Home News E’ venuto il momento di parlare di Michela Brambilla…

E’ venuto il momento di parlare di Michela Brambilla…

19
11

Non conosco Michela Vittoria Brambilla se non per averla osservata di sfuggita in televisione. Non ho, dunque, nei suoi confronti alcun giudizio e nessun pregiudizio. Mi sono fatto, invece, qualche idea sulle conseguenze che la sua inarrestabile ascesa - un vero e proprio raz de marée, direbbero i francesi - sta provocando dentro Forza Italia. E credo giunto il momento di parlarne con serenità e senza reticenza.

Parlare di Michela Vittoria Brambilla, però, vuol dire parlare di come si presenta il quadro politico un anno dopo l'inizio della XV legislatura. La politica non se la passa bene. In giro si sente e si palpa una irritazione che sempre più spesso assume come bersaglio polemico la classe politica, senza distinzioni di uomini, partiti o schieramenti. Questo sentimento ha radici forti e profonde. I frutti oggi maturi erano sull'albero dell'anti-politica già quando è andata in scena l'ultima campagna elettorale. A costo di passare per adulatore, affermerò che Berlusconi se ne era accorto per tempo. E aggiungerò che Michela Vittoria Brambilla rappresenta anche la sua risposta a questa percezione.

Un ricordo preciso motiva le mie affermazioni. Si rifà a Gubbio, al termine di quest'estate. Fu la prima volta nella quale pubblicamente Berlusconi parlò di una struttura diversa e più ampia, che avrebbe dovuto edificarsi parallelamente a Forza Italia per recuperare ciò che un partito, per sua natura, non avrebbe potuto trattenere. Allora Vittoria Michela Brambilla non era ancora all'orizzonte. Ero seduto accanto a don Gianni Baget Bozzo. Ci guardammo e non capimmo. Oggi tutto è più chiaro. Ma sono anche più evidenti le precauzioni da assumere. Perché una cosa è rilevare la crisi della politica e tenerne conto, altro è dar credito a chi fa di tutto per portare la situazione sull'orlo del precipizio per poter poi gridare al pericolo. Potrò essere smentito dai fatti ma io non credo che "il rischio 1992" evocato da D'Alema sia fondato. Il 1992 aveva alle spalle la caduta del Muro e le sue conseguenze sul sistema politico italiano. La crisi attuale, più modestamente, le difficoltà del bipolarismo e il fallimento di alcune prove di governo della sinistra, Bassolino in testa. Quella di D’Alema, perciò, è una tesi moralistica ovvero, conoscendolo, la proiezione dello stato d'animo di chi "si sente stretto": una sorta d'imprecazione post-moderna contro il destino cinico e baro così consona alla nostra tradizione socialdemocratica. Perché D'Alema, per la prima volta nel corso di questa lunga transizione, non vede vie d'uscita per il suo progetto né in prospettiva interna né in proiezione esterna. Il suo grido d'allarme, dunque, può essere classificato come uno dei sintomi delle difficoltà della sinistra.

Dopo un anno di governo Prodi, d’altra parte, il bilancio è terrificante. Si è verificato "il paradosso di Montanelli": non è stato il governo Berlusconi a vaccinare gli italiani contro il centro-destra come aveva previsto il giornalista, ma il governo del centro-sinistra a legittimare definitivamente Berlusconi e il suo esecutivo. E il partito democratico - risorsa immaginata per invertire questo trend - al momento non ha raggiunto lo scopo. Pensato per ricompattare uno schieramento troppo frammentato, ha invece aumentato frammentazione e risse. A iniziare dall'ambito parlamentare, dove la nascita di nuovi gruppi, derivati dalla scissione dei ds e da micro-scissioni più o meno carsiche della Margherita, rende il passaggio più frastagliato e l'ipotesi di scivoloni letali - specie in Senato - più probabile di ieri. Alla sinistra resta la risorsa della disperazione che, com'è noto, è eccellente collante. Ma oltre un certo limite nemmeno la disperazione può niente. Quel limite è già prossimo. Potrebbe divenirlo ancora di più se le elezioni amministrative sul continente dovessero confermare la tendenza dell'isola.

In questa situazione, logica e buon senso vorrebbero che il centro-destra si tenga pronto a sfruttare ogni occasione la contingenza gli offra. Tradotto in comportamenti concreti, ciò vuol dire due cose: non smarrire i suoi punti di forza e prepararsi fattivamente alle fatiche del governo prossimo venturo. E a questo punto il discorso su Berlusconi, la successione e Vittoria Michela Brambilla si fa, per forza di cose, più stringente.

Se oggi c’è un’evidenza nella politica italiana è che l’unica risorsa carismatica disponibile risiede in Silvio Berlusconi. Non lo negano i suoi avversari, sarebbe paradossale non lo ammettessero i suoi alleati. Il suo potere carismatico sta offrendo rappresentazioni persino visive. Raccontano quanti hanno assistito alle sue comparsate al congresso dei ds, a quello della Margherita, al family day che l’apparizione del leader ha avuto l’effetto di catalizzare l’attenzione maggioritaria dei presenti, producendo l’effetto di rendere marginale la presenza di ogni altro uomo politico presente. Sarebbe impensabile che nella situazione data il centro-destra si privi volontariamente di questo vantaggio. Ma, si obbietta, Berlusconi ha una certa età e l’anagrafe rivendica i suoi diritti: impossibile non iniziare a porsi il problema della successione. Il ragionamento non fa una grinza. Ma chi ci deve pensare? E in quali tempi? Max Weber ci ha spiegato da lunga pezza che col carisma si possono fare diverse cose. Lo si può utilizzare bene e male; per dar vita a processi autoritari o per allargare la democrazia. L’unica cosa che non è consentito al leader è di trasferire il suo carisma per successione. Quella magica forza magnetica che porta la gente ad affidarsi oltrepassando il razionale non si trasmette da padre a figlio né attraverso i geni né attraverso la cooptazione. Oggi, forse, i mezzi di comunicazione di massa possono dare un'impressione diversa. Ma sempre d'impressione si tratta. La politica resta essenzialmente durata: è nel tempo che si vincono o si perdono le battaglie e maturano i giudizi.

Il carisma, invece, si può istituzionalizzare. E ciò può avvenire solo attraverso due strade tra loro complementari: le "regole" ufficiali dello Stato e il consolidamento del corpo collettivo suscitato dall’apparizione e dall’azione del leader. Oggi è di moda, a sinistra e a destra, guardare a Sarkozy con un misto d’ammirazione e d’invidia. Sarkozy non sarebbe esistito se la V Repubblica non avesse istituzionalizzato il carisma del Generale: se de Gaulle nel 1962 non avesse imposto l’elezione a suffragio diretto del Presidente e se contemporaneamente Pompidou, forzando la mano al fondatore, non avesse edificato su basi solide il partito gollista.

Ignorare queste regole potrebbe essere letale per Forza Italia e per il centro-destra nel suo complesso. La sinistra lo ha compreso assai bene e, per questo, soffia sul fuoco di Vittoria Michela Brambilla. La lettura di un pezzullo di Barbara Palombelli a lei dedicato qualche giorno fa chiarisce, in tal senso, molte cose. La sinistra spera che da quel fuoco possa divamparne un incendio che distrugga gli acquartieramenti del nemico. Chi rischia di esserne danneggiata, in primo luogo, è lei, la nuova venuta. Alla quale sempre più spesso c’è chi cuce addosso il vestito dell’usurpatrice laddove i circoli che anima, per la funzione pre-politica che svolgono, possono portare un contributo decisivo alla causa comune. Ma i danni potrebbero aumentare. Se questo gioco va avanti non è difficile prevedere una nuova stagione di liti furibonde tra alleati, in vece di quel processo di progressivo accostamento che sembrava essersi messo in moto. Si riaprirà una sfida aperta alla leadership in luogo di uno sforzo comune per istituzionalizzarne la sostanza. E anche se in Forza Italia nessuno s’iscriverà al concorso (ipotesi tutt’altro che probabile), sarà difficile sfuggire a un effetto paralisi, in realtà già attivo da un po’ di tempo, per il quale il partito si trasformerà presto in un grande circolo di commento permanente delle “lenzuolate” a Lei dedicate e delle di Lei performances televisive.

Non è un quadro edificante, alla vigilia di una possibile vittoria storica. Per allontanarlo, basterebbe poco. Innanzi tutto dire chiaro e forte che oggi le prospettive di governo del centro-destra passano ancora da Silvio Berlusconi. E poi a ciascuno il suo. Il leader carismatico faccia il leader carismatico di tutti. Michela Vittoria Brambilla faccia i circoli evitando, per il possibile, invasioni di campo. E il partito faccia il partito. C’è un programma d’alternanza da predisporre fatto di disegni di legge e d’iniziative da diffondere nel Paese. Con quel che accade, dalla sicurezza all’immigrazione, dall’attacco alla famiglia al conflitto d’interessi lo spazio politico è enorme. Il partito lo occupi, dimostrando di possedere classe dirigente. E se non è in grado, eviti di prendersela con l’usurpatrice.

  •  
  •  

19 COMMENTS

  1. competition is competition
    La questione ultima è quella che maggiormente mi interessa: se il partito fa il partito, cioè si attrezza a questo, e ce la fa, benone; se non ce la fa, allora, non se la prenda con l’usurpatrice. Da questa considerazione deriva che la “questione Brambilla” esiste soltanto a due condizioni: a) che la politica cessi di assumere quel tratto mediocremente votato al piccolo cabotaggio, spiego: movida senza manovra, reattività priva di strategia, cioè per citare Quagliariello, l’anti-Weber, e si conformi invece al dato reale, corposamente reale: si attiva il corpo di un partito di fronte alla realtà, alle cose, ai problemi reali del Paese; b) che la retorica pro e/o contro questo/a e quello/a venga ridimensionata e riemerga il profilo di una classe dirigente, nel senso forte delle élites, perché oggi c’è una questione, che deve essere affrontata: il tradimento delle élites. Se rientra in gioco la competizione, chi ha più filo tesserà, e chi tradisce la propria missione storica, che non è quella di occuparsi né della Brambilla, né della leaderdship di Berlusconi, avrà il redde rationem della storia. Ma è proprio sul terreno della storia che la politica riavrà respiro e contorno drammaticamente umano.

  2. L’articolo su Michela
    L’articolo su Michela Brambilla mi riempie di gioia, primo perché sono donna, secondo perché sono di Forza Italia, ed è davvero piacevole poter leggere di una persona che potrebbe rompere un tabù e insieme portare avanti la pesante eredità di Prodi. Ho solo una domanda da farvi però, perché ne parlate adesso? Voglio dire, in Italia sta succedendo il finimondo tra preti pedofili, scandali sulla Unipol e Santoro che fa il paladino della verità ad ogni costo.. Io non lavoro lì, e anzi, mi occupo di tutt’altro, però lo preferivo stamani il sito, quando Micheluzzo era in bella mostra fin da subito.. Complimenti anche per il nome “intervista al caminetto”, davvero carino.. Magari Pezzotta è un po’ passato, però carino. C.M.

  3. Ma volete mettere?
    Non so bene come scrivere quello che mi viene da dire, perché ho paura di essere frainteso.
    Istintivamente: ma avete visto la Michela? Ve la immaginate capo dell’opposizione, o presidente del consiglio? Un sogno, a parer mio!
    E’ in agguato l’accusa di maschilismo, del resto il mio nick è scelto apposta. Ma se ci si pensa: è giovane, è figa, è intelligente. Penso che stravincerebbe. Oh, se le ambizioni di altri potessero per una volta lasciare il passo a una scelta davvero strategica…

  4. etica o estetica?
    Tralascio i superflui complimenti all’articolo del Sen. Quagliariello, e vengo al punto:
    Viviamo in una società fatta (per la maggior parte)di persone che hanno bisogno di elaborare concetti veloci, semplici ed immediati. L’approfondimento, il ragionamento autonomo, la critica, sono dei processi mentali che stanno cadendo in disuso. E’ il mondo della tv, non del libro o del teatro, proprio come è il mondo dei “4 salti in padella”. Fast food, fast think. Siamo quasi alla dittatura della comunicazione, dove conta molto di più quel che appare agli occhi e come appare agli occhi, di quello che c’è dietro nella sostanza.
    Ho avuto il piacere di conoscere il Sen. Quagliariello, e rabbrividisco all’idea che in un partito politico come FI la parola della Brambilla possa contare più di quella di Quagliariello. O che il Senatore debba “accontentarsi” dello spazio che ha su “L’Occidentale” o “Il Giornale”, mentre la Brambilla non fa in tempo ad affermare che gradisce il risotto allo zafferano e la notizia passa al TG5. Entrambi sono indiscutibilmente provvisti di grandi capacità (seppure in ambiti differenti), entrambi sono “giovani”, entrambi sono soggetti politici nuovi, ma molto semplicemente MVB “buca lo schermo” molto di più del caro Prof. Gaetano. E questo il Cavaliere maestro di comunicazione, lo sa molto bene. Ma non è certo così sprovveduto da volere la Rossa che impazza come successore al trono di FI. E’ solo un ottimo cavallo di troia mediatico. I circoli servono a fortificare quelle importantissime radici nel territorio, proprio dove i vecchi “club” di FI hanno fallito, e garantire un futuro più stabile possibile al partito anche in un’era post-berlusconem.
    Purtroppo, e lo dico da pubblicitario di professione con sincero rammarico, è il risultato di una politica che si muove con le leve del marketing. Scordiamoci gli “statisti” di una volta…ed abituiamoci ai duelli tra “piacioni”.
    E che vinca il meno peggio.

  5. rammarico
    Il pubblicitario di professione è rammaricato del fatto che viviamo nella società dell’immagine… che immaginazione!
    In effetti la storia dei cani randagi non l’ho capita neanche io.
    Ma siamo sicuri che non si trattasse di un messaggio in codice?
    Scherzo, l’argomento era stato trattato dai giornali sardi, ma nessuno se li era filati.

  6. Condivido l’analisi in
    Condivido l’analisi in oggetto. Penso che la Brambilla potrebbe essere il prossimo vice premier con Berlusconi (speriamo presto) Presidente del consiglio!!!!
    Vedete, cari amici del centro destra, dobbiamo imparare dalla felice esperienza di Sarkozy in Francia. Nel suo govenro ci sono donne e figli di immigrati algerini.

  7. Basta!!!
    Non conosco la sig.ra Brambilla, ma dico basta, alle imposizioni dall’alto, se il signor Berlusconi vuole, di desse da fare, per far approvare una nuova legge elettorale, con le preferenze! Le nostre primarie, devono essere quelle. Mi sembra un pò “squallida” come situazione, speravo che queste cose nel centrodestra, si avesse voglia di superarle!

  8. M.V. Brambilla
    Egr. Senatore,
    ottimo articolo, moderato e onesto,
    condivisibile. Ma sono da evitare
    espressioni quali “invasioni di
    campo” o “usurpatrice”, appartenenti
    purtroppo al linguaggio di certi Suoi Colleghi (oligarchi obsoleti di FI), che non perdono occasione per demonizzare la invidiatissima
    Sig.ra Brambilla. Non Le dice nulla
    la vergognosa noterella apparsa sul
    sito dei Senatori Azzurri (Quaderno
    n.89 del 16/05/07)? Chi l’ha ispirata?
    La Sig.ra Brambilla ha espresso pìù volte
    pubblicamente le sue REALI intenzioni,
    operando coerentemente. Per questi motivi
    ottiene uno strepitoso successo di adesioni
    e deve essere sostenuta! (… e grazie
    all’ On. Berlusconi!!!).
    Con stima, La saluto cordialmente.

  9. L’era di Michela
    Condivido l’ultima analisi per cui Berlusconi lancerebbe la Brambilla solo come cavallo di troia mediatico, ma che in realtà non abbia nessuna intenzione per ora di abdicare. Occorre invece che il partito e i dirigenti del partito facciano qualcosa per far vedeer che Forza Italia non è solo Berlusconi, che nel bene e nel male catalizza amori e odii della platea. La politica fatta da Brambilla, che dice di non far politica, sembra relegare tutto all’immagine, con pochi contenuti.
    Però “buca lo schermo”. Non è forse il momento di ripensare a quello che si fa’ e come lo si fà? di parlare di contenuti, di progetti, di cose che anche come opposizione si possono e si devono fare?

  10. brambillla
    Bene Quagliariello che dice la sua. Ma perchè tutti gli altri pezzi grossi di Forza Italia (a parte Ferrara che è altra roba) tacciono sulla questione? A tutti piace la Brambilla o temono di scontentare il capo?

  11. Perchè si parla adesso
    Perchè si parla adesso della Brambilla, invece che di Unipol, pedofilia, DiCo etc? Presto detto. Perche Berlusconi ne ha parlato, fra le righe e apertamente, come di una pretendente ai ‘piani alti’ di Forza Italia. Provocando l’immediata reazione di Giulio Tremonti.
    Il nervo è scoperto, dopo Berlusconi Forza Italia non ha esponenti dotati contemporaneamente del suo carisma e delle sue capacità (e non lo hanno nemmeno gli altri partiti italiani…). Quello della successione a Berlusconi è un problema importante, poiche rischia di dissolvere o frammentare il primo partito italiano. La Brambilla è donna ed imprenditrice emergente efficiente e tenace, che incarna al femminile la storia imprenditoriale del presidente di Forza Italia (con le dovute proporzioni). Questo a Silvio piace, ed è quello che manca ai suoi vice. Politicamente, Michela Vittoria è tutta da inventare, ma ha cominciato bene e sarà sospinta dai suoi circoli, che saranno una base anche numerica su cui contare. Un trampolino si lancio e un test prepolitico.
    Quella di Berlusconi, a mio avviso, è una provocazione rivolta ai suoi pretesi successori interni a Forza Italia, un segnale a ‘darsi una mossa’, dal punto di vista della visibilità e della immagine pubblica, prima che una ‘usurpatrice’ li bruci sul traguardo. E una porta aperta per l’ingresso pilotato della Brambilla.

  12. Brambilla
    Tutto condivisibile, e anzi si dovrebbe aprire un serio dibattito interno, sul problema di F.I in rapporto alla leadership di Berlusca e alla poca audacia culturale e di contenuti dei suoi “oligarchi”..
    ma il punto è : perchè come ropture interno e di sistema ci dovrebbe essere una come la Brambilla che è quanto di più lungi possa esserci da quella brillantezza culturale-politica e di argomentazioni che è proprio la lacuna del nostro partito?
    Cioè la diagnosi è esatta ma la cura è palliativa e così nn si guarirà mai..
    Al pubblicitario: ma siamo sicuri che rispetto a Brembilla (es. randagismo può essere banalizzante ma rimane cmq emblematico) uno come Quagliariello
    non sfonderebbe il video?
    Il nodo nn è tanto l’estetica o l’aggressività, ma i contenuti, il retroterra culturale, i tempi e i modi di reazione, nell’argomentazione, rispetto all’avversario.
    Mi pare che il modello Sarkò, anche rispetto all’impatto mediatico e alle sue discussioni in tv, sia più prossimo a uno come Quagliariello rispetto che alla Brambilla.

    Semmai chiedamoci una cosa. Non è che per alcuni è meglio e più conveniente fare passare come nuovo che avanza rappresentazione di F.I, e della Cdl, una come la Brembilla che uno come Q., in quanto della prima si può sempre obiettare un divario culturale e del secondo no?
    Penso a certe comparse da Floris, sulla grande stampa, sulle home e sui blog di Libero e così via..ragionate gente…..cosi è se vi pare…

  13. Oltre le gambe c’è di più?
    Speravo anche io che il Silvio avesse, ancora una volta, estratto il coniglio (la coniglietta) dal cappello, ero ad un passo dall’iscrizione ad uno dei Circoli della Libertà, ma dopo la deprimente performance della signora Brambilla a Ballarò (in questo caso La Corrida) dove fra politici in una trasmissione ad alto tasso di politica è riuscita a farsi sfottere prima da Bersani insistendo con la storiella dell’antipolitica, poi facendosi sbugiardare in diretta TV sui dati ISTAT della disoccupazione in Sardegna ed in fine, probabilmente concia del flop ma vittima di ansia da prestazione, ha scatenato l’ilarità dello studio (conduttore compreso) accusando Soru del “crimine più terribile” … non gestire “il problema randagismo” dando così l’impressione di mettere sullo stesso piano occupazione e randagismo, da ridere …veramente da ridere per non piangere.

    Mi dispiace ma temo che Silvio si sia lasciato incantare più dalle gambe che dalla testa, d’altra parte scegliere i collaboratori non è mai stato il suo forte!! Lecchini o belle gnocche …così non si fa il bene del paese! Proprio non si riesce ad uscirne da questo infantilismo goliardico che frena l’enorme potenziale riformatore del pensiero liberale?

    I professionisti della politica non piacciono a nessuno ma, Ségolène insegna, la gente non si fida di chi oltre l’apparenza si mostra impreparato o peggio inadeguato, questi si chiamano dilettanti allo sbaraglio!

    Nota per Silvio:
    non sarebbe male se fra gli astri emergenti della galassia FI ci fosse anche qualcuno con un reddito annuo inferiore al mezzo milione di euro!

  14. Condivido l’analisi
    Condivido l’analisi dell’articolo. E aggiungo qualcosina, con nome e cognome, da “amministratore”, sia pure di opposizione, iscritto a Forza Italia. In provincia di Milano, veniamo da due anni di vittorie ottenute alle elezioni amministrative. Vittorie che hanno invertito un trend disastroso durato per anni. Il segreto è stato il buon senso e la laica pazienza. Nel rispetto del territorio e nella scelta dei candidati. Il che è la prova di un partito maturo. Che a fronte di questo si cerchi di cavalcare ancora la retorica dell’antipolitica mangiona (e non apro il capitolo della vera questione, che sono i costi della burocrazia, vera protagonista di uno sperpero poco indagato del pubblico danaro) mi sembra deludente e frustrante. E’ soprattutto in questo che Michela Brambilla va decisamente oltre il segno. E con una leadership non spendibile. Se si guarda non solo alla Francia, ma alla Gran Bretagna di David Cameron, si scopre che esistono donne che hanno magari belle gambe, ma soprattutto un cervello che le rende adatte a gestire la polis.

  15. .a mio avviso è opportuno
    .a mio avviso è opportuno che tutte le forze che ambiscono alla libertà incrementino la loro attivià e diffusione per giungere al maggior numero di cittadini, le eventuali sfumature di diversità non potranno che favorire il dibattito e chiarire le idee. E’ inutile andare al governo se poi le differenze lo mettono in crisi operativa. Mi auguro una grande rivoluzione ideale, con tutte le forze in campo, lasciando perdere i personalismi dei vecchi animali politici che non hanno più nulla da dire.
    Berlusconi, quando comincerà a ragionare non come un imprenditore ma com un trascinatore, quale è, potrà fare molto per il Paese; l’età non conta quando l’idea è vincente.

  16. Ma insomma, non credo che
    Ma insomma, non credo che Forza Italia sia e debba essere un partito politico dove tutti devono avere le stesse idee e comportarsi nello stesso modo. In tal modo probabilmente avremmo un consenso elettorale ad una cifra.
    Ben venga la Signora Brambilla, eccezionale organizzatrice e comunicatrice che evidentemente ha altre prerogative del Senatore Quagliarello che è altrettanto benvenuto per il suo pensiero politico; ed ancora altre prerogative dall’eccelso economista Tremonti. C’è il dovere di coesistere in un partito democraticoe moderno. Le invidie non portano da nessuna parte.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here