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E’ arrivata l’ora di ripensare il fisco

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Il monito del Governatore Draghi in occasione della sua audizione al Senato sul DPEF sembrerebbe non lasciare eccessivi margini di manovra alla fantasia governativa che nelle giornate pre-ferragostane starebbe imperversando nei lussuosi salotti della politica italiana. Con efficacia, il Governatore ha affermato: “Come si rileva nel Dpef è necessario ampliare l'orizzonte temporale di riferimento dell'azione politica. Ridurre il debito pubblico e aggiungo: garantire la sostenibilità del sistema previdenziale, devono essere il primo investimento dello stato a favore dei giovani e delle generazioni future”. Il Governatore ha indicato una prospettiva di azione politica di ampio respiro e di lungo periodo, e allora perché non cominciare a preoccuparsi realmente di coloro che, rebus sic stantibus, verosimilmente, otterranno una pensione talmente scarsa da non poter vivere una dignitosa terza età?

Con riferimento alle problematiche previdenziali, ecco i termini con i quali l’economista José Pinera fotografa l’attuale crisi dei programmi di welfare: “In ultima istanza, se gli europei, gli americani o i giapponesi non vogliono fare abbastanza figli, devono accumulare abbastanza euro, dollari o yen nei conti di risparmio previdenziale personale”. Il paradigma Pinera propone conti di risparmio previdenziali personali, sollevando una severa critica a quelle politiche che negli ultimi decenni hanno visto accrescere il ruolo degli apparati burocratici dello Stato a discapito dell’iniziativa individuale. In Italia il massiccio intervento pubblico ebbe il grande merito di far fronte ad una situazione di particolare indigenza, considerando che un’eventuale gestione privata del sistema previdenziale appariva impossibile. A questo si aggiunga un senso di profondo ottimismo dovuto soprattutto ad un’intensa crescita economica e ad una travolgente impennata del tasso di natalità; ottimismo che si evince, tra l’altro, dalla lettura del dibattito parlamentare che accompagnò l’approvazione della legge 153 del 1969, nota come “Riforma Brodolini”. Tuttavia, nessun sistema sociale, politico ed economico è condannato a rimanere tale per sempre, e la statura riformistica di una classe politica si misura sulla base della capacità di saper cogliere quando una particolare variabile è in fase di trasformazione. Nel 1951 il complesso processo di ricostruzione post-bellico poteva considerarsi concluso e la Nazione stava per sperimentare il “miracolo economico”. Gli italiani modificarono il loro tenore di vita, il lungo e faticoso cammino di fuoriuscita dalla povertà cominciava a dare risultati concreti; forse era giunto il momento di modificare la visione di welfare, in considerazione del fatto che qualcosa andava mutando sia sul fronte dello sviluppo economico sia su quello della crescita demografica.

A tal proposito, nel libro scritto con Giovanni Palladino: “Non vivrai di solo INPS” (Il Sole 24 Ore), avanzavamo la proposta, denominata “Risarcimento”, che i redditi maturati all’interno dei fondi pensione fossero esenti da imposta. Tutto il risparmio versato nei fondi pensione dovrebbe “lavorare” in esenzione d%E2

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