Home News Egemonia culturale: forse il centrodestra si sveglia

Odio il lunedì

Egemonia culturale: forse il centrodestra si sveglia

5
122

Metti Repubblica un giorno qualsiasi dell’ultimo weekend. Metti due notizie, lette in rapida successione. La prima è la pubblicazione di un appello di cento studiosi di diritto pubblico in difesa della Costituzione e, perciò, contro i provvedimenti del governo in tema di giustizia. La seconda è un attacco al ministro Bondi, reo di voler allargare il comitato per la celebrazione dei centocinquant’anni dell’unità d’Italia a studiosi di chiara fama.

Metti la disponibilità mentale ad approfondire le notizie. Nel primo caso trovi quantomeno irrituale che il presidente di tutti i costituzionalisti italiani si faccia promotore di un appello che, chiaramente, sostiene una sola parte. E consideri ancor più singolare che lo stesso rilasci interviste nelle quali si sostengono tesi al limite del paradosso contro il tentativo di trovare una soluzione alla crisi dei rapporti tra una parte della magistratura e la politica. Ti sembra poi decisamente strano che argomentazioni giuridiche dall’inequivocabile significato unilaterale, peraltro contenute in un documento tecnico, siano fatte oggetto da Repubblica di una sorta di petizione popolari online: è lo stesso quotidiano ad informarci, infatti, che 45mila cittadini hanno sottoscritto l’appello dei cento Soloni contattando Repubblica online. E poi, passando da una notizia all’altra, comprendi che, in realtà, Bondi non ha fatto altro che aprire le porte di un comitato dal sapore marcatamente radical chic a persone che hanno riflettuto e scritto sulla storia d’Italia, con argomentazioni assai spesso non coincidenti, perseguendo l’illusione che le celebrazioni, piuttosto che essere occasioni attraverso le quali si perpetuano riti e religioni civili, possano divenire lo spunto per confronti critici, in grado di creare un tessuto connettivo più robusto alla nostra Repubblica.

Metti insieme tutto ciò e capisci quanto sia stata pervasiva l’egemonia culturale di una parte nella storia della nostra Repubblica. Se si ha il monopolio della interpretazione storica, delle sue ricorrenze e, infine, persino della legittimità costituzionale, ogni governo che non nasca nel nome e nel solco di quell’egemonia sarà figlio di un dio minore, frutto avvelenato degli istinti più bassi di un popolo che ha tradito i suoi vati. Anche da tutto ciò sono derivate le difficoltà di governo del centrodestra in questi ultimi quattordici anni.

Due notizie discrete giungono infine ad alleviare la pena. La prima: il ministro Bondi andrà avanti nel suo tentativo di perseguire testardamente una strategia inclusiva per la quale la storia d’Italia non conosce cesure né concede privilegi ab aeternum; la stessa strategia in nome della quale Bondi sta cercando caparbiamente aperture a sinistra – il caso Asor Rosa è emblematico - nella convizione che la cultura non ha parte politica. La seconda: oltre quaranta costituzionalisti hanno pronunciato il fatidico “non ci sto!”, e faranno sapere di non essere d’accordo con il proclama di cui sopra e, anche nell’interesse delle massime istituzioni del Paese, ricorderanno ai Soloni che oltre l’etica della convinzione esiste anche quella della responsabilità, e che se le due non fossero state coniugate, probabilmente la Costituzione del ’48 non vi sarebbe stata. Sono piccoli segni, ma forse si sta veramente voltando pagina.

  •  
  •  

5 COMMENTS

  1. Necessità di una rivoluzione culturale.
    Il ministro Bondi cerca aperture a sinistra, essendo un uomo di buona volontà, oltre che persona di indole assai mite (e questo va a suo onore). Credo, tuttavia, che sia estremamente difficile che egli possa trovare aperture ed anche se dovesse trovare qualcuno disponibile, tali aperture non potrebbero certo essere considerate significative, come si evince chiaramente dall’atteggiamento che la maggior parte dell’ “intellighenzia” di sinistra ha avuto in tutti questi decenni e sta continuando ad avere in questi giorni in tutti gli ambiti della società (soprattutto scuola, università e mondo dell’arte).
    Bisogna stare molto attenti, poiché si ha l’impressione (io ne sono sicuro) che gli intellettuali di sinistra siano, in massima parte, solo lupi travestiti da agnelli.
    Il centro-destra al governo deve ora imporre con decisione al nostro Paese una sterzata netta nel modo di gestire il sapere e la cultura, l’arte e la ricerca, la scuola e l’università. L’elettorato di centro-destra (soprattutto quello giovane) si aspetta molto da questo punto di vista. Talvolta, purtroppo, si ha la sensazione che gli esponenti politici del centro-destra sottovalutino molto queste aspettative, le quali fino ad oggi sono state in larga parte disattese: nella scorsa legislatura (2001-2006), infatti, non si è fatto nulla al riguardo. Ormai non c’è più tempo da perdere.
    Per far compiere un salto di qualità all’Italia non bastano provvedimenti di natura economica: il nostro Paese ha bisogno di un’autentica rivoluzione culturale in chiave anti-sessantotto che ponga fine alla gestione della cultura della sinistra, la quale ha egemonizzato tutto in spregio alla libertà!
    Che la classe politica di centro-destra compia ora scelte chiare con provvedimenti “concreti”, incisivi e visibili! Senza indugi! Ma, soprattutto, senza complessi di inferiorità e senza gli atteggiamenti “buonisti” e falsamente tolleranti tipici del “politicamente corretto”!

  2. la Costituzione del ’48 prevedeva l’immunità
    Premesso che si dice “ab aeterno” (ab regge ‘ablativo, mentre ad regge l’accusativo), non capisco l’ostinazione a cercare consenso fra i cosiddetti “intellettuali di sinistra”, che oltretutto sono spesso persone di scarso livello culturale. Esistono – se le si vuol cercare – persone non di sinistra e con elevate competenze culturali. Il ministro Bondi forse è vittima della sindrome degli ex comunisti, per cui il mondo è tutto racchiuso nei limiti del Partito, e se si esce dal Partito si è perduti.
    Per quanto riguarda la Costituzione del ’48, possibile che nessuno dei suoi adoratori abbia ricordato che essa prevedeva l’immunità per tutti i parlamentari? Perchè questo “dettaglio” non direbbe niente a noi?

  3. Bene avere aperture in un
    Bene avere aperture in un campo che,per definizione, dovrebbe essere aperto.Ma che,a sinistra,non lo è mai stato.E che difficilmente lo sarà,senza contropartite,di cui,i “puri” della sinistra, sono ingordi.La dc ha permesso l’egemonia comunista nella società.Il centrodestra pensa che quasi tutto sia ici e cose simili.Berlusconi deve concretizzare la sua Università della libertà.Si devono promuovere fondazioni,centri di studio,riviste.Aprirsi agli studiosi stranieri,Far circolare aria,in questo mondo asfittico e mafioso che è l’intellettualità italiana.

  4. L’Egemonia dei Vattimo?
    Agli italiani gliela hanno regalata l’egemonia culturale, i francesi nel 68 perlomeno avevano uno mostro sacro come Sartre,ma chi avevano loro? suvvia..Sartre era un che ti incantava per la sua purezza e il suo acume mentre oggi, la cultura italiana di sinistra, quella 2008, ha Vattimo, o Toni Negri.ahhhaha. Poveracci..

  5. Basta con i falsi unanimismi dei costituzionalisti italiani!
    E’ tempo che la cultura italiana non coincidente con l’establishment della sinistra, e con le sue abusate ragioni, faccia sentire la sua voce, uscendo prima di tutto dalla scalfariana “retorica della costituzione”, ossia dai luoghi comuni che ormai da svariati decenni ci sono stati propinati sulle origini ‘nobili’ della storia della nostra repubblica, spesso con intenti meramente intimidatori nei confronti di chi talvolta avanzava ipotesi di riforma. In secondo luogo contro il falso unanimismo della corporazione dei docenti di diritto costituzionale italiani (che vediamo spesso radunati e chiamati a raccolta sotto l’acronimo AIDA), i quali fingono che dalla loro associazione siano rappresentati tutti quanti gli studiosi di diritto pubblico-costituzionale (e di teoria del diritto) presenti in Italia, negando ogni legittimità ad ipotesi interpretative divergenti. Le false egemonie vanno combattute e devono ora finire (se non altro per il semplice motivo che da parecchio tempo non rispecchiano più la realtà dei fatti). Bravo Quagliarello!

    Prof. Emanuele Castrucci
    ordinario di Filosofia del diritto
    nell’Università di Siena

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here