capolavoro” del cinema muto italiano.