E’ la politica che porta le materie prime alle stelle
04 Gennaio 2008
Le determinanti dell’aumento del prezzo del
petrolio (e delle altre materie prime) non sono tecniche e per molti aspetti
non sono neanche economiche. Sono politiche. Così come sono politiche le cause
della povertà e delle carestie: lo dimostrò poco più di un quarto di secolo fa,
il Premio Nobel Amartya Sen in un libro in cui spiegava le ragioni della
mancanza di cibo che periodicamente assaliva il Bengala.
Sotto il profilo
tecnico ed economico, i prezzi del petrolio (e delle altre materie prime)
potrebbero essere molto più contenuti dei livelli raggiunti in questi giorni.
Nonostante la rapida crescita della produzione manifatturiera e dei consumi di
Cina, India ed altri Paesi dell’Asia (nonché dell’America Latina). E nonostante
politiche energetiche in alcuni Paesi ad alto reddito (Italia, in primo luogo)
che non hanno dato la priorità alla diversificazione e dipendono, pure solo per
sopravvivere, dall’oro nero e da altri prodotti di base.
Veniamo in
primo luogo ad alcuni dati. Le quotazioni del greggio hanno quasi toccato e
superato il record, in termini reali, toccato nell’Aprile 1982 (102 dollari Usa
al barile a prezzi e tassi di cambio di oggi), dopo la seconda crisi
petrolifera e la rivoluzione in Iran.
L’indice aggregato delle quotazioni delle
materie prime computato dal settimanale “The Economist” è più del doppio di
quanto segnato nel 2000. Negli ultimi 12 mesi, i prezzi dell’oro sono cresciuti
del 30%, quelli del petrolio del 60% circa.
Senza
dubbio, mentre gli shock petroliferi degli Anni 70 ed 80 sono stati causati da
improvvise riduzioni dell’offerta, oggi l’incremento delle quotazioni è stato
progressivo e spinto in buona misura dalla domanda: la sola Cina ha raddoppiato
i suoi consumi di petrolio rispetto al novembre 2001 (quando a New York il greggio
costava meno di 17 dollari al barile, a prezzi e tassi di cambio correnti).
Il
deprezzamento del valore internazionale del dollaro Usa ha anche contribuito al
fenomeno perché per operatori al di fuori degli Usa diventava conveniente
comprare petrolio in euro ed utilizzarlo come una paratia contro l’inflazione.
Per
significative che siano queste determinanti, esse sono meno importanti di
quelle puramente politiche. Sia nei Paesi produttori sia in quelli
consumatori.
Nei primi le quotazioni relativamente basse negli Anni 90 ed
all’inizio di questo secolo hanno inciso negativamente sulla miopia e dei
Governi e degli operatori. Sono diminuiti gli investimenti, specialmente quelli
in nuove tecnologie di ricerca di giacimenti e di estrazione; sono state chiuse
aziende dell’indotto (quali quelli produttrici di piattaforme e di
perforatrici); si è frenata la formazione di ingegneri petroliferi; si sono
bloccati anche i programmi di aumento della raffinazioni. Oggi si vorrebbe
ampliare l’offerta ma venti anni di politiche errate non lo rendono fattibile
in tempi relativamente brevi.
Ancora
peggio le politiche dei Paesi consumatori: si è ipotizzato che i prezzi
relativamente bassi e l’offerta abbastanza abbondante durassero per sempre e ci
si baloccati con energie alternative da burletta (eolico, solare) invece di
diversificare verso il nucleare e , nel contempo, contenere la crescita dei
consumi.
Ad aggravare
il quadro è ancora una volta la politica: l’output aumenterebbe rapidamente se
le multinazionali con la necessaria capacità tecnica (Exxon, Mobil, Shell ed
anche la nostra Eni) avessero accesso al potenziale della Russia, del
Venezuela, dell’Iran, dell’Ecuador, del Kazkhastan e via discorrendo. Gli
impedimenti non sono tecnici od economici ma puramente politici.
In attesa di
uno soluzione politica (che non è all’orizzonte) non c’è alternativa che
l’individuazione nel medio termine di fonti alternative di energia. Insegnando
nel frattempo a tutti la virtù della frugalità.
Galati G., Wooldridge Ph “The Euro
as a Reserve Currency: A Challenge to the Pre-Eminence of the US Dollar?” BIS
Working Paper No. 218
International Energy Agency “World Energy
Outlook 2006” OECD, 2006
Mileva E. Oil
Market Structure, Network Effects and the Choice of Currency
for Oil Invoicing” ECB Occasional Paper No. 77
Sen A. Poverty and Famines: An Essay on
Entitlement and Deprivation, Oxford
Claredon Press 1982
