26 Luglio 2012


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Ecco perché l’Egitto piange Omar Suleiman, leggendario capo dei servizi

Decine di migliaia di persone, lo scorso 21 luglio a Il Cairo, hanno preso parte all’estremo saluto di Omar Suleiman, il leggendario capo dei servizi segreti egiziani defunto a Cleveland all’età di settantasette anni per un attacco cardiaco nel corso di test medici (qualcuno parla di un intervento chirurgico), stando alle versioni ufficiali.

Alle esequie, celebrate nella moschea di Al Rashdan, hanno partecipato i vertici militari dello Stato africano, dal maresciallo Tantawi al nuovo capo degli 007, Muawfi Mancava, e stando alle urla ostili che si sono alzate in quel luogo, a ragion veduta, il presidente Mohamed Morsi, che si è limitato a mandare un inviato.

Nell’aria della capitale echeggiava ancora la richiesta della formazione islamica Jama’a al-Islamiya che, sospettando un’eliminazione mirata a causa dei mille segreti conosciuti dal già onnipotente rais, ha alzato la voce in favore di un’inchiesta accurata sul decesso improvviso.

Suleiman, al netto delle comprensibili speculazioni derivanti dal rilievo della sua figura, protagonista per lunghi anni in tutto il quadro Mediorientale, era malato da tempo ai polmoni, e la situazione fisica è precipitata bruscamente nelle ultime settimane. Il viaggio negli Usa, raccontano personalità che lo hanno conosciuto e apprezzato per il realismo che mostrava in ogni circostanza, si trattava di un’estrema speranza, con la morte attaccata al collo.

Certo è che questa illustre dipartita risolve potenzialmente molti nodi negli uffici dell’Intelligence d’Egitto, stretta tra quei Fratelli musulmani freschi di legittimazione elettorale (sempre osteggiati e combattuti dal vecchio boss), e le forze armate, decise a conservare il loro potere dopo la rivoluzione che ha messo alla porta Mubarak e soci.

Sarà un caso, ma proprio in questo periodo il Mukhabarat  ha realizzato e reso pubblico un documentario auto-celebrativo in cui vanta i risultati ottenuti, proponendosi al popolo come difensore indispensabile della nazione.

Omar Suleiman, dall’oltretomba, avrà sorriso sotto i baffi e stretto l’occhio acuto. Conscio che bisognerà aspettare lustri per rivedere all’opera un capo delle spie dotato del suo stesso carisma.