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In tempi di crisi

E se il Tfr servisse per pagare il mutuo?

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Il trattamento di fine rapporto è servito, per decenni, al duplice obiettivo di costringere “paternalisticamente” i lavoratori ad accantonare parte della propria retribuzione (poco meno di una mensilità) e di finanziare le aziende a tassi inferiori a quelli del mercato del credito. Dal 2007, i lavoratori possono decidere di destinare il Tfr anche a forme di previdenza complementare; in alternativa, possono lasciarlo in azienda, se questa non supera i 50 addetti, o, se dipendenti di aziende più grandi, buttarlo nel calderone dell’Inps, avendone in cambio un interesse annuo garantito e stabilito per legge.

Nonostante le affermazioni trionfanti e irresponsabili della sinistra antagonista e antimercato (“E’ finita la stagione dei fondi pensione!” esulta Cremaschi della Fiom), i fondi pensione stanno dimostrando una rispettabile tenuta rispetto alla crisi finanziaria globale: perdono, ma perdono poco. I loro rendimenti – è vero – sono oggi inferiori a quelli garantiti “dallo Stato” ai lavoratori che hanno lasciato il Tfr in azienda o presso l’Inps, ma l’ orizzonte temporale di un investimento previdenziale va calcolato in decenni, non in trimestri, e nel lungo periodo i rendimenti dei fondi pensione saranno con ogni probabilità superiori a quelli assicurati dalle aziende o dall’Inps.

Ciò detto, un errore compiuto negli anni passati è stato quello di “spacciare” la possibilità di conferire il Tfr ai fondi pensione come il “decollo” della previdenza complementare. In realtà, perché questa possa davvero svilupparsi (e ovviare alle minori prestazioni che la previdenza pubblica potrà in futuro garantire), è opportuno che ad essa venga affidata una quota dell’ammontare complessivo dei contributi obbligatori, consentendo forme di parziale e progressivo opting-out dal sistema previdenziale pubblico.

Da questo punto di vista, il Tfr va visto per ciò che è: un buono strumento previdenziale, non “lo” strumento. E nessuno dovrebbe scandalizzarsi, allora, se si consentisse ai lavoratori di utilizzare il Tfr maturando non solo per la previdenza complementare, ma anche per pagare la rata del mutuo per la prima casa. A ben guardare, già oggi è possibile per i lavoratori richiedere l’anticipazione del 70 per cento dello stock di Tfr accumulato negli anni per l’acquisto della prima casa. Ma l’opzione è esercitabile solo dopo otto anni di lavoro, è soggetta ad un limite massimo di richieste per ciascuna azienda ed è di scarso aiuto per i giovani lavoratori che comprano casa. Molto più utile, pertanto, sarebbe la possibilità di destinare al pagamento del mutuo il Tfr maturando. Come propongono Benedetto Della Vedova e Giuliano Cazzola.

“Negli ultimi mesi – ha spiegato Della Vedova – emerge una crescente fatica a far fronte all’onere del mutuo”. La misura, secondo l’esponente liberale del Pdl, potrebbe essere "un utile strumento per rispondere alle esigenze di una fascia crescente di popolazione italiana. Vi sarebbero effetti significativi per i bilanci delle famiglie, che in media potrebbero coprire con il Tfr un terzo della rata mensile.”

I pignoramenti immobiliari sono in costante crescita anche in Italia: il Sole 24 ore di domenica scorsa riportava dati preoccupanti, aumenti compresi tra il 20 e il 30 per cento nei maggiori centri urbani e una situazione in costante peggioramento in tutto il Paese. In questo quadro, la possibilità di destinare il Tfr al pagamento di un mutuo farebbe la differenza tra il perdere e il conservare un immobile gravato da un’ipoteca. In cambio si avrebbero meno prestazioni previdenziali future? Sì, ma in Italia, più che in altri paesi, l’acquisto della prima casa ha da sempre finalità previdenziali. E non è un reato confidare nella libertà delle persone di scegliere come “proteggere” il proprio futuro.

Per le casse dello Stato, il costo (il minor gettito dovuto alle deduzioni Ires e ai minori oneri sociali da riconoscere alle aziende che perdono il Tfr dei lavoratori) sarebbe modesto: meno di 40 milioni di euro per ogni milione di lavoratori che scegliesse questo nuovo uso del Tfr. Insomma, qualche ora di sprechi nella sanità campana, per far quadrare i bilanci di centinaia di migliaia di famiglie.

Sono molte le vie con cui lo Stato può intervenire in questa crisi per alleviare la difficoltà dei più deboli: alcune criticabili, altre positive. Tra le prime, non si può purtroppo tacere dei 50 milioni di euro stanziati dal ministro Zaia per acquistare e devolvere in beneficienza 200mila forme di parmigiano reggiano e di grana padano (con l’esplicito obiettivo di sussidiarne il prezzo). Un danno per l'erario, senza reali benefici per l'economia. Le seconde sono quelle che meglio consentono agli individui e alle famiglie di affrontare la crisi con le proprie risorse: ad esempio, come suggerisce la proposta di Cazzola e Della Vedova, destinando il Tfr maturando al pagamento del mutuo sulla prima casa. Un utile suggerimento, di cui Tremonti farebbe bene a tener conto.

 

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2 COMMENTS

  1. risposta tfr
    peccato che né lei né cazzola diciate che non si capisce perchè nel privato possono accedervi quando vogliono e per il pubblico ( i fannulloni ) no.
    sono o non sono comunque soldi miei?
    e uno dei propri soldi anticipati oltretutto ne potrebbe fare l’uso che vuole?
    Dato che i deputati dopo 2 anni hanno un vitalizio (pensione) e a noi dicono che bisigna lavorare di più vero Cazzola?,e che a loro i mutui le banche li concedono anche a tassi di favore,tanto poi si pagano sempre noi.
    Carissimo l’occidentale non esistono governi di destr o di sinistra ma professionisti onesti della politica o dilettanti allo sbaraglio,scelga lei tutti questi cosa sono.
    arrivederci
    claudio

  2. il tfr è mio e lo voglio gestire io
    Sono un piccolo imprenditore, la mia picola azienda ha una manciata di dipendenti.
    Così com’è oggi il TFR è una fuffa. Io li considero soldi dei dipendenti (proprietà dei dipendenti) e nel momento in cui mi chiedono un’anticipazione non ho alcuna esitazione a dargliela. Legge o non legge perchè sono soldi di loro proprietà e sarei anche disposto ad un contenzioso legale nel momento in cui ci venisse contestata (non so da quale ente) l’illegalità del fatto.
    Visto dalla parte dell’azienda il TFR è un’assunzione obbligatoria di debito, che serve si a finanziare l’azienda, ma se uno i debiti volesse estinguerli perchè non lo può fare?
    Il conferimento obbligatorio per la previdenza complementare poi!
    I casi sono due:
    o l’INPS non funziona, ed allora compito dello Stato è di farlo funzionare;
    oppure funziona ed allora la previdenza complementare obbligatoria non serve.
    Se uno vuole crearsi una previdenza complementare privata è una sua scelta, insindacabile, ma non Vi deve essere obbligato.
    Se non si riesce a far funzionare l’INPS, cioè a garantire a chi ha lavorato un’adeguata pensione a costi (versamenti contributivi) proporzionati ed accettabili, allora è bene ricordare ai parlamentari ministri ecc ecc che sono là apposta per farlo, ed anche lautamente pagati. Se non ne sono capaci, invece di raccontarci balle (o mezze verità, che in fondo è lo stesso), vadano a casa!

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