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L'ondata diversa

E’ una guerra

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Italian Army officers stand by as they inform residents at the entrance of the small town of Vo' Euganeo, Padova, 24 February 2020. Under the shadow of a new coronavirus outbreak, as Italy took drastic containment steps as worldwide fears over the epidemic spiralled. ANSA/NICOLA FOSSELLA

Mentre nel Paese impazza la competizione tra riduzionisti e catastrofisti, che non risparmia nessuno e tantomeno i presunti “esperti”, guardando ciò che sta accedendo nel mondo a me sembra si possa oramai fissare una certezza: nella lotta al virus, dalla battaglia siamo passati alla guerra.

Questa “seconda ondata” non è una coazione a ripetere. E’ molto differente dalla prima e avrà conseguenze assai più radicali. Nel dire questo non intendo riferirmi alla qualità del virus e al suo grado di letalità – tema rispetto al quale posso avere al più delle impressioni e sul quale, pertanto, non mi sono mai espresso – quanto agli effetti sociali che esso sta determinando.

A marzo siamo stati sorpresi da qualcosa di sconosciuto, di inimmaginabile, di sconvolgente. Pur in presenza di dati spaventosi, di pratiche disumane, di dolori immensi, in fondo si immaginava – o quantomeno si sperava – che tutto potesse finire in fretta e che quei mesi si sarebbero trasformati in un lungo incubo collettivo, da gettarsi quanto prima dietro le spalle. C’era una parte del Paese costretta a stare in trincea, o ad andarci ogni mattina, ma in tanti potevano restare al sicuro nelle proprie case, o almeno darsi dei comportamenti che potessero garantire una relativa sicurezza innanzi tutto psicologica.

A marzo, insomma, si è combattuta una guerra di eserciti, non una guerra di massa. La linea del fronte sanitario è stata quantomai tortuosa: è passata dalle Rsa, dagli ospedali, dalle fabbriche che non hanno potuto chiudere. Sempre di “fronte esterno”, però, si è trattato: allora il lockdown ha relativamente tutelato il “fronte interno”.

A marzo si sono intravisti casi insopportabili di “profitti di guerra” e, dall’altra parte, la crisi ha enucleato quella parte dell’economia che sarebbe stata colpita con più forza da quanto stava accadendo: professionisti, partite Iva, piccoli imprenditori, operatori nell’ambito dell’economia di prossimità. Allora, però, c’erano più risorse da mettere in campo; un’Europa da stimolare a prendersi le sue responsabilità; la speranza – o quantomeno l’illusione – che la parentesi si potesse chiudere presto. A marzo il disagio sociale non ha fatto in tempo a trasformarsi in rabbia, anche perché nella maggior parte dei casi è stato mitigato dalla prospettiva di un “rimbalzo” per se stessi e per il Paese e che questo “rimbalzo” potesse avvenire in tempi brevi.

A marzo, inoltre, una parte dell’Italia il virus praticamente non lo ha conosciuto. Per dire le cose come stanno, il Sud in termini sanitari ha tratto allora vantaggio dalla sua relativa arretratezza economica (dunque dal limitato numero di interscambi) e dai tempi di un lockdown intervenuto quando in quelle zone, in base ai numeri, non ve ne sarebbe stato bisogno.

A marzo si andava poi incontro alla bella stagione; le giornate si allungavano e il clima si intiepidiva. Per alcuni è stato senz’altro difficile osservare questi cambiamenti da dietro una finestra o da un balcone ma, anche per questi “alcuni”, ogni giorno c’era più luce e più calore.

Oggi le cose sono cambiate. Vi è la consapevolezza diffusa di dover convivere col virus per un tempo lungo. La fatica si sta sedimentando. Nessuno può inoltre più sentirsi personalmente al sicuro. Il virus è diventato “democratico”: minaccia tutti, senza distinzione d’età, di condizione professionale e, questa volta, senza differenze geo-politiche: è attivo a Milano come a Napoli.  A meno di non fare una vita da eremiti, pur seguendo tutte le regole del famigerato “distanziamento sociale”, per ognuno di noi “il caso” assume forza per “la necessità”. Nessuno può permettersi di abolire del tutto i contatti sociali. Te lo impone la vita che, comunque, deve continuare: il contatto con un bambino che torna da scuola; con un figlio adolescente che ha visto degli amici; con un congiunto o un collega di lavoro.

Puoi stare attento ma psicologicamente non ti sentirai mai sicuro. E se dai risvolti personali si passa a considerare quelli collettivi, per tanti operatori economici che la prima volta ce l’hanno fatta stringendo i denti, la seconda tutto è enormemente più difficile. Per questo – è previsione facile – per loro diverrà presto impossibile sopportare quanti si sentono un po’ troppo garantiti e spesso ostentano questa asserita condizione. Non parliamo poi di quelli che cercano, e cercheranno, di trarre profitto da questa tragedia, magari con l’aiuto – vero o presunto – dello Stato.

C’è poi la variabile tempo da approfondire. C’è la consapevolezza di aver superato la battaglia della Marna: non sarà una guerra lampo, bisogna attrezzarsi e non farsi logorare. E la variabile tempo vale anche per quello atmosferico. Andiamo verso l’inverno; il clima peggiora e le giornate si accorciano. Non serve aver letto Hippolyte Taine; basta uno sketch di Checco Zalone per comprendere come tutto ciò inciderà sulla psicologia collettiva.

Chi ha studiato le grandi guerre ci ha insegnato che le loro conseguenze sono durature. Prima o poi – e noi speriamo prima – arrivano gli armistizi, ma le cose non tornano mai come erano in precedenza perché nel frattempo sono cambiati i modi di vivere, di reagire, è cambiata la mentalità di ognuno e di tutti.

Tutto ciò implica dei mutamenti profondi anche nella dimensione politica. Ed è per questo che, solitamente, a vincere nei dopoguerra sono coloro i quali riescono a comprendere meglio degli altri cosa sia accaduto e a mettersi in sintonia con le trasformazioni profonde che si sono determinate. Per farlo, nella fase più critica c’è bisogno di dimostrare equilibrio, sensibilità, capacità di governo. C’è bisogno di mettersi in gioco con intelligenza. In politica la guerra non dà profitto a chi resta fermo, sperando di trarre vantaggio delle difficoltà altrui: almeno in questo la politica è giusta.

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2 COMMENTS

  1. Egr. Sen. Quagliarello,

    la sua Percezione della Realtà Quotidiana sembra essere diversa da quella che si evince curiosando sul Sito Internet dedicato alla Sicurezza Nazionale della Repubblica Italiana.
    Per chi è abituato a ricordarsi ogni mattina quale sia la Piramide Istituzionale dello Stato (cfr. la pagina di Wikipedia dedicata alle Cariche dello Stato Italiano), così come riformata/riordinata tra il 2006 ed il 2008, è facile capire chi sia ad avere la Responsabilità del disastro che lei denuncia.
    Quella parte di Popolo ancora Elettoralmente Attiva negli ultimi 3 anni ha delegato (in Sardegna lo sta ancora facendo) i propri Rappresentanti Amministrativi e Legislativi.
    La domanda è:
    perché chi ha ricevuto appena uno di tali Mandati Popolari poi ha pensato di saper/poter esercitare anche il Potere Esecutivo senza averne sufficienti Competenze ed Esperienze pregresse ???
    L’Errore di Prospettiva è di chi lo ha fatto e lo continua a fare, ex Magistrati, buttatisi poi in politica, compresi.
    Fatevene una Ragione !!!

  2. Post Scriptum

    Strano, oltretutto, che dal 19 marzo 2010, pur in presenza del Sito “Normattiva”, chi Esercita il Potere Esecutivo, chi quello Legislativo e chi quello Giudiziario abbia smarrito il Senso del proprio Lavoro Quotidiano, rispettivamente: 1) Applicare le Leggi esistenti, 2) Riordinarle e/o Riformarle, 3) farle Rispettare, nella Distinzione Individuale dei Ruoli di ciascuno e senza che l’esercizio di alcuno dei Tre Poteri (o di una coppia di essi) metta in Stallo l’Esercizio degli altri due (o di quello isolato) !!!
    Mi fu insegnato all’Università di Bari, nell’Anno Accademico 1983/84, dal Prof. Giacomo Piscitelli, cosa fossero i Deadly Embraces e come bisognava progettare un Sistema Operativo in modo tale da Prevenirli ed, all’occorrenza Risolverli !!!

    Che fine ha fatto il vecchio Spauracchio della Tecnocrazia Imperante ???

    E’ stato forse, nel frattempo (visto che c’era a disposizione “più Tempo che Spazio”) sostituito da nuovi Spauracchi ???

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