Electoral graffiti. Tra scongiuri e illusioni

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Electoral graffiti. Tra scongiuri e illusioni

14 Aprile 2008

Electoral graffiti. Il giorno del
voto non solo sms di “in bocca al lupo” e telefonate d’incoraggiamento. I fili
del telefono trasmettono anche passione politica autentica (e per fortuna che
si è stanchi e disamorati verso la politica!) e l’angoscia per ciò che comunque
resta ignoto fino alla fine, alla ricerca di rassicurazione o anche solo di
condivisione.

La prima telefonata degna di nota è
di mio nipote: “zio, giornata storica. La mia famiglia vota compatta per il PdL!”.
Ha 19 anni e va alle urne per la prima volta. Nelle scorse elezioni a casa sua
era finita 2 va 0 per la sinistra. Rimonta fantastica in questa specie di partita
di ritorno del 2006, ed è stato lui il goleador! Meglio della Fiorentina in Coppa
UEFA.

C’è poi chi mi chiama dal seggio. La mia
amica Elena chiede una preferenza dell’ultimo minuto per il comune di Roma.
Sono ben tre le persone che, invece, chiamano preoccupate perché non trovano
Eugenia Roccella nella lista del PdL: vogliono assolutamente votare per lei! Mi
colgono alla sprovvista. Neppure io ricordo immediatamente che nel Lazio ci
sono due circoscrizioni e che Eugenia è nell’altra. Mi salvo in corner
raccomandando di non scrivere assolutamente preferenze sulla scheda della Camera.
E garantendo sull’onore: Eugenia sarà comunque eletta!

Non mancano le forzature vere o, più
probabilmente, solo millantate. Un amico con i genitori di sinistra, ma
anch’essi delusi di Prodi, per vincere le ultime resistenze li ha minacciati di
non fargli veder più i nipotini. Ha ottenuto almeno un’astensione. E sempre perché,
come si diceva una volta, “il personale è politico”, un’altra amica che ha
scoperto un’antica rivale in amore in una lista per la circoscrizione, mi
chiede se può annullare la scheda accompagnando alla preferenza il più classico degli insulti (avete presente la sostanza organica?). Le rispondo
che se questo può risolvere ed evitarle lo psicanalista, il voto mi sembra
comunque ben speso.

Torno dal seggio con mia figlia.
Incontriamo un conoscente del palazzo che dichiara di aver votato Pdl al Senato
(“è il solo voto che conta”, sostiene e speriamo abbia ragione) e Ferrara alla
Camera: “E’ una lista pazza – motiva – Mi divertiva premiarla”. Mia figlia, che
aveva appena visto i cartelloni con un numero sterminato di simboli e mi aveva
chiesto che senso avessero, lo guarda perplesso e gli dice: “Ma se tutti si
divertissero come te, chi lo governerebbe questo Paese?”. M’imbarazzo un po’
ma, in fondo, sono compiaciuto della risposta. Non avrei saputo fare di meglio.

Col pomeriggio hanno inizio i boatos
che – ci si può giurare -, si susseguiranno fino all’apertura delle urne.
Angelo P. vuole sapere quanto sia affidabile “la corsa dei cavalli” attraverso
la quale un sito italiano continua a sfornare sondaggi su base regionale, per
cercare di scoprire come andrà a finire al Senato. Al cospetto dei miei dubbi,
si consola con i bookmakers inglesi, che oggi danno Berlusconi a 1,19: la
quotazione migliore di sempre!

Il direttore di un grande giornale mi
avverte, invece, che tra venerdì e sabato notte “ci sarebbe stato un
movimento”. Penso a un terremoto ma lui, più semplicemente, si riferisce a uno
spostamento di voti. Il Pd avrebbe ora uno svantaggio solo del 2,9. E, dato che
alla vigilia delle elezioni del 2006 l’handicap di Berlusconi rilevato dai
sondaggisti a suo dire era del 2,4, ne deduce la residua possibilità di un%0D
sorpasso in corsa. Scongiuri a parte che, come sosteneva Croce, non fanno mai
male, trovo riparo nella saggezza.

Mentre la telefonata va avanti, penso
tra me e me: congetture, niente di più. Un modo per non riconoscere, con più
semplicità, che un’elezione nazionale presenta sempre un certo grado di
imprevisto che solo lo spoglio delle schede può, infine, risolvere. Non so dove
abbia termine il tentativo professionistico di fornire fino all’ultimo delle
motivazioni per convincere il perplesso, il pigro e l’indeciso. E dove, invece,
inizi quel diritto all’illusione per la quale – e per fortuna -, c’è sempre
spazio nel cuore degli uomini. Ma perché sforzarsi a rintracciare questa
sottile linea di confine? Un’elezione è bella anche per le insicurezze che
nessun sondaggio potrà mai annullare.

 Diario di un candidato