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"Operatori del Bene" sul web

Evangelizzare Internet è la nuova missione della Chiesa Cattolica

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Fino a ieri il cosiddetto mondo dei media poteva essere guardato come un mondo a parte e persino con sufficienza. “In fondo - si sarebbe potuto dire - sono solo canzonette”. Ma oggi non è più così. Media e new media stanno diventando un elemento costitutivo del mondo di tutti, un ambiente, rispetto al quale possiamo atteggiarci in modo più o meno consapevole, più o meno partecipativo, ma col quale non possiamo non fare i conti, visto che ci siamo letteralmente dentro. Tutto ciò comporta, come sappiamo, una serie di cambiamenti profondi nel nostro universo relazionale.

Cambiano le relazioni educative, sia perché ciò che passa nei media diventa sempre più decisivo nella formazione della personalità dei bambini e degli adolescenti, sia perché nell’uso dei nuovi media spesso sono i figli a dover alfabetizzare i genitori, non viceversa; cambiano le relazioni amicali, dal momento che si può dar vita a comunità di “amici” che non abbiamo mai incontrato faccia a faccia, ma soltanto in rete; cambiano le relazioni politiche, dal momento che, anche in Paesi dove esistono regimi polizieschi, si possono organizzare grandi manifestazioni di piazza e far conoscere a tutto il mondo ciò che il governo non vorrebbe che venisse conosciuto (a ragione qualcuno proponeva di assegnare a internet il premio Nobel per la pace); cambiano le relazioni economiche, se pensiamo alle enormi potenzialità che si stanno aprendo proprio nella rete; cambiano infine le stesse relazioni mediali, visto che con l’avvento del cosiddetto Mobile 2.0, tanto per fare un esempio, si può essere contemporaneamente fruitori e creatori di contenuti, in un contesto sempre più personalizzato (a differenza del tradizionale computer il dispositivo mobile è sempre più collegato ai gusti e ai desideri del possessore), privo di vincoli di luogo (lo si porta con sé) e di tempo (si è sempre connessi). Il cosiddetto mondo del Web sta diventando insomma il nostro nuovo mondo.

“Esperta di umanità”, la Chiesa non poteva restare indifferente a questi cambiamenti. L’attenzione particolare ai rischi (realissimi!) di un uso dei media tradizionali, di internet e dei new media irrispettoso della dignità dell’uomo non ha mai impedito al magistero di vederne le enormi potenzialità positive. Bene ha fatto dunque Vincenzo Grienti in questo suo libro a passare in rassegna gli interventi magisteriali di questi ultimi dieci anni in ordine al mondo del Web. Ne esce un rapporto tra Chiesa e Web per molti versi inedito e sorprendente.

L’autore, giornalista di rango e di lungo corso, tra l’altro assai attivo nell’ambito del Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, ha potuto osservare il problema dal di dentro in tutti i sensi, se così si può dire. Grienti, infatti, conosce bene sia il mondo della Chiesa, sia il “continente digitale” di cui parla. E questo si vede, non soltanto dalla evidente partecipazione intellettuale, direi quasi, passione, ma anche dalla competenza e lucidità con le quali egli affronta i diversi temi. Grazie a questo libro, il lettore può entrare così nei meandri del rapporto tra Chiesa e mondo del Web, prendendo confidenza con i documenti magisteriali, col contesto socio-culturale nel quale essi nascono, nonché col contesto antropologico che essi tentano di delineare, forse il capitolo più interessante del libro, sempre al servizio dell’uomo e della sua dignità.

Le relazioni umane che si creano e si intersecano oggi nella rete sono le più diverse; i pericoli, specialmente per gli adolescenti, sono sempre in agguato, specialmente per quanto riguarda il rischio di perdere il senso della realtà, a tutto vantaggio di relazioni meramente “virtuali”. Eppure non c’è soltanto questo. C’è, ad esempio, anche la possibilità di soddisfare davvero il sempre più diffuso bisogno di amicizia, di vivere l’ambiente virtuale come uno spazio per scambi sociali ricchi di significato. Non ci sono soltanto “comunità di fantasia”, funzionanti secondo le modalità “astratte” tipiche dei giochi di ruolo; ci sono anche “comunità di relazione” fondate sull’importanza che viene assegnata all'identità reale dell'individuo; comunità che spesso diventano, non a caso, uno strumento per creare relazioni anche off line. Siamo dunque di fronte a una strutturale ambivalenza, una compresenza di luci e di ombre, che costituisce un po’ la caratteristica tipica di tutto ciò che è umano.

Ai cristiani il compito di diventare operatori di bene anche nell’universo del Web. I tempi della passività, della semplice fruizione dei messaggi che passano in rete, per giunta elaborati da “altri”, sono ormai alle spalle, dobbiamo buttarceli alle spalle. Oggi il Web ha bisogno soprattutto di viaggiatori che siano “produttori” di messaggi; dobbiamo pertanto diventare sempre di più “produttori” delle nostre idee. Questo, in fondo, il senso delle parole di Benedetto XVI, allorché, rivolgendosi recentemente ai giovani, li esortava “a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede”.

Al nostro mondo “reale”, lo abbiamo già detto all’inizio, appartiene ormai anche il cosiddetto mondo “virtuale”. Evangelizzare quest’ultimo equivale pertanto a fare del nostro meglio, affinché nel mondo che abitiamo sia viva la presenza di Dio e, con essa, il rispetto della dignità di ogni uomo, anche di quegli uomini (soprattutto giovani e adolescenti) che navigano spaesati nel cyberspazio, magari in attesa di incontrare qualcuno o qualcosa che possa accendere una speranza.  Aver richiamato l’attenzione su queste tematiche, mi sembra che rappresenti il merito principale di questo libro.

Vincenzo Grienti, La Chiesa e Internet, Academia Universa Press 201o
 

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