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Eletto il presidente della Consulta…con la data di scadenza

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Un voto. Solamente un voto in più e sarebbe accaduto l’impensabile. Oggi la Corte Costituzionale ha eletto il nuovo Presidente. E’ risultato eletto al ballottaggio il professor Ugo De Siervo. E fin qui tutto è andato come previsto. Ma non è andato tutto liscio. Nel segreto dell’urna è emersa un’altra candidatura forte, quella del giudice del Consiglio di Stato, Alfonso Quaranta, che ha costretto De Siervo al terzo scrutinio di ballottaggio, dove il neo presidente l’ha spuntata per sette ad otto. Ed allora? Qual è il motivo dello scandalo? Si potrebbe obiettare ad esempio che l’elezione a Presidente di De Siervo, giudice eletto dal Parlamento nel 2002 su indicazione del centro sinistra, sia l’ennesima conferma che nel nostro Paese le più alte cariche di garanzia sono sempre e comunque appannaggio della sinistra. Oppure si potrebbe obiettare che forse l’elezione a Presidente di un giudice non eletto dal Parlamento o nominato dal Presidente della Repubblica, insomma l’elezione di un giudice “più indipendente”, avrebbe giovato all’immagine della Corte che negli ultimi tempi ha purtroppo dato adito a più di un dubbio sulla propria effettiva imparzialità politica. Basti pensare alla sentenza che ha sancito l’incostituzionalità del lodo Alfano, inaugurando una delle stagioni più confuse della politica e delle istituzioni italiane.

Ma non è questo il punto. Il punto vero è che se fosse prevalso il giudice Quaranta sarebbe stata per la prima volta infranta la regola ferrea che negli ultimi anni vuole Presidente della Consulta il giudice con la maggiore anzianità di carica. Del resto nei quasi 55 anni di vita la Corte Costituzionale ha avuto ben 34 presidenti con una durata media della carica di 19 mesi. Durata media che quasi si dimezza nell’ultimo decennio nel corso del quale ha avuto 11 presidenti ed una durata media di 10 mesi. Una brevità nella durata della carica che appare del tutto incoerente con la lunghezza del mandato di giudice della Corte, 9 anni il più lungo mandato istituzionale della nostra Costituzione.

Del resto a scorrere gli annali della Consulta ci si imbatte in un dato apparentemente sorprendente. Nella sua storia la Corte ha avuto molti più giudici che hanno rivestito la carica di presidente (34) rispetto a quelli che si sono dovuti accontentare della carica di vicepresidente (23) o rispetto a quelli, più sfortunati di tutti che non hanno rivestito alcuna carica (27, al netto dei 13 in carica che possono sperare di salire al soglio presidenziale). Il dato è del tutto controintuitivo se si pensa che a fronte di un presidente vi è un collegio composto da 15 membri!

La ragione del fenomeno è in realtà banale ed anche un po’ prosaica. Una ragione nella quale esigenze ti tipo corporativo si mescolano con logiche di tipo sindacal-assistenziale. Il fatto è che il Presidente, una volta cessato l’incarico, acquisisce lo status di Presidente emerito. Ma non è solo un fatto di status. E anche un fatto di vil danaro. Perché il Presidente Emerito, accanto allo status, acquisisce anche alcuni privilegi di significativo contenuto economico. E, oggi, nonostante l’età avanzata alla quale normalmente si accede alla carica di Presidente della Consulta, possiamo contare ben 16 presidenti emeriti!.

Sia chiaro, nulla di più lontano da noi di indulgere, anche alla lontana, alla polemica demagogica contro l’indennità dei giudici costituzionali, di arruolarsi nelle fila dell’esercito populista dei sacri guerrieri contro la Casta. La funzione di giudice costituzionale è sicuramente una delle più, se non la più, delicate funzioni delle nostre istituzioni. I giudici costituzionali, annullando una deliberazione legislativa del Parlamento per violazione della Costituzione, hanno – tra gli altri - il potere di mettere nel nulla la volontà del popolo espressa attraverso rappresentanti democraticamente eletti. Una funzione evidentemente delicatissima e che deve necessariamente essere affidata a persone assolutamente compenti, autorevoli ed indipendenti. Ma è chiaro la competenza, l’autorevolezza e l’indipendenza hanno un prezzo elevato sul mercato e quindi ben venga la cospicua indennità dei giudici della Corte.

Ma il problema è semmai l’opposto. Come è possibile tutelare l’autorevolezza della Consulta se il delicato ruolo di Presidente viene attribuito a rotazione per anzianità? Come è possibile svolgere tale funzione se l’incarico dura solo pochi mesi (il record è del prof. Vincenzo Caianiello, Presidente dall’8 settembre al 23 ottobre 1995!!)? E’ un caso se la pubblica opinione spesso ignora del tutto chi sia il Presidente della Corte Costituzionale)?  E’ un caso se la grande autorevolezza della Corte Suprema degli Stati Uniti si accompagna alla stabilità dell’incarico di presidente (l’attuale Chief of Justice fu nominato da Bush nel 2005)?

Siamo convinti sostenitori del modello di democrazia maggioritaria (presidenziale o parlamentare che sia) e siamo perciò consapevoli che un sistema di democrazia maggioritaria per funzionare bene richiede anche la presenza di forti ed autorevoli poteri neutri, in grado di arginare i rischi di tirannia della maggioranza. Una Corte Costituzionale forte ed autorevole oltre che un bene in sé è anche un ingrediente fondamentale di una democrazia decidente ben funzionante. Ed in questa prospettiva ci sono apparse paradossali le parole del neo Presidente De Siervo secondo il quale “le presidenze brevi riducono i rischi di scontri politici”. A noi par vero esattamente il contrario. E la storia recente – ahinoi – ce lo conferma.

PS. La decisione della Corte di rimandare al prossimo gennaio la decisione sul legittimo impedimento fa ben sperare. La Consulta per questa volta ha deciso di giocare un ruolo super partes nella delicata situazione politica in cui si trova il nostro paese e al contempo di non sottoporsi nell'esercizio dei suoi poteri ad alcuna strumentalizzazione della politica. Ce ne compiacciamo.

 

 

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2 COMMENTS

  1. Il Giudice
    diceva un insigne giurista del passato (che non era un giudice)”il giudice deve sempre cenare da solo”. Intendendo che il giudice non deve avere rapporti di amicizia che possano turbare la sua indipendenza.
    Non trovo perciò sbagliato che il Presidente della Corte Costituzionale resti in carica per poco e sia un personaggio di scarsa notorietà. Forse questo lo salva dai rapporti con la politica e le varie possibili cricche.

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