Europee, per dare un segnale forte agli italiani il Cav. deve metterci la faccia
11 Maggio 2009
Venerdì e sabato primo giro elettorale nelle Marche. Domenica giornata in famiglia. Ci scappa persino un giro in motorino per le vie di Roma. Passo di fronte ai cartelloni elettorali e non posso fare a meno di pensare: “Altro che girls. La nostra immagine è affidata unicamente a uomini di mezza età (quando va bene!) con qualche chilo di troppo!”. Nessun cedimento alla società dello spettacolo. Ma comprendo quale sia il vero danno che può derivare dalla buriana mediatica di quest’ultima settimana: una sorta di timidezza a presentarsi agli elettori con il volto di colui che ha rappresentato l’azione di governo in questo primo anno di legislatura.
Non è il “culto del capo” che guida queste riflessioni. Semmai, la considerazione di come in quest’esordio di legislatura lo Stato sia riuscito a far sentire la sua vicinanza ai cittadini, a Napoli come all’Aquila. Di come l’Italia sia riuscita a “tenere”, nonostante i suoi handicap atavici, nella bufera di una crisi globale senza precedenti in questo secondo dopoguerra. Di come l’azione di governo si sia rinnovata in alcune sue proposte, nello stile, nella provenienza generazionale dei ministri.
Se la bufera mediatica non ha lasciato il segno, è innanzi tutto per queste ragioni. E se oggi gli italiani hanno una curiosità d’avanzare, non è quella di un particolare piccante in più. Semmai, vogliono capire cosa questo esecutivo intenda fare per non smarrire un’occasione storica.
Quando saremo usciti dal tunnel della crisi meno ammaccati di altri, quando ci sarà la possibilità di non lesinare lo spicciolo per evitare che il debito continui a stringere come un laccio le generazioni di oggi e del futuro, a quali idee ci si affiderà per modernizzare definitivamente il Paese e realizzare un nuovo miracolo italiano?
E’ questo che Berlusconi deve dire agli italiani in campagna elettorale. Presto e con la sua faccia. Senza permettere a nessuno che il patrimonio di una rivoluzione riuscita si disperda fra i muri delle nostre città, affidato all’unica rappresentazione dei manifesti di onesti cercatori di preferenze.
