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En Marche, verso la perdita della maggioranza assoluta…

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Con la “Fase 2” riapre anche la politica. E in Francia riprende quota un progetto che la pandemia aveva bloccato. I giornali ne tornano a parlare diffusamente: prima Echos, poi anche Le Figarò. Starebbe prendendo corpo una consistente scissione di deputati del partito fondato dal Presidente Macron che a Palais Bourbon abbandonerebbero En Marche (LREM) per dar vita a un nuovo gruppo denominato, grosso modo, “Ecologie, democratie, solidarité” .

I “promessi transfughi” non sono i primi a lasciare la formazione presidenziale. Dall’inizio della legislatura, infatti, sono già diciotto i parlamentari macroniani in fuga verso altri lidi: alcuni per scelta volontaria, altri perché espulsi in ragione dei voti espressi. In Parlamento erano arrivati in più di trecento – 314 per l’esattezza -, quasi tutti giovani e forti. Allo stato attuale ne sono rimasti 296, mentre l’asticella della maggioranza assoluta è fissata a quota 289. Se, come pare scontato, la nuova scissione dovesse ridurre la consistenza del gruppo macroniano al di sotto di tale quota, la circostanza avrebbe un indubitabile significato politico ma non eccessive conseguenze concrete; e ciò per due motivi.

In primo luogo perché il nuovo gruppo – che includerebbe anche la gran parte dei precedenti fuorusciti – non dovrebbe assumere una posizione pregiudizialmente ostile rispetto al governo. Il suo scopo sarebbe quello di spostare verso sinistra l’asse delle politiche governative, in particolare sui temi dell’ecologia, del rinnovamento degli strumenti della democrazia, di un europeismo ancor più spinto rispetto a quello espresso dal Presidente. Si trincererebbe, per questo, dietro la formula, in realtà non troppo originale, “né con la maggioranza né con l’opposizione” alla ricerca, di volta in volta, di una “maggioranza sulle idee”: vasto programma e anche un pò velleitario se si considera che il governo può contare all’Assembleé Nationale anche sui 46 voti di MoDem, partito alleato che diverrebbe determinante. E che per questo, in termini tattici, potrebbe risultare alla fine il maggior beneficiario dell’ulteriore indebolimento dei macroniani di stretta osservanza.

Veniamo alle considerazioni finali. In primo luogo, se la scissione si concretizzerà, sarà un ulteriore segno che lo stato di salute (politica, s’intende) di Macron non migliora. Il Presidente, infatti, penalizzato dai sondaggi per come il Paese sta affrontando l’emergenza coronavirus, si troverebbe a subire un altro affronto. Infine, le dinamiche che stanno investendo En Marche confermano come la liquidità dei raggruppamenti politici vada considerata ormai non più un’eccezione ma la norma. Soprattutto quando questi sono stati premiati da ampi e improvvisi successi elettorali: circostanza che nelle democrazie occidentali si verifica sempre più frequentemente. Per questo, sono ancora più utili e, direi, indispensabili meccanismi istituzionali in grado di stabilizzare i sistemi politici. E in questo campo, nonostante tutto, la V Repubblica ha ancora tanto da insegnare.

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