E’ dalla ricostruzione che devono ripartire le speranze dell’Abruzzo
06 Aprile 2009
Il terremoto che ha colpito il capoluogo abruzzese e dintorni ci riempie di sgomento innanzitutto per le enormi conseguenze umanitarie che esso comporta: le perdite di tante vite umane, i danni al tessuto sociale, la distruzione di ingenti beni di grande valore storico e culturale. A questi danni si sommano, purtroppo, anche quelli materiali derivanti dalla distruzione di capitale economico e di reddito a causa della caduta dell’offerta – imprese impossibilitate a svolgere la loro attività – e della domanda – famiglie e imprese che perdono la capacità di spesa.
Nell’immediato il prodotto interno lordo della regione subirà una decurtazione e ciò si andrà a sommare al calo previsto del PIL nazionale per l’anno in corso, concorrendo ad aggravare un quadro congiunturale già fortemente deteriorato.
Il tragico evento, tuttavia, può per certi aspetti presentare alcune opportunità importanti per l’economia locale che seppure non compenseranno gli incommensurabili costi umanitari potrebbero alleviare i danni economici.
L’attività di ricostruzione, che ci auguriamo verrà prontamente avviata, può costituire un importante volano di crescita per l’economia regionale e nazionale. Da questo punto di vista è positivo che la ricostruzione intervenga in un contesto congiunturale in cui è ampia la capacità produttiva non utilizzata nel resto dell’economia. In altre parole se la ricostruzione post-terremoto fosse avvenuta nel corso di un ciclo economico in piena espansione avremmo visto la domanda scontrarsi con carenze di offerta e quindi l’inflazione salire e/o le importazioni aumentare. Un esempio confortante al riguardo è fornito dal sisma che colpì la Turchia nel 1999 nel corso di una fase di crisi economica. Per quel drammatico evento fu stimato che le perdite nell’ordine di 3 punti percentuali di PIL, dovute alla distruzione causata dal sisma, furono per la metà compensate già nell’anno successivo da un incremento del PIL derivante dallo sforzo di ricostruzione. Certo l’impatto sulla crescita futura sarà tanto maggiore quanto più le risorse che saranno mobilitate prontamente e accuratamente finalizzate a ripristinare l’apparato produttivo e le infrastrutture economiche.
C’è infine da considerare anche che la prospettiva di ricostruzione potrebbe costituire una grande opportunità per rinnovare e innovare il patrimonio tecnologico dell’economia locale, sia nel campo dei servizi pubblici, sia in quello delle imprese private. Chissà che non si possa, ad esempio, cogliere l’occasione per cablare e informatizzare il territorio o per promuovere la riconversione produttiva di imprese verso settori a più elevato valore aggiunto.
Da parte sua il Governo dovrà agire con mano ferma – chiarendo subito i termini e le modalità del suo intervento di assistenza alle imprese – ma leggera – evitando cioè di sostituirsi a imprenditori e al mercato nell’allocare le risorse e evitando il ricorso a tributi di solidarietà e quant’altro danneggerebbe il resto dell’economia.
