Home News E’ bufera su Alitalia, ma con i “big” l’Ue ha chiuso un occhio

E’ bufera su Alitalia, ma con i “big” l’Ue ha chiuso un occhio

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Davanti alle dichiarazioni del commissario uscente UE (francese) ai Trasporti sulla liceità del prestito ponte da 300 milioni di euro, c’è davvero di che stupirsi.

L’accusa all’orizzonte è infatti quella di aiuti di stato incompatibili con l’ordinamento comunitario. Ha ragione da vendere il Francesco Forte quando dalle colonne di Libero Mercato ci ricorda i prestiti di favore concessi da Francia e Germania a Airbus, e ancora lontani dal rimborso.

E come la mettiamo con i salvataggi di stato delle banche tedesche? Non si tratta forse di aiuti di Stato?

Il tenace Mattia Sinigaglia, sempre da Libero Mercato, si è sgolato per intere settimane a spiegare che quando di mezzo ci sono i pesi massimi della UE – Inghilterra, Germania, Francia – la Commissione diventa un docile agnellino.

Stavolta sarà il caso di non farsi mettere i piedi in testa. Faremmo la figura dei figli d’un dio minore.

Fin qui l'Ue. Ma di recente a finire sotto i riflettori è stato nuovamente Silvio Berlusconi.  Nei giorni scorsi, a breve di stanza di tempo, il Cav. ha avuto modo di intervenire sul ruolo dei sindacati nella storia recente di Alitalia per ben due volte.

La prima volta, ha ricordato che i sindacati hanno sostanzialmente fallito nel loro tentativo di negoziare con Air France le clausole dell’offerta francese. La seconda volta, invece, ha riconosciuto che i sindacati hanno fatto né più né meno il loro lavoro di sempre.

E’ venuto giù un finimondo. Nella stragrande maggioranza dei casi, i commenti sottolineano la sostanziale inconciliabilità delle due prese di posizione del Cav. nel senso che delle due l’una: o i sindacati hanno messo in fuga Air France, oppure non hanno fatto nulla di diverso dal solito.

Chi scrive crede invece che l’una cosa non escluda l’altra. E’ perfettamente plausibile, cioè, che le richieste dei nostri sindacati siano state considerate come “irricevibili” da Spinetta.

Ed è altrettanto verosimile che lo stile della premiata ditta sia in linea con quanto accaduto in passato.

D’altronde, è cosa nota che da almeno un ventennio i sindacalisti di casa nostra siano stati viziati dall’accondiscendenza dei loro interlocutori, specie se di matrice politica.

E, dunque, non può stupire più di tanto se un manager scafato come Spinetta li ha mandati, con tutti i riguardi del caso, a stendere. Ma in realtà la chiave di volta dell’intera vicenda Alitalia, finora è un’altra.

Non i sindacati con le loro richieste, ma la mossa di Berlusconi. Il quale, palesando l’intenzione di mettere mano ad una cordata per Alitalia, ha fatto capire a Air France che l’esclusiva pattuita in camera caritatis con il governo Prodi era da dimenticare.

Così facendo, ha rimesso in pista l’unica opzione realmente “di mercato”: una procedura trasparente, con tanto di due diligence e data room, e un pool di offerenti consci del valore che ancora si può estrarre dalla malconcia Alitalia.

Cioé gli slot preferenziali della compagnia di bandiera, le prospettive lusinghiere di un aeroporto “maledetto” come Malpensa alle porte dell’Expo 2015, e quelle altrettanto piccanti di integrazioni transatlantiche.

 

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3 COMMENTS

  1. Vedremo se il nuovo governo
    Vedremo se il nuovo governo si vorrà far trattare come un paese di serie b.A parte il fatto che in una europa un pò decente,per il rispetto delle regole, non ci dovrebbero essere paesi si serie diverse.Ma l’europa decente non è.

  2. Qui, a parti invertite,
    Qui, a parti invertite, quanto a spirito di propaganda siamo ai livelli dell’Unità…
    L’unica cosa che conta è il fatto che Alitalia è recidiva agli aiuti di Stato e semplicemente non può più riceverne fino al 2011, a prescindere da giudizi di compatibilità da parte della Commissione in base alle complesse regole che governano i vari settori – le quali purtroppo non vietano sic et simpliciter gli aiuti di Stato come molti credono – giudizi che conservano sempre un certo grado di discrezionalità, salvi i ricorsi alla Corte di Giustizia, cosa che spesso ha suscitato le polemiche su presunti doppi standard – qui malamente strumentalizzate. Nel nostro caso invece basterebbe la mera constatazione che questa operazione è un aiuto di Stato secondo il principio, elaborato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia, del MEIP (Market Economy Investor Principle)- visto che un eventuale successivo giudizio di compatibilità da parte della Commissione è precluso – e le pessime condizioni finanziarie della compagnia lasciano pensare che difficilmente un privato avrebbe concesso il prestito a normali tassi di mercato. In tale situazione si verserebbe in una condizione di aiuto radicalmente illegale in quanto non passibile neppure di formale notifica, cosa che consentirebbe la sua impugnazione da parte di un concorrente direttamente di fronte ai giudici nazionali i quali potrebbero, sulla base delle semplice constatazione di cui sopra, prima emettere misure cautelari per congelare i fondi e poi, in esito alla causa, ordinare il recupero dei versamenti già effettuati, salve ulteriori azioni di responsabilità per concorrenza sleale (ex art. 2598 3°co. c.c.) nei confronti dell’azienda sussidiata e di responsabilità aquiliana (ex art. 2043 c.c.) nei confronti dello Stato erogatore.

  3. Caro lettore,
    Caro lettore,
    mi compiaccio delle volute legali. Il punto, però, è un altro. Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che si tratti di aiuto di stato bello e buono. Quanto al confine che separa un’operazione “di mercato” da una “non di mercato”, mi pare quantomai fumoso. Un esempio?Anche Air France, mi si dice, ha fatto un’offerta di mercato. Ma Air France è partecipata dallo Stato Francese, che nell’articolare le proprie mosse inevitabilmente tiene in debita considerazione i propri interessi. Cosa succederebbe, le chiedo io, se per ipotesi Alitalia ricevesse un’offerta migliorativa (anche solo di pochissimo) da parte dello Stato italiano, o da parte di un veicolo da questa controllato?
    Suo,

    VG

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