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E’ il primo giorno di scuola, auguriamo ai nostri figli di sentirsi liberi di imparare

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Ieri ho accompagnato i miei figli a scuola: anche per l’Abruzzo è suonata la campanella del primo giorno di scuola. Una campanella che quest’anno ha un grande valore simbolico. Sarà un anno significativo. Per la scuola come specchio della società. E quella campanella, ho pensato, è suonata ad indicare qualcosa di più dell’inizio di una lezione.

Tanti bimbi, ragazzi, varcano quei cancelli pieni di speranza e di fiducia. Varcano quei cancelli per costruire il proprio futuro. Una responsabilità, quella educativa, che però inizia dalla famiglia e che nella scuola continua e si completa. Una responsabilità, dunque, di cui ognuno di noi deve sentirsi parte in causa.

Qualche giorno fa ho letto un interessante articolo di Roger Abravanel, il quale ha descritto una scuola dove gli insegnanti sono scelti in base al merito. E ho riflettuto che in realtà sono tanti gli insegnanti che “meritano”, perché amano davvero e fortemente il proprio lavoro.

Ed è per questo che senza timori la questione del merito deve ancora una volta essere riportata  al centro. Del resto i dati suggeriti dallo stesso Abravanel ci confermano che i Paesi a più alta meritocrazia non solo sono davanti al nostro. Ma sono quelli in cui la qualità della vita è migliore, sotto molteplici aspetti.

Ed il punto di partenza è sempre lo stesso: una scuola migliore, famiglie più consapevoli, una società più aperta. A questo ci ha richiamati quella campanella. Una responsabilità che tutti dobbiamo condividere.

Quello che sta succedendo intorno a noi – non solo al livello economico, ma anche sociale e culturale - ci richiama a questa responsabilità. Dobbiamo costruire un futuro migliore per  le giovani generazioni; ma dobbiamo anche costruire giovani generazioni capaci di sfidare il futuro. Questo è il primo insegnamento. E per riuscirci bisogna puntare non sui talenti ma sul talento.

Il talento è un dono che ognuno di noi possiede. Ognuno di noi ha la potenzialità per essere un talento. Perché a misurarlo non è certo il titolo, il discusso “pezzo di carta”, ma è la passione con cui si vive ogni esperienza. E’ la volontà di fare ogni cosa al meglio.

Ecco, credo sia questo il ruolo che la scuola, le strutture di educazione e formazione in generale, devono recuperare. Devono saper valorizzare i giovani, tirare fuori da ognuno risorse e potenzialità, evitando che ci si perda per strada, vinti dalla sfiducia in se stessi e nella società. Accecati dal mito dell’eccellenza rischiamo che l’intero sistema scolastico si trasformi in un meccanismo sterile per formare e selezionare gli studenti presumibilmente migliori, quelli destinati a vincere la competizione con i loro coetanei ed entrare nelle università più prestigiose, ad accedere alle professioni più ambite. Non credo sia questo il giusto modo di ricercare l’eccellenza. Credo piuttosto che l’eccellenza derivi da un desiderio libero di conoscere e imparare. E la scuola deve fornire i mezzi per seguire questa naturale inclinazione.

Così ho guardato di nuovo i miei figli varcare il cancello ed ho capito cosa augurare loro, nel primo giorno di scuola: di sentirsi motivati, curiosi di esplorare, rischiare, sbagliare e correggersi. Di sentirsi liberi e di trovare insegnanti capaci di accettare questa sfida. Perché la libertà implica un rischio che può fare paura. Ma che vale la pena accettare.

Federica Chiavaroli

Consigliere regionale PDL

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