E adesso vi applaudiamo, c…

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E adesso vi applaudiamo, c…

13 Settembre 2015

Una Serena Williams, indiscussa numero uno del tennis femminile, accasciata, il grande corpo piegato, il viso sfatto. Incredibile. Dall’altra parte una donna magrolina, esile, neanche giovanissima, con una bella faccia grintosa: “E adesso applaudite anche me, c….”.

 

Roberta Vinci ce l’ha fatta, e la finale degli Us Open sarà, per la prima volta, tutta italiana: perché anche Flavia Pennetta ha vinto contro la numero due, la rumena Simona Halep. Due pugliesi – una di Brindisi, l’altra di Taranto – brave e toste, due donne sulla cui vittoria nessuno avrebbe scommesso: e non si tratta di una metafora, ma di un fatto, visto che la Vinci era data 300 a uno dai bookmaker.

 

Non è solo una vittoria sportiva che suscita un sussulto di patetico orgoglio nazionale, una piccola, consolante ricompensa dopo aver visto Roma sporca e mafiosa sui giornali di mezzo mondo e proprio lì, nella grande mela, sul New York Times.

 

E’ una tipica virtù nazionale, quella di farcela quando nessuno ci crede, di vincere sul campo in contropiede, di inventarsi i tanti miracoli italiani, e persino nelle statistiche sulle capacità dei nostri studenti, si sa che gli italiani sono bravi nel problem solving, sanno uscire fuori dalle situazioni di crisi meglio degli altri.

 

Dài che ce la faremo. Usciremo dalle nostre difficoltà, alla faccia di chi, nel mondo, qualche volta ha scommesso contro di noi.