E ora ad Alitalia non resta che aspettare Air France

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E ora ad Alitalia non resta che aspettare Air France

21 Febbraio 2008

Alle 20 e qualche minuto (quindi a mercati chiusi) del 20 febbraio un laconico comunicato ha informato che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da AirOne per la sospensiva della trattativa in esclusiva tra Air France-Klm e Alitalia. La decisione è stata presa al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore, seguita all’udienza svoltasi nel pomeriggio.

Nonostante da settimane giungessero dichiarazioni ottimistiche tanto dal patron di AirOne , l’imprenditore abruzzese Carlo Toto, quanto dalle banche e dai fondi (nonché gli altri imprenditori) che si erano mostrati disponibili ad affiancarlo nell’intrapresa, da qualche giorno si respirava aria di un responso negativo al marchingegno giuridico che avrebbe  potuto riaprire i giochi e frenare la trattativa tra Alitalia ed AirFrance-Klm , rimettendo in pista APHolding,, la finanziaria controllata da Toto. In primo luogo, il 17 febbraio, il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ha effettuato un’apertura a AirFrance-Klm proprio nel corso di una manifestazione in quello che sarebbe dovuto essere l’”hub”: “Alitalia vada a AirFrance-Klm purché si salvi Malpensa”. In seondo luogo, il 18 febbraio Alitalia ha annunciato che avrebbe tagliato altri voli dallo scalo spostando decine di collegamenti a Linate ed a Fiumicino: in breve, l’aeroporto nei pressi di Busto Arsizio, dopo avere perso 13 strategici voli intercontinentali, resterebbe collegato soltanto a nove città della Penisola (Treviso, Venezia, Firenze, Pisa, Roma, Napoli, Brindisi, Palermo e Catania). In terzo luogo – e questo era il segnale più eloquente – il 19 febbraio, alla vigilia, dunque, dell’udienza al Tar, un emendamento del Governo alla ddl di conversione in legge del decreto Milleproroghe prevede la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti che finiranno in esubero, ad un costo complessivo, a carico dei contribuenti, per 255 milioni di euro.

Ove ciò non bastasse, articoli su “IlSole-24Ore”, quotidiano che riflette gli umori della “business community” italiana; ponevano l’accento sulla fragilità finanziaria ed industriale di AirOne – quasi a voler dire che un’eventuale fusione con Alitalia avrebbe prodotto un’azienda al limite del collasso ma “too big to fail” , e tale dunque da imporre intervento pubblico per diversi anni ove non per sempre. I dati presentati dal quotidiano milanese non sono mai stati nettamente e totalmente smentiti anche se i portavoce di AirOne hanno sottolineato che la loro presentazione includeva distorsioni e forzature.

In breve, la possibilità di cassa integrazione completa un quadro coerente con la decisione Alitalia di ridurre i voli da Malpensa e dall’atteggiamento più morbido del leader della Lega Nord nei confronti di AirFrance-Klm. Tutti segnali che il Tar non avrebbe riaperto i giochi. Interessante la motivazione con la quale si respinge la sospensiva (alla trattativa in corso tra Alitalia e AirFrance-Klm) richiesta da AirOne. Nell’ordinanza siglata dal presidente della III Sezione, Stefano Baccarini e dall’estensore Domenico Lundini, si motiva il respingimento dell’istanza cautelare poiché “non sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, sia per la carenza di elementi di irreparabilità del danno, sia per la mancanza di ‘fumus boni iuris'”. AirOne ha annunciato un ricorso al Consiglio di Stato. A Palazzo Spada vige naturalmente il riserbo, ma, nei suoi corridoi, a chi pone domande si risponde con un’alzata di braccia ed occhiate intensi agli affreschi sul soffitto. Come dire che se il ricorso mai arriverà si tratterà di una perdita di tempo per tutti. Tanto netta e chiara è la motivazione del Tar. Questi gli aspetti salienti “in punta di diritto”.

Sotto il profilo economico, il dato principale è che la prosecuzione della trattativa esclusiva con AirFrance-Klm allontana (speriamo per sempre) lo spettro del fallimento di Alitalia e promette la nascita di un “campione europeo” con le carte per diventare “campione internazionale”; tale “campione” avrebbe azionisti anche italiani. Sempre sotto il profilo economico resta il nodo di Malpensa . Per mal programmata che sia stata, l’infrastruttura ormai esiste, si stanno prendendo misure per migliorarne il funzionamento (ad esempio, tempo di attesa per i bagagli) e per accorciare la durata dei collegamento con Milano. Non è interesse di nessuno trattarla, contabilmente, come un “sunk cost” (costo da accantonarsi poiché “chi ha dato, ha dato; chi ha avuto, ha avuto”, come dice una canzone napoletana). Occorrerà studiare con cura la sua utilizzazione riorganizzando al meglio l’insieme degli aeroporti dell’Italia settentrionali: si possono trarre lezioni utili dalle analisi effettuate, a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, per riorganizzare gli aeroporti nel Nord Europa (pur sotto la competenza amministrativa di diversi Stati).

Siamo, però, in campagna elettorale . Dunque, occorre esaminare anche “the politics” (gli aspetti puramente politici) della decisione del Tar. Il fatto che sia stata preceduta da aperture della Lega Nord ad Alitalia, dalla concessione della cassa integrazione straordinaria, da una serie di articoli su un’importante testata vuole dire che ormai il mondo della politica non prende più in nessuna considerazione il tentativo di AirOne. A sinistra vige la proprietà transitiva: gli amici dei miei avversari sono i miei avversari. Nota la dimestichezza tra Carlo Toto e Romano Prodi, non ci si poteva aspettare altro dal buonista Walter Veltroni. Quel che resta del centro è alle prese con travagli complicati tra rose e scudi. Nel PdL , Silvio Berlusconi ha alzato la voce in difesa dell’”italianità” della compagnia: un’interpretazione potrebbe essere quella secondo cui la partecipazione azionaria del Tesoro e di investitori italiani alla nuova azienda (risultato della fusione) ed una voce del CdA potrebbero assicurare tale requisito. Alla luce del “buco annunciato” – 8-12 miliardi da racimolare in giugno per fare fronte all’eredità di Prodi (e del compatto che oggi propone Veltroni- non ci sono mezzi finanziari per salvataggi. Quindi (ed in tal modo si deve leggere l’invito di Umberto Bossi) più utile e più promettente destinare la risorsa più scarsa – il tempo- per riprogrammare gli scali del Nord (e alimentare così Malpensa).