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L'ex premier

E Giuseppi tornò a casa

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E, alla fine, Giuseppi è tornato alla casa del padre. Lo splendente elevato ha finalmente potuto riaccogliere l’illuminato. Certo, in tanto splendore, a qualche osservatore smaliziato e con l’età giusta verrebbero in mente le parole dello pseudo Trilussa apparse nel periodo bellico su un muro bombardato di Trastevere: “…stanchi de tanta luce volemo sta allo scuro… Natevene affanculo…”, con quel che segue. D’altronde l’itinerario politico di Giuseppi, una sorta di plotiniano circolare “itinerarium mentis in deum”, se nasce da un vaffanculo non può che tornare al vaffanculo originario.

Il furbo avvocato pugliese si avvia così, da illuminato e con il consenso dell’elevato, ad assumere il ruolo di capo politico dei 5 Stelle. Forse, non essendo nemmeno iscritto al Movimento, non potrebbe. Forse le regole stesse del Movimento non lo consentirebbero ma d’altronde, si sa, il vaffanculo non è stato mai solo: si accompagna sempre con il più disincantato “sti cazzi”; per cui se si è deciso così vale tutto. E se c’è da passare sopra a tutto quello che si è normato precedentemente “sti cazzi”.

Il “de reditu” di Giuseppi, parafrasando Rutilio Namaziano, sembra funzionale al ricollocamento del Movimento 5 Stelle in quel punto dello schieramento politico idoneo ad intercettare da una parte il voto meno “scalmanato” degli scontenti e dall’altra il voto dei moderati. L’operazione si gioca, come sempre, sulla comunicazione, sui simboli e non sui contenuti.

Il ritorno a casa di Giuseppi ha permesso la nascita del governo Draghi e su questo va fatta una riflessione di verità. La nascita del governo Draghi ha un nome e un cognome: è quello del Senatore Matteo Renzi contro il quale il suo ex partito (PD) e il Movimento 5 Stelle hanno ingaggiato, arroganti nei loro schiaccianti numeri parlamentari, un combattimento “sine missione”. E il Senatore di Scandicci con il suo esercito parlamentare “inferiore per uomini e mezzi” ha, contro ogni aspettativa, non solo resistito ma anche vinto. Certo non senza pagarne un prezzo ma, come nel rospo di Victor Hugo, pur “…con l’occhio strappato ed una zampa cionca, cincischiato, slogato, insanguinato non era morto.” Ed ha ammazzato politicamente i suoi avversari.

Naturalmente il reietto di tale narrazione è il Senatore Renzi che le “vedove di Giuseppi” vorrebbero consegnare alla damnatio memoriae, al San Benito perenne, alla geenna che accoglie i traditori e i tristi. Con la rabbia, non perfettamente dissimulata, nei confronti di Mattarella e di Draghi colpevoli di non aver “politicamente ucciso” il Senatore di Scandicci.

Narrazione suggestiva ma unilaterale in forma consolatoria. Va dato atto al Senatore Renzi di aver avuto una visione dell’Italia simile al rospo della lirica di Victor Hugo messo, per innocente sadismo, su un solco fangoso all’approssimarsi di un carro trainato da un asino per vederlo schiacciare: “…il carro passerà sul rospo; c’è più gusto così…”. Ove nell’innocente sadismo c’è tutta la cifra dell’incompetenza del governo di Giuseppi, una tragedia nella tragedia pandemica ed economica anche e soprattutto per la strutturale mancanza di esperienza e competenza nella gestione dei fondi europei vitali per l’Italia e nel carro, incolpevole strumento di morte, le regole europee di concessione e di erogazione dei finanziamenti.

E il Senatore di Scadicci che, continuando nell’esempio – e ce ne scuserà – nel ruolo dell’asino che tira il barroccio ha visto con lucidità il “rospo nel solco” e cioè il governo italiano sostanzialmente immobile paralizzato nell’incapacità di strutturare i piani necessari per l’ottenimento dei fondi da parte dell’Europa. E triste, curvo (per gli attacchi ricevuti) sopra un più tristo, stracco, rotto morto lo ha fiutato con la testa bassa. Le sue forze spente raccolse e irrigidendo aspre le corde sugli spellati muscoli, ed alzando il grave basto, e resistendo ai colpi del barrocciaio trasse con un secco scricchiolio, fuori, e deviò la ruota lasciando vivo dietro di lui quel gramo. Poi riprese la via sotto il randello.

Questa è la narrazione per quello che ho visto io. E le randellate politiche e giudiziarie nei confronti del Senatore Renzi mi sembrano vigliacche e irriconoscenti. Senza il Senatore Renzi non ci sarebbe, oggi, il governo Draghi e l’Italia, come il rospo, sarebbe finita schiacciata dal carro della propria incompetenza.

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