Alla Carta

E’ il presidente della Repubblica che scioglie le Camere. Ma non da solo

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Partiamo dal dettato costituzionale. L’art. 88 Cost. riconduce l’atto di scioglimento alla titolarità del Presidente della Repubblica. Solo il Capo dello Stato, infatti, «può» sciogliere le Camere osservando tre limiti: uno di natura sostanziale e due di natura procedurale.

Per quanto riguarda il limite sostanziale, il secondo comma dell’art. 88, come modificato dalla l. cost. n. 1 del 1991, dispone che il Presidente non possa sciogliere le Camere «negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura». Si tratta del c.d. “semestre bianco”, gli ultimi sei mesi di durata della presidenza, e la norma risponde alla necessità di evitare che un Presidente ambizioso e desideroso di essere rieletto, verificata la contrarietà del Parlamento, decida di scioglierlo perché spera in un esito elettorale a lui favorevole. Gli altri due limiti sono di natura procedurale. In primo luogo, il Capo dello Stato deve sentire i due Presidenti delle Camere prima di procedere a scioglimento. In secondo luogo, l’art. 89 Cost. dispone che ogni atto del Presidente della Repubblica non è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti che ne assumono la responsabilità, ovvero dal Presidente del Consiglio dei ministri ove si tratti di atti con valore legislativo.

E’ questo il punto. Se l’atto di scioglimento è atto complesso, “duumvirale”, in cui sono determinanti le due distinte volontà, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, allora, la controfirma di quest’ultimo non sarebbe un atto dovuto ma funge da reale contrappeso al potere del Capo dello Stato, ponendo su uno stesso livello le due volontà. Immaginare un decreto di scioglimento senza la controfirma del Presidente del Consiglio, quale atto “partecipato”, è fuori dalla lettera e dallo spirito della Costituzione. Lo scioglimento anticipato delle Camere non è, non può e non deve essere un atto unilaterale del Presidente della Repubblica.

Certo, quella riferita allo scioglimento quale atto “duumvirale”, che pone fine al contrasto tra (partiti della) maggioranza parlamentare e governo, contrasto talmente radicale da rendere impossibile la fiducia a un nuovo esecutivo, è la tesi che ha sicuramente maggiore forza ed è l’unica condizione realmente legittimante lo scioglimento. Le altre ipotesi, per quanto suggestive in punto di diritto costituzionale, mi appaiono come residuali. In tempo di maggioritario, di coalizioni elettorali che non sono più meri aggregati di partito ma soggetti politici autonomi, non si può sostenere che il Presidente della Repubblica debba essere, in caso di crisi di quel governo indicato dal corpo elettorale, il regista di un altro, nuovo, governo poiché l’obiettivo non è più far durare le Camere (in presenza di una qualsiasi maggioranza) ma far durare quel preciso governo.

Vedere, sia pure rapidamente, come funziona nei sistemi parlamentari in Europa può risultare senz’altro utile, anche al fine di interpretare meglio l’evoluzione dell’istituto dello scioglimento nel nostro ordinamento. Diciamo subito, allora, che la conclusione cui giungere, attraverso l’esame comparatistico, è quella che individua nello scioglimento uno strumento per il buon funzionamento del sistema parlamentare e che nella maggior parte degli ordinamenti tende a essere attratto in capo al primo ministro.

Certo, rimane, nella prevalenza dei casi, la distinzione fra titolarità formale dello scioglimento e titolarità sostanziale, con la prima affidata al Capo dello Stato e la seconda al Capo del governo; ma le possibilità che la titolarità formale possa espandersi e appropriarsi anche di quella sostanziale sono davvero ridotte al minimo, e salvo casi eccezionali. Pertanto, sulla scia di quanto da tempo verificatosi in Gran Bretagna, si è venuto ad affermare, nei sistemi parlamentari, un ruolo prevalente del Primo ministro, il quale chiede e ottiene lo scioglimento anticipato.

La titolarità sostanziale del Primo ministro, che può prescindere dai meccanismi maggioritari presenti in quel dato ordinamento, è riconducibile alla trasformazione della forma di governo parlamentare. Questa, infatti, si atteggia sempre più come forma di governo a legittimazione diretta, in quanto assume il corpo elettorale quale organo regolatore della forma di governo: sia nel momento iniziale dell’investitura del governo, attraverso un sostanziale automatismo di indirizzo fra voto popolare e elezione parlamentare del Primo ministro, sia nel momento finale in cui lo stesso Governo, per iniziativa del Primo ministro, decide di riportare al corpo elettorale, cioè alla fonte del potere che lo ha legittimato, la risoluzione del conflitto fra maggioranza e opposizione, ovvero fra partiti della stessa maggioranza, oppure con l’obiettivo di voler rinnovare un mandato ritenuto superato dagli eventi politici. Lo scioglimento, meglio la minaccia del ricorso allo stesso, può essere altresì adoperato come strumento deterrente al fine di ricondurre a disciplina parti minoritarie riottose di una maggioranza.

In conclusione, mi piace citare due classici della letteratura costituzionalistica. Walter Bagehot: «O il gabinetto riesce a legiferare, o scioglie l’assemblea. E’ una creatura che ha il potere di distruggere il proprio artefice»; Albert Venn Dicey: «Nessun costituzionalista moderno porrebbe in dubbio che l’autorità della Camera dei Comuni derivi dal suo essere rappresentativa della volontà della nazione, e che il principale obiettivo dello scioglimento sia l’accertamento della coincidenza tra volontà parlamentare e volontà della nazione».

 

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13 COMMENTS

  1. Lettera di una ex elettrice
    Lettera di una ex elettrice del PdL a Giorgio Napolitano. Grazie Presidente, ma per favore li mandi a casa. Non rappresentano chi li ha votati e offendono la democrazia.

    Grazie Presidente. Grazie per aver risposto che tutta la giustizia che serve è già nella costituzione. Grazie del buon senso che almeno Lei ci regala. Ne abbiamo bisogno. Che poi Berlusconi sia legittimato dagli elettori è una colossale bugia. La solita menzogna mediatica. E’ stato eletto, due anni fa, a larga maggioranza ma per una legge elettorale che è uno scippo alla democrazia, sulla base di un programma che comprendeva, fra l’altro, l’abolizione delle province e riduzione dei parlamentari, il federalismo, la riduzione delle tasse e riforma fiscale, la riforma della giustizia. Inoltre ha giurato sulla costituzione di servire il paese attenendosi alle leggi della repubblica ed, implicitamente, alle leggi morali e di decenza che la posizione impone. Da elettrice e cittadina non posso che constatare come tutto ciò sia stato completamente disatteso, come sia stata “violentata” la fiducia che gli ho consegnato, per perseguire interessi personali, calpestando inoltre la dignità e reputazione del paese. Non basta certo dire che chi ha vinto le elezioni è legittimato a governare se poi elude le promesse, umilia i principi, tradisce insomma gli elettori.
    Di riduzione dei parlamentari e delle province non se ne parla neppure. Fantascienza. La riforma fiscale e riduzione delle tasse ha portato all’abolizione dell’ICI per tutti. Faccio notare come tale provvedimento era già stato introdotto dal governo precedente per le prime case di fascia “bassa”, cioè più popolari. L’estensione a tutti implica che un attico a piazza Navona da diversi milioni di euro, accatastato come prima casa, sarà detassato come un monolocale piano terra ad Abbiategrasso. Il ricco risparmierà diverse migliaia di euro, il povero niente. Un colpo di propaganda, uno strano Robin Hood che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Un altro esemplare provvedimento in tema di tasse è stato lo scudo fiscale, l’ancora miracolosa, seppur non nuova, per gli evasori e tangentisti. E non ci dimentichiamo la depenalizzazione del falso in bilancio, autentica manna per la “cricca”. Se sono contraria a tutto ciò è forse giustizialismo? O sarà giustizia.
    Il federalismo non c’è. Si litiga senza concludere nulla e se si concluderà sarà più un “pastrocchio” per accontentare la lega che non un serio provvedimento. La riforma della giustizia avrebbe dovuto risolvere l’annoso problema della lunghezza dei processi, sanzionato più volte anche dall’Unione Europea. Mi sarei aspettata la separazione delle carriere, magari l’abolizione di un grado di giudizio, l’efficientamento del sistema, più risorse, supporti informatici migliori o qualcosa di simile. Ed invece il colpo di genio. Berlusconi ed il fido Alfano hanno pensato di abolire i processi e le intercettazioni. Io, egregio Presidente, un’idea migliore l’avrei. Aboliamo i reati. Rendiamo legale rubare, corrompere, prostituirsi, rendiamo legale la mafia così non avremo più processi ed il gioco è fatto. E perfino gli odiati magistrati saranno inutili. Tutto risolto, minimo sforzo massimo rendimento, tanto i cittadini sono consumatori e sudditi, non contano.
    E che dire poi dell’indegno comportamento morale e civile di una persona, evidentemente malata, che infanga la dignità del paese, danneggia il funzionamento del parlamento barricato com’è intorno ai problemi personali del premier piuttosto che a quelli reali del paese e dei cittadini. Una vergogna che non mi appartiene, benché lo abbia votato.
    E poi Presidente, avrà certamente notato come negli ultimi giorni sia scesa in piazza tanta gente, intellettuali, gente comune, donne, per ricordare a tutti che la misura è colma, che L’Italia di quelli che, come dice la Marcegaglia, si alzano alle sette, come me, si senta tradita, estranea, infinitamente distante da questo modo di pensare, di vivere, di immaginare il presente ed il futuro. Caro presidente, gli appelli non sono sufficienti, grazie, ma bisogna agire perchè mai come in questo periodo la democrazia e la coesione sociale sono in pericolo. Li mandi a casa, ci sollevi da questo rischio, Le siamo grati già da ora.
    Cordialmente
    Veronica F. Brescia.
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  2. Scioglimento delle Camere
    Scioglimento delle Camere
    Diceva l’impareggiabile Boskov, allenatore di calcio, che “rigore è quando arbitro fischia”, esprimendosi in un italiano sincopato, ma efficace e chiaro. E’ la decisione dell’arbitro che crea il diritto alla sanzione in modo indipendente dalla natura del fallo e dalla qualità del gioco.
    Recita la costituzione che il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. E’ la volontà del Presidente e di nessun altro che determina lo scioglimento. Egli ha la facoltà di firmare il decreto quando ritiene che esistano le condizioni per sciogliere le camere. Tale facoltà, ribadita nel secondo comma dell’art.88, è un atto politico.
    Un atto politico è facoltativo (può); se fosse un atto amministrativo sarebbe un obbligo (deve).
    La facoltà spetta soltanto al Presidente-arbitro, e non ad altri soggetti politici, altrimenti non sarebbe più una sua facoltà. Il Decreto quindi non può essere un atto complesso e la firma del Presidente del Consiglio, o di un ministro, serve soltanto a certificare che il decreto è l’espressione formale della facoltà del Presidente.
    Chiamare alla firma responsabile dell’atto di scioglimento, perché considerato un atto complesso, il tacchino alla vigilia di Natale sembra oltre che innaturale, anche illogico e stravagante
    Come l’arbitro sanziona il fallo con il rigore quando ritiene che il gioco sia stato bloccato con grave pregiudizio per il risultato della partita, così il Presidente sanziona con lo scioglimento il conclamato stato di interruzione o di inefficienza del lavoro legislativo delle Camere.
    Da non confondere con l’inefficacia dell’esecutivo, che risponde soltanto al giudizio delle Camere (art.94). Il Presidente può sanzionare l’organo legislativo, e quindi anche una delle Camere, ma non l’attività del Governo, di cui per la sua irresponsabilità (art. 90) non può essere tutore o vigilante. Tanto è vero che anche dopo lo scioglimento delle Camere il Governo continua la sua attività, a cui il Presidente non può far mancare la firma sui decreti necessari alla funzione esecutiva, come quelli che regolano le elezioni, per esempio.
    Così come in tutte le umane vicende, i soggetti nell’esercizio di una facoltà possono sbagliare, in buona fede o maliziosamente.
    Può sbagliare l’arbitro nel concedere il rigore o il Presidente nel ritenere che la situazione dell’attività legislativa sia da sanzionare. Ma la decisione nell’uno e nell’altro caso è irrevocabile e inappellabile.
    La costituzione non prevede regole che definiscano le procedure e i casi possibili di scioglimento. Affida al “può” presidenziale la possibile decisione ed è un’eccezionale facoltà concessa ad un organo irresponsabile.
    Non esiste alcuna procedura che possa essere innestata per contrastare la facoltà presidenziale.
    Né il parere contrario dei deputati e senatori può avere valenza giuridica e politica. Sarebbe un’assurda e contraddittoria opinione incompatibile con la facoltà del presidente. Oltre che un chiaro conflitto di interessi.
    La favola che il presidente, quale custode della costituzione, debba esperire tutti i tentativi di formare un governo che possa guadagnarsi la fiducia del parlamento, prima di deciderne lo scioglimento è priva di fondamento giuridico e politico.
    La facoltà di scioglimento è connessa e associata all’attività legislativa delle Camere e soltanto in seconda linea alla impossibilità di assicurare la fiducia ad un governo.
    Le Camere possono legiferare anche contro il parere o in assenza del consenso del governo.
    Il Presidente è in sintesi il custode delle procedure costituzionali, ma non può intervenire nel merito legislativo. Interviene nella formazione del governo soltanto in presenza di una crisi concedendo l’incarico di Presidente del consiglio alla personalità che presumibilmente potrà ottenere, insieme al governo, la fiducia delle Camere, senza intervenire sui programmi politici e sulle proposte legislative.
    D’altra parte il presidente non può essere il custode di una costituzione che prevede la sua messa in stato di accusa dal Parlamento che lo ha eletto (art.90). Sarebbe un strano custode un presidente soggetto ad un possibile provvedimento per violazione della costituzione che deve custodire.
    E questa è una facoltà concessa proprio al parlamento che il presidente ha facoltà di sciogliere quando l’attività parlamentare degenera.
    Non è il caso di immaginare un decreto di scioglimento durante la procedura di messa in stato d’accusa. O viceversa immaginare che il parlamento adotti la procedura dello stato di accusa quando stia per essere sciolto.
    La sintesi delle norme della Costituzione portano a credere ragionevolmente che il Presidente della Repubblica possa esercitare in piena solitudine la sua facoltà di scioglimento delle Camere, senza che alcun soggetto politico possa obbiettare, ma che l’esercizio della sua facoltà debba essere adottata quando il suo intervento sia obbiettivamente improcrastinabile.

  3. Silvio, salvaci dai nuovi
    Silvio, salvaci dai nuovi agenti del KGB che minacciano, spiano in casa e financo nel gabinetto, perquisiscono corporalmente, pongono alla gogna, divulgano apposta segreti istruttori al fine di distruggere col fango e mettono in galera o mandano in esilio tutti quelli che ostacolano la sinistra. Salvaci dai nuovi agenti del KGB che hanno già pronti i faldoni per il prossimo premier, da tirare fuori all’occorrenza, cioè se oserà contrastare loro o la loro protetta sinistra. (Per questo Fini, che ha capito chi comanda davvero in Italia, mima la sinistra e manda messaggi leccatoghe: con lui premier i loro privilegi e poteri, soprattutto quello di decidere chi deve fare il premier, saranno conservati, anzi, potenziati). Salvaci dai nuovi agenti del KGB che non indagano sui truffatori e i rapinatori e gli spacciatori e gli stupratori ma liberano assassini dopo pochi giorni di galera e ingabbiano la vittima che si è difesa e spendono miliardi per rovesciare il voto popolare con accuse risibili e irrilevanti. Accuse di fatti che non avrebbero mai neanche preso in considerazione se a compierli fosse stato uno di sinistra (e così, infatti, è stato molte volte). Salvaci dai nuovi agenti del KGB che, durante tangentopoli, colpevolmente non hanno mai indagato sulle nefandezze della sinistra sua protetta, nè colpevolmente hanno mai indagato contro qualunque delinquente purchè suo sodale (Prodi fu responsabile di maneggi poco chiari, sui quali sarebbe stato obbligo indagare, perchè con essi favorì i suoi amici banchieri e altri potenti come De Benedetti. Su di lui non inquisì mai nessuno e anzi, i nuovi agenti del KGB provvidero a minacciare e far trasferire chi aveva iniziato le indagini). Salvaci da questa marmaglia che davvero ci rende un paese sudamericano e indegno del viveve civile. Siamo con te, resisti!

  4. per l’anonimo monotono
    Caro anonimo 15/02/11 18:18 Lei ha già scritto lo stesso commento tale quale il 14/02/11 18:11: ripeto tale quale quanto ho scritto: Non credo per nulla che Lei sia una ex elettrice PDL di Brescia ma, invece, un agit-prop che vuole incensare l’ideologia comunista. Dovrebbe leggere Revolution and Counter-revolution di Plinio Correa de Oliveira per trovare un suo calzante identikit, praticamente lo stesso di Napolitano: the slow-speed revolutionary who has counter-revolutionaty cloths, ovvero un sostanziale rivoluzionario che opera nell’ombra con modi aristocratici.

  5. @ Prof. Maloberti
    Esimio Professore, non perda tempo e energie a rispondere alle idiozie di certi poveretti meschini. Essi non meritano nemmeno un secondo del suo e nostro tempo. Ignorare sempre i loro conati di odio e cretinismo è la cosa migliore anche per il loro bene. Essi provocano per essere un minimo considerati, e amano quando qualcuno si occupa di loro, fosse anche per insultarli, perchè nella vita quotidiana non sono mai considerati da nessuno. Sono persone frustrate, sole e fallite, solite all’odio e alla denigrazione preconcetta dell’avversario, che obbediscono ciecamente al diktat del Maoismo o del post comunismo o che credono faccia fino odiare l’avversario, come De Gregorio, Padellaro, Boccassini e Scalfaro comandano. Gente cui deve andare la nostra pietà umana ma mai il nostro tempo e la nostra considerazione, per loro un onore davvero troppo grande. Saluti.

  6. alla FALSA elettrice del PDL
    Non occorre che dimostriate di essere tanto falsi da fingervi ex elettori del PDL; che avete tante facce quante ne occorre per prendere con ogni mezzo (anche il più sudicio) la poltrona di premier si capisce comunque benissimo. In ogni caso sto al gioco e le chiedo: Signora, cosa ha detto a suo figlio quando ha studiato Pasolini?? Le ha raccontato che ADESCAVA MINORENNI poveri e affamati e gli pagava con una cena (pensi quanto era generoso!!!) per portarseli a letto???????E di questo, lei e la professoressa di suo figlio (tutte e due in piazza contro Berlusconi) vi siete MAI scandalizzate almeno un pochino????????????????????

  7. Domanda alle anime belle
    Ma Karajan, De Sica, Gassman, Albertazzi, Chaplin, Strelher e tanti altri vecchi pluri ottantenni che fanno tuttora e hanno fatto sesso fino a oltre 80 anni, erano malati anche loro, o no? E se no, perchè LORO NO????????

  8. Berlusconi vs Polanski
    Mi chiedo come mai, per tutti questi neomoralisti sempiternamente indignati, lo stupro di minorenne – età 13 anni – compiuto da Roman Polanski sia una cosa da niente (tanto da difenderlo in ogni sede, giustificandolo, sminuendo il fatto, accusando la ‘vittima’ di mentire in modo strumentale, parlando di accanimento giudiziario, di bigotteria, ecc) mentre il presunto rapporto sessuale consenziente tra Silvio Berlusconi e la minorenne Ruby – età 17, sembra – sia da condannare con ferocia e fermezza. Forse perchè il primo è un regista (pardon, ‘artista’) liberal e quindi ‘di casa’, mentre il secondo è i maggiore esponente politico della fazione avversa? Curioso, però, da chi professa la superemazia dell’espressione “La legge è uguale per tutti”; si vede che, come per i maiali di Orwell, deve esserci qualcuno per cui la Legge è più uguale (o ‘meno’ unguale, a scelta) che per altri.

  9. BERLUSCONI IN PRIGIONE
    Ringraziano Sentitamente: 1): i giudici (“chiunque altro abbia voglia di toccare i privilegi delle toghe stia attento: vedete la fine che fa chi osa tanto e chi è che comanda davvero in Italia”); 2): i fancazzisti di ogni ordine e grado (“già Brunetta ci aveva fatto girare i cogliomberi: ora ci mancava pure il federalismo”); 3): gli amministratori incapaci e spreconi (idem); 4): Tutti i paesi dell’eurozona (“pil italiano in crescita e Berlusconi con Bossi stavolta fanno le riforme davvero, ora che non hanno più Casini e Fini a impedirglielo con tutte le loro forze. L’ Italia è un concorrente temibile, meno male hanno fatto cadere il governo!”); 5): TUTTI I CLANDESTINI MAGREBINI e DI TUTTO IL MONDO RINGRAZIANO PIU’ DI TUTTI (“MENO MALE E’ CADUTO IL GOVERNO!!!! Maroni ci respingeva…invece ora torna Amato e ci viene a prendere in Africa direttamente! Fini e Bersani ci fanno votare e noi daremo tutti i nostri voti al PD. W Le Procure!”). Un pò meno contenti, sicuramente, chi ha 4 soldi in banca, perchè Bersani glieli rapinerà immediatamente per continuare a pagare gli stipendi ai VENTIMILA impiegati del comune di Palermo. Poco contenta anche la Chiesa, quando si accorgerà che era meglio un Premier lussurioso piuttosto che chi acconsentirà alle nozze gay, all’eutanasia e gli farò pagare l’ICI anche per la Cappella Sistina (deve contentare Vendola, no?). Ma che vuoi che sia tutto questo, di fronte alla soddisfazione di vedere quel libertino di Berlusconi in prigione?

  10. Sulla via di Damasco
    @ex elettrice. La legge elettorale “scippo della democrazia” è stata varata alla fine della legislatura 2001-2006. La “riduzione del numero dei parlamentari” era prevista dalla legge sulla devolution approvata dal Governo Berlusconi a fine legislatura 2001-2006 e successivamente abrogata da un referendum popolare suicida tenutosi nel giugno dello stesso anno. Quali sono, esattamente, queste “implicite leggi morali e di decenza”. Girare con una bandana in testa dopo una operazione tricologica è decente? Fare le corna al ministro degli esteri spagnolo è decente? Accadde tutto nel periodo 2001-2006. Berlusconi persegue “interessi personali” invece di fare i nostri? Di conflitto di interessi si parla da sempre (1994). Togliendo l’ICI “ruba ai poveri per dare ai ricchi”. Perché? Eventualmente “detassa, insieme, i poveri ed i ricchi”. In ogni caso, le modalità di eliminazione dell’ICI erano chiaramente esposte nel programma elettorale 2006 e 2008. La depenalizzazione del falso in bilancio risale al 2001. La separazione delle carriere: a fine ottobre 2006 i giudici avrebbero dovuto dichiarare a quale tipo di carriera erano interessati (legge Castelli – Governo Berlusconi 2001-2006). Mastella (governo Prodi) congelò il provvedimento. “Abolizione di un grado di giudizio”? Ma è impazzita? E poi si lamenta che Berlusconi vuole togliere di mezzo i processi? In ogni caso, può, cortesemente, indicare a quale pagina del programma 2008 si trova questa rivoluzionaria norma? La “regolamentazioni delle intercettazioni” faceva parte del programma 2008. Persona “evidentemente malata”? Apprezzare le donne è un evidente segno di malattia? Da quando? Chi glielo ha detto? Marrazzo? Vendola? Gentile ex elettrice, prima di interpellare Napolitano, che qualche problemino di equilibrio ce l’ha eccome, interpelli sé stessa e si chieda, seriamente, perché ha votato Berlusconi, dato che tutto ciò di cui si lamenta era già chiaro a tutti da ben prima dell’aprile 2008. Cosa le è successo nel frattempo? Stava galoppando, per caso, sulla via di Damasco?

  11. Ancora si scrive di
    Ancora si scrive di depenalizzzione del reato di falso in bilancio: Come mai ancora si celebrano processi per tale reato? Non si applica più il principio che in caso di ius superveniens , si applica la nuova legge anche per reati sommessi antecedentemente?

  12. Mettiamo il caso che un
    Mettiamo il caso che un governo incompetente con una maggioranza solida stia portando il paese al fallimento. Casse vuote e tracollo finanziario e ciò nonostante il governo non si dimette e continua con le sue politiche, il paese va sempre peggio. Il Presidente della Repubblica in quel caso può sciogliere le camere e mandarci a votare?

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