Due passi dall’inferno, un anno di guerra in Ucraina

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Due passi dall’inferno, un anno di guerra in Ucraina

Due passi dall’inferno, un anno di guerra in Ucraina

24 Febbraio 2023

Un anno di guerra in Ucraina. La storia si è rimessa in moto. L’ho fatto in maniera inaspettata e dirompente. Qualcosa di straordinariamente forte. Nessuno se l’aspettava. Ma è accaduto. Sta accadendo sotto i nostri occhi, nelle nostre menti. Una sonnolenta, pacata, rassegnata comunità internazionale si è risvegliata e sta facendo i conti con una terribile parola che non conoscevamo da tanto, troppo tempo. La guerra è tornata nella nostra Europa.

Una violenza di cui avevano soltanto sentito parlare, letto nei libri di storia. E invece è accaduto un anno fa. Violenza insensata. Stupida, cattiva, che sembra far parte di realtà infernale ed invece bussa alle nostre porte e non serve a nulla rifiutarla. Chiudere gli occhi. Far finta che non è successo niente, che non ci riguarda. Un anno fa, esattamente un anno fa, il risveglio. Qualcosa che accade alle porte dell’Europa, che torna come uno dei peggiori incubi. Non è storia, è realtà.

Un anno di guerra in Ucraina. Incredibilmente, è tutto reale e concreto. Duecentomila uomini si ammassano ai confini ucraini. Il secondo esercito, dicono le statistiche, più forte del mondo. Poco prima un blitz delle forze speciali russe. Il meglio, i più addestrati che cercano di prendere con la violenza, tanta violenza, un aeroporto alle porte della storica capitale Kiev. Sulla carta, per l’esercito ucraino, non c’è possibilità di restare. Sembra impossibile.

Eppure per quegli strani, inaspettati percorsi della storia qualcosa accade, qualcosa va storto per l’elite dell’esercito del dittatore. Il nuovo zar della grande madre Russia, Putin. A distanza di un anno, ormai, è certo. Gli ucraini, l’esercito diventato tale con l’aiuto dei Paesi occidentali, resiste e contrattacca. Sconfigge gli aggressori, centinaia di forze d’assalto, paracadutisti russi super addestrati, perdono la battaglia e la vita.

Il popolo ucraino diventa esercito e si compatta attorno al presidente Zelensky che non scappa e non lascia solo il suo popolo. Appare in televisione in una Kiev assediata, alle spalle del monastero di Santa Sofia. La storia e le radici religiose di un popolo. Dai bizantini ai nostri giorni. La parola che risuona è una sola: “Combatteremo”. Il blitz fallisce. L’esercito russo è furioso. Un popolo come quello ucraino non può resistere. Deve capitolare dinanzi al Paese più forte, I russi avanzano con i loro carri armati. Inarrestabili. Sembrano inarrestabili.

Le diplomazie di mezzo mondo danno per spacciato l’esercito di Kiev. Nessuno sembra rendersene conto, nessuno compresa la sonnolenta Europa. Con i Paesi orientali più esposti alla minaccia russa. Una Russia che si nutre di menzogne, falsità e stupidità tipiche delle dittature. Un misto di vecchi zar, comunismo morto e sepolto e folle ricerca di gloria a scapito delle popolazioni vicine. Un anno fa.

Era il 24 febbraio del 2022. Un anno di guerra in Ucraina. Il mondo è cambiato. Attraverso nuovi percorsi della storia. La prospettiva a pochi giorni dall’invasione russa diventa: “Quanto può resistere l’esercito di Kiev?”. La regione di confine del Donbass, pomo della discordia, viene occupata velocemente dai russi nonostante i furiosi combattimenti. L’esercito russo è sempre lo stesso. Una macchina da guerra che avanza inesorabilmente. Schiaccia ogni resistenza. Occupa paesi e città. Distrugge ogni cosa. Annienta un’intera popolazione. Non è una guerra di conquista, è una guerra di annientamento.

Le immagini delle stragi dei civili a Bucha fanno il giro del mondo. Uomini e donne massacrati senza un perché. Le follie di Putin il suo continuare a mentire su tutto su ogni cosa. Non avrebbe invaso l’Ucraina, e l’ha fatto. Doveva fermarsi nel Donbass e invece continua ad avanzare. La reincarnazione del vecchio zar rivuole i confini vitali per la grande madre russia. Così come un altro dittatore della storia moderna. Quell’Adolf Hitler che sognò la grande Germania a discapito delle altre nazioni. Eppure la reincarnazione di Ivan il terribile aveva detto, annunciato già tutto negli anni precedenti.

Putin aveva annesso territori, ne aveva invasi altri. Ossezia, Georgia, Cecenia, Crimea, mentre i leader dei moderni e democratici Paesi europei facevano affari con lui e si giravano dall’altra parte. Le sottovalutazioni della storia. ma stavolta non si può fare finta di niente. L’Ucraina è un paese grande il doppio della Germania con 44 milioni di abitanti. Forse qualcuno lo vorrebbe ma è difficile farlo. La storia si è rimessa in moto e sta risvegliando antiche paure e i peggiori incubi provenienti da un passato diventato presente. E poi, soprattutto, i conti non tornano.

Il presidente in divisa militare guida il suo popolo diventato esercito che resiste si riorganizza e non passa molto tempo che inizia a contrattaccare. Gli analisti dei salotti buoni televisivi occidentali non capiscono, cercano improbabili giustificazioni a cui credono solo loro. Forse è bene che quella parte della vecchia Europa continui a dormire, mentre altri si danno da fare. Gli aiuti militari occidentali cominciano ad arrivare. Inghilterra e Stati Uniti in testa. L’Europa Occidentale balbetta, è troppo dipendente dal gas russo. Gli stati dell’Europa orientale hanno paura e reagiscono.

Un anno di guerra in Ucraina. Putin ha sbagliato i suoi calcoli. Un drammatico errore. Può mentire in continuazione ma la realtà resta lì. L’Ucraina resiste non si arrende. Il vecchio dittatore non può capire la storia di un popolo, le sue radici, la voglia di libertà, di democrazia. Ragiona in un’altra dimensione della storia, la sua, che non ormai non esiste più. Cerca di colmare la differenza con quello che gli è congeniale. La menzogna che diventa informazione.

Putin manda a morire migliaia di soldati. Come è sempre accaduto nella storia dell’immensa Russia. Dieci milioni di soldati russi durante la Seconda guerra mondiale. Decine di migliaia di morti in Afghanistan.  La storia insegna, ma questa è un’altra dimensione, appunto, quella della falsificazione storica.

La realtà è fatta dei racconti, della sofferenza della popolazione Ucraina. Milioni di donne con i loro bambini, gli uomini sono rimasti al fronte a combattere, che cercano rifugio verso l’ovest. Attraversano il confine. Soprattutto in Polonia. Tre milioni di giovani madri con i bambini, con poche cose. Gli zainetti della scuola come i loro coetanei più fortunati e in pace. Li tengono la mano. Auto, pullman, semplici abitazioni della nazione polacca che accolgono i profughi nelle loro case. Scene che non si erano mai viste in Europa. Profughi, la più grande migrazione della storia recente.

In tutta Europa si mobilitano organizzazioni umanitarie per accogliere e sostenere chi scappa dalla guerra. E’ la risposta alla follia del dittatore russo. Accanto a quella militare. Immagini che pensavano di non dover più rivedere nella vecchia Europa. Anche se un assaggio c’era già stato per la Guerra dei balcani Trent’anni fa. Anche lì aleggiava la parola comunismo, pulizia etnica. L’altra risposta continua a entrare nelle nostre case. Quella militare. L’Ucraina non si arrende. Le immagini di giovani soldati fino a pochi mesi prima civili con il loro lavoro, la loro vita e gli affetti, con il fucile in spalla. Adesso impugnano le armi fornite dall’occidente.

“Abbiamo bisogno di armi”. La richiesta pressante del presidente Zelensky. La vecchia canzone italiana Bella ciao adesso si canta nelle trincee ucraine. Uomini e donne che non si arrendono. Che resistono. I mesi passano. Il popolo ucraino si inginocchia, prega al passaggio dell’ostia portata via dalla cattedrale di Kiev ma non si arrende. Non può farlo. Ha respirato l’aria della libertà e non può tornare indietro. Alle sue spalle c’è il mondo democratico e libero che inizia a muoversi. Come al solito Regno Unito e Stati Uniti in testa. I leader della comunità europea prendono coraggio, arrivano a Kiev, stringono la mano al presidente ucraino.

Sempre di più, sempre piu spesso. “Fina a quando sosterrete l’Ucraina?” è la domanda. “Finché sarà necessario”. E’ la risposta. Anche le sanzioni si fanno strada nelle decisioni della Unione europea. Accanto alla consapevolezza che il popolo ucraino sta combattendo per la libertà di tutto il mondo democratico. I mesi passano, l’inverno lascia il campo alla primavera e all’estate. Il massacro continua. I russi hanno dalla loro la potenza militare. Soldati e mezzi e verrebbe da dire la follia di una dittatore. Gli Ucraini la resistenza incrollabile di un popolo che sfida il gigante cattivo.

Il sostegno della comunità democratica occidentale. Sono storie di incredibile sofferenza e di coraggio quelle che arrivano nelle nostre case tranquille. In questi ultimi mesi diventati un anno. Un anno intero sull’orlo dell’inferno dove la speranza resiste, si afferma lungo il lungo cammino della storia, con il popolo di una nazione chiamata Ucraina.