Energia: mentre a Bruxelles si rinvia, a Londra si decide

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Energia: mentre a Bruxelles si rinvia, a Londra si decide

Energia: mentre a Bruxelles si rinvia, a Londra si decide

09 Settembre 2022

L’Unione europea prova a battere un colpo sul tetto al prezzo del gas e in generale sulla sfida lanciata da Putin nel campo dell’energia. Ma è più semplice a dirsi che a farsi. 

Oggi  i ministri dei Paesi membri dell’Ue riuniti a Bruxelles per il Consiglio Energia straordinario hanno invitato la Commissione a “proporre un intervento di emergenza e temporaneo, incluso un tetto al prezzo del gas”, entro “metà settembre”. Lo riporta il sommario della presidenza, diffuso al termine della riunione. Le misure dovrebbero aiutare famiglie e imprese, “preservando l’incentivo a ridurre il consumo di gas e di elettricità e il segnale del mercato per la decarbonizzazione“. I ministri “hanno esaminato le possibili opzioni per introdurre un tetto al prezzo del gas importato da giurisdizioni specifiche: serve un lavoro ulteriore sulla possibile introduzione di questa misura”. 

Trovare una sintesi sulla materia tra l’Ungheria di Orban e la Germania di Scholz, solo per fare due esempi, non sarà facile e i distinguo potrebbero potenzialmente avere la meglio. Eppure l’emergenza richiede che la Ue arrivi a prendere decisioni coerenti e rapide per fronteggiare il caro energia. Nel mirino l’obiettivo di privare la Russia, che appare davvero vicina alla paventata chiusura dei rubinetti, delle ricche entrate da esportazione di gas e petrolio. 

Servono decisioni ma non arriveranno oggi. I ministri dell’energia riuniti per discutere il piano in 5 mosse della Commissione (dal tetto al prezzo del gas russo al limite ai super profitti delle aziende energetiche alla facilitazione delle garanzie pubbliche per le aziende di servizi energetici) lasceranno in ogni caso la parola finale ai capi di Stato e di governo che si riuniranno il 6-7 ottobre (riunione straordinaria a Praga) o il 20-21 ottobre (Consiglio europeo a Bruxelles). 

Eppure il pacchetto energia rappresenta uno degli strumenti fondamentali per accelerare la riduzione dell’inflazione, i cui effetti rischiano di innescare una grave crisi recessiva. 

Devono averlo ben compreso al numero 10 di Downing Street dove la nuova premier conservatrice, Liz Truss, ha deciso, solo qualche ora prima della morte della regina Elisabetta II, di dotare l’Inghilterra di un massiccio piano per l’energia. Il valore dell’intervento oscilla tra i 150 e i 200 miliardi di sterline. Tra le azioni previste, non solo il tetto di 2.500 sterline annue per la bolletta, ma soprattutto più di 100 nuove licenze di esplorazione di petrolio e gas nel Mare del Nord e l’eliminazione del divieto di fracking, metodo di estrazione duramente contestato dagli ambientalisti. A proposito di ambientalismo, Truss ha dichiarato anche di voler rivedere il percorso che l’Inghilterra si pone di compiere verso la neutralità carbonica al 2050. La premier oxfordiana vuole che sia “rispettoso delle persone”. Londra non è mai sembrata così lontana da Bruxelles.