Home News E’ ora di cambiare marcia

E’ ora di cambiare marcia

0
55

In un articolo dello scorso 5 dicembre veniva affrontato, in termini generali, la questione del trasporto terrestre in Italia, incentrando la discussione sul rapporto tra strada e ferrovia.

L’obiettivo era di fornire un primo stimolo all’apertura di un dibattito incentrato sulla necessità di risolvere gli enormi squilibri attualmente esistenti nel modo dei trasporti, e quindi sull’immediato bisogno di porre mano, in modo organico, ad un settore schiacciato dalla sua stessa personalità. Magari con la sottesa speranza che le difficoltà all’orizzonte possano essere risolte senza “strappi” sociali eccessivamente costosi per l’intera collettività.

Le recenti agitazioni degli autotrasportatori sembrano anticipare le cose e forzare la mano verso una definitiva presa di posizione da parte di un governo finora abbastanza debole sul piano delle scelte strutturali, cioè di quelle decisioni che implicano cambiamenti significativi per una parte sostanziale del nostro sistema economico. Non è il caso di sviolinare, almeno per il momento, statistiche di settore, più corretto è invece fornire alcune indicazioni di fondo, per evitare che le singoli parti finiscano per consumersi in accuse reciproche senza guardare ai problemi reali, quelli sui quali bisogna lavorare di comune accordo. Infatti, la responsabilità di quanto accaduto in questi giorni è diffusa, e tocca ciascuna parte coinvolta nella difficile risoluzione dei problemi che attanagliano il trasporto su strada.

In primis il governo, che invece di perdere tempo con una finta liberalizzazione come quella dei tassisti, avrebbe dovuto predisporre e comunicare una politica generale dei trasporti evidenziandone le motivazioni e gli effetti che si intendono perseguire.

Un difetto di comunicazione che ha caratterizzato anche il recente dibattito sul collegamento ferroviario Torino – Lione, affrontato in modo diametralmente opposto oltre i confini nazionali.

D’altra parte gli autotrasportatori dovrebbero essere consapevoli che certe condizioni di privilegio non possono durare all’infinto e che prima o poi, o per l’azione dei mercati, o per via di altre forze, certi equilibri saranno necessariamente aggrediti, anche perché il servizio di trasporto produce effetti pervasivi su molteplici aspetti della vita sociale ed è impensabile che la quasi totalità delle merci venga movimentata solo attraverso un autotrasporto composto per lo più da imprese atomistiche. Si è di fronte ad un bivio che impone alla classe dirigente di scoprire le carte in tavola, se ne ha; e che sappia lavorare su un problema che in Italia è difficile da gestire e che riguarda la modifica dei diritti acquisiti. Alcuni privilegi vanno rivisti, ma va anche fornita una soluzione alternativa che dia la possibilità a chi vede modificare tali privilegi, di optare per soluzioni alternative, non necessariamente peggiori rispetto allo status quo. Questo tipo di attività è estremamente complessa, richiede enorme sensibilità sia sul piano sociale e industriale, e non può essere risolta in tempi brevi.

Ecco perché la preoccupazione maggiore è che alla fine si finisca per ricercare soluzioni prive di sostanza economica e tali da non accontentare nessuno. E’ veramente giunto il momento di cambiare marcia.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here