Ecco perché il voto conviene anche a Veltroni

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Ecco perché il voto conviene anche a Veltroni

04 Ottobre 2007

Antonio Polito sulle pagine del Foglio fa empatia. Si mette nei panni di
Berlusconi e snocciola le tre ragioni per le quali non gli converrebbe chiedere
le elezioni anticipate subito. Non sarebbe difficile confutarne le
argomentazioni. Qui, però, m’interessa di più seguirne l’esempio: mettersi
dalla parte della sinistra e individuare tre motivi che dovrebbero indurla ad
acchiappare al volo la disponibilità berlusconiana per le elezioni.
1) Mettere un freno all’attacco che la sinistra sta subendo dall’esterno da
parte dell’antipolitica e dall’interno a causa del proprio autolesionismo. È
sotto gli occhi di tutti il fatto che «il grillismo» colpisca, per ora,
innanzitutto la sinistra. Vi è un popolo che riteneva di stare dalla parte dei
migliori e che ha scoperto all’improvviso, nei propri quartieri, un’inaspettata
dose di incompetenza e di corruzione. Per questo, sta annegando la delusione in
un più ampio e generico sentimento anti-politico.
Questa dinamica che si è diffusa alla base interagisce con i litigi dei
vertici. Ci sono i conti da saldare negli equilibri del nuovo partito. C’è il
nuovo antagonismo permanente tra chi è entrato nel Partito democratico e quanti
ne sono rimasti fuori. E ci sono, infine, vecchie ruggini che stanno
degenerando. Non è facile immaginarsi nei panni di D’Alema e Latorre, ma non
dev’essere una bella sensazione sentirsi garantiti dai propri avversari mentre
una buona parte dei tuoi amici vorrebbe metterti nelle mani dei magistrati! A
questo punto, solo nuove elezioni potrebbero consentire alla sinistra di fare
reset e di ripartire.
2) Limitare i danni elettorali. Se si andasse a votare subito, non soltanto la
sinistra eviterebbe il referendum che costringerebbe i «fratelli coltelli» ad
andare ad abitare addirittura sotto lo stesso tetto. Una probabile vittoria di
Berlusconi, inoltre%2C non acquisirebbe al Senato dimensioni oceaniche (Polito
pensa a dieci senatori di vantaggio; più esattamente, ad oggi, sarebbero
sedici). E ciò renderebbe più agevole giungere a quella «tregua nazionale»
indispensabile per riformare lo Stato, che il centro-destra aveva proposto
all’inizio di questa legislatura e che il centro-sinistra ha sdegnosamente
rimandato al mittente.
3) La circostanza per la quale elezioni immediate non ipotecherebbero
l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e, per questo, lascerebbe
intatta l’ultima rendita di posizione della quale la sinistra gode. Non solo
perché alla Presidenza della Repubblica è legata la risorsa della
legittimazione, indispensabile per non restare in eterno figli di un Dio
minore. Anche perché da essa discendono nomine – senatori a vita, giudici della
Corte Costituzionale, componenti del Consiglio Superiore della Magistratura,
eccetera – senza le quali è più difficile governare.
E allora, se ragioni così evidenti militano dalla parte delle elezioni
anticipate, perché la sinistra continua a vederle come fumo negli occhi? C’è,
certo, un comprensibile riflesso di sopravvivenza, che in politica si alimenta
della speranza che qualche imprevisto possa sempre capovolgere persino le
situazioni più compromesse. C’è però anche altro, e quest’altro si chiama
Walter Veltroni. Non è vero, infatti, che il leader in pectore del Partito
Democratico sopravvivrebbe a una sconfitta elettorale, per quanto annunziata.
Se sconfitta sarà, l’implosione del Partito Democratico e il fallimento della
sua leadership verranno come conseguenze.
D’altra parte, dopo il 14 ottobre, sarà sempre più evidente la difficoltà di
Veltroni di legare la propria sorte a quella di un governo in caduta libera.
Gli resterebbe una «terza via»: liquidare Prodi e sostituirlo a Palazzo Chigi,
chiedendo alla sinistra uno scatto d’orgoglio e giocandosi il tutto per tutto
in elezioni da svolgersi nel 2009, in contemporanea con le europee. Ma, a parte
i numeri che in politica hanno una loro importanza (e non è detto che
supporterebbero tale ipotesi), la soluzione cozza contro la mitologia buonista
del veltronismo. Contro, cioè, la sostanza della sua proposta politica. A
Veltroni non resta perciò che continuare a sopportare Prodi, in una strenua
resistenza nel segno del nec tecum nec sine te vivere posse.

da Il
Giornale del 4 ottobre 2007