Home News Ecco perché il fungo “Roya” farà salire il prezzo del caffè anche in Italia

Le piantagioni in Colombia sotto attacco

Ecco perché il fungo “Roya” farà salire il prezzo del caffè anche in Italia

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Non bastavano le manovre finanziarie “lacrime e sangue”, che verranno attuate a breve dal neogoverno guidato dal premier Monti, ad aumentare l’inflazione e il costo della vita alle famiglie italiane, ora ci si mette anche una bevanda molto consumata ed apprezzata in Italia: il caffè.

Uno dei principali paesi esportatori mondiali di caffè, la Colombia, avverte che nel prossimo anno, il 2012, il livello dei prezzi dei chicchi di caffè aumenterà per i consumatori finali. L’incremento del prezzo di questa diffusa commodity è dovuto alla diffusione di un fungo parassita, chiamato “Roya”, tradotto letteralmente in italiano con la parola ruggine, che sta minacciando la produzione di caffè nelle aree colombiane destinate alla coltivazione e alla produzione. L’infestazione di questo fungo farà aumentare il prezzo del prodotto sul mercato globale per molti mesi  e appesantirà il costo ultimo di questo bene.

Centinaia di migliaia di ettari di caffè sono stati attaccati dal fungo ruggine che cresce sulle foglie della pianta del caffè e, sviluppandosi, soffoca in questo modo le sostanze nutritive dei suoi chicchi. Juan Maria Canar, agricoltore colombiano di 64 anni, residente nella regione di Nariño nel sud-ovest della Colombia, ha dichiarato di esser stato costretto a ripiantare gran parte della sua superficie coltivabile. Lui di solito produce 1.500 chilogrammi (3.300 libbre) di chicchi di caffè, ma in questa stagione potrà utilizzare solo di circa la metà dell’usuale produzione, per colpa della diffusione della ruggine killer, sostenuta inoltre dalle incessanti piogge torrenziali che hanno coinvolto il paese.

Il fungo ha rovinato quello che doveva essere un anno molto positivo per la Colombia, che è il secondo più grande produttore di caffè di alta qualità arabica, ove i produttori adottano ancora la tecnica della raccolta a mano dei chicchi di caffè dalle piante, per la quale i commercianti sono ben disposti a pagare un “premio” in vista dell’assicurata qualità del prodotto. I coltivatori di caffè della regione hanno ripiantato quest’anno più del 10% delle piante di caffè, pari quasi a 300.000 ettari, nel tentativo di sbarazzarsi del flagello e salvare così le nuove produzioni. 

Queste, però, solitamente richiedono circa tre anni di tempo prima di poter iniziare a produrre i loro chicchi, e molto probabilmente a causa di ciò le forniture future saranno limitate e farà lievitare i prezzi del caffè. La produzione globale di chicchi di caffè arabica prevista per il 2012 registra secondo gli ultimi calcoli un calo del 4,3%, arrivando a quota totale di 79,6 milioni di sacchi nel corso dell’anno, prendendo come riferimento gli autorevoli dati elaborati a Londra dall’Organizzazione internazionale del caffè (ICO).

Al calo dell’offerta potrebbe però coincidere anche un calo della domanda reale per la crisi dell’eurozona, che vede coinvolta anche l’Italia, e gli analisti del settore dicono che i segnali di avvertimento saranno molto più evidenti durante il primo trimestre del nuovo anno, con una forte riduzione dei titoli borsistici delle aziende produttrici della specie arabica, quella più richiesta nel mercato internazionale del caffè. Tuttavia, nel frattempo “la domanda mondiale di caffè – ha dichiarato l’ICO - è in forte crescita, con un incremento di circa il 2,5% annuo, registrato in questi ultimi dieci anni”, citando ad esempio l’avanzamento di mercati di nicchia e di nuovi consumatori nei mercati dei paesi emergenti e in via di sviluppo.

La riduzione delle esportazioni di caffè proveniente dalla Colombia sarà comunque attenuato dalla grande produzione che il Brasile, primo produttore di caffè al mondo, prevede per l’anno prossimo. La settimana scorsa, il consiglio nazionale brasiliano del caffè ha affermato che nel 2012 la produzione di caffè del suo paese aumenterà di circa il 18%, con la conseguente esportazione, che andrà a sommarsi ai 52 milioni di sacchi di produzione del 2011, toccando una cifra nel 2012 pari a 60 milioni di sacchi, rispetto i soli 11 milioni di sacchi prodotti mediamente in un anno dalla Colombia.

 

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