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Governo e emergenza

E se mandassimo a casa Giuseppi?

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Certo che questi dei decreti di urgenza (o meglio delle grida manzoniane di urgenza) sul contenimento del Coronavirus è il classico argomento “divisivo”.
Su tutto perché l’intreccio tra emergenza sanitaria, politica, economia e meschinità carrieristiche da ferocia dei mediocri sono inestricabili.
Certo sono orgoglioso che il nostro Governo abbia superato in zelo, lungimiranza ed efficienza grandi democrazie come la Francia, la Germania, la Spagna, l’Olanda, la Svizzera, l’Austria e forse anche la Cina (ops…ma questa non è una democrazia).
Poi un dubbio mi assilla.
Ma forse sono malfidato.

Certo  un modesto Avvocato sul cui curriculum si è ironizzato a livello europeo e di cui, come Professore, non si ricorda contributo scientifico di rilievo con una forza governativa che ha fatto della lotta alle competenze specialistiche la propria cifra di identità politica (pure la Sora Maria può fare il Ministro della Salute) a fronteggiare, con primazia europea se non mondiale, una pandemia mi sembra accadimento più che raro “miracoloso”.
Ma si sa questa nostra Italia è terra di “miracoli”.
D’altronde sul “Colosseo Quadrato” nel quartiere Eur di Roma c’è proprio scritto “Un popolo di santi…”.
Certo se al posto dell’Avvocato del popolo con “pochette” ci fosse un Bertolaso mi sentirei un filo più rassicurato ma sembra che il nostro Presidente del Consiglio si sia identificato con Churchill.
Hai detto niente.

Certo non abbiamo l’esercito degli inglesi, la marina degli inglesi, la flotta degli inglesi, l’impero degli inglesi, il denaro degli inglesi, la disciplina ed il senso civico degli inglesi.
Ma che ce importa? C’avemo Churchill.
E vai.
Com’era il maestro D’Orta? “Io…speriamo che me la cavo”.

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