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Appunti Internazionali/29

Faccia a faccia con i talebani: analisi della battaglia di Marja

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Il 13 febbraio è iniziata la battaglia per riprendere il controllo della città di Marja (80.000 abitanti) nel sud dell’Afghanistan, nella provincia di Helmand. E’ la più grande offensiva dal 2002: adesso 15.000 soldati tra americani, afghani e inglesi si stanno battendo contro i talebani che fino ad oggi hanno fatto da padroni.

Un buon inizio per capire qualcosa di quello che sta succedendo, è uno sguardo attento alla situazione sul campo. Siccome le cognizioni geografiche sono un requisito essenziale, si consulti google-maps, dove si capisce qualcosa della zona, per lo meno l’aridità, alcuni canali d’irrigazione in zone coltivate (oppio), la forma geometrica della cittadina ecc.

Ma il documento certamente più importante, e di facile lettura, è quello prodotto dalla NATO (per notizie aggiornate si veda il sito dell’ISAF), quindi una fonte ben ufficiale, abbastanza recente, datato 22 dicembre 2009, che contiene una serie di informazioni estremamente utili e interessanti. Slide n° 1, si inizia con una mappatura dei gruppi di insorgenti talebani (T) e non; la n° 5 mostra la crescente presenza dei T sul territorio; la n° 7 l’organigramma dei T e la razionalizzazione dello stesso dall’inizio della guerra; la n° 8 è un grafico impressionante dell’incremento del numero di attentati, imboscate, IED (“improvised explosive device”, bombe artigianali), IED disinnescati, attacchi con mortai e missili che hanno toccato il picco nell’estate dello scorso anno prima e durante le elezioni presidenziali; la n° 18 fotografa la situazione di potere dei T . La conclusione del report è drammatica, il governo ombra talebano è adesso presente su tutto il paese; la n° 21 spiega la struttura delle cellule T.

Subito dopo, si può leggere un’analisi del Center for a New American Security sullo stato dell’intelligence alleata in Afghanistan. E’redatto da tre esperti del settore, non da osservatori o studiosi universitari esterni, e porta a conclusioni diciamo drastiche. “Da 8 anni impegnata nella guerra in Afghanistan, l’intelligence USA è solo marginalmente rilevante nella strategia generale. Essendosi focalizzata soprattutto sull’analisi e la raccolta di informazioni sui gruppi insorgenti, l’apparato di intelligence è incapace di rispondere alle domande fondamentali riguardo all’ambiente e alla stessa popolazione che gli Stati Uniti ed i loro alleati cercano di persuadere. Ignoranza dell’economia locale e della questione agraria, vaghezza sui leader locali e su come potrebbero essere influenzati, disattenti alle relazioni tra i vari progetti di sviluppo e sulla cooperazione tra villaggi, disimpegnati nell’ascolto delle esigenze della popolazione – se hanno bisogno di aiuti economico umanitari  o soldati –, gli ufficiali e gli analisti americani dell’intelligence non possono altro che darsi una smossa affinchè un’effettiva campagna di contro insurrezione risulti vittoriosa”. In pratica l’accusa ai servizi è di essersi troppo concentrati sull’aspetto militare del nemico e poco sulle esigenze della popolazione, in contrasto con tutta la dottrina COIN.

Capito qualcosa della realtà non rosea, ma non disperata, si è pronti per cercare di comprendere la strategia di McCrystal. A nostra disposizione un documento di 30 slide in power point, secondo le migliori tecniche di management anglosassone, presentate dallo stato maggiore USA a dicembre. Il risultato sembra un quadro astratto, il giornalista del NYT lo paragona ad un opera di CY Towmbly in mostra a Roma. Il documento è un piccolo manuale di strategia e cerca di rispondere all’annosa questione di “come una grande potenza enormemente più forte può aver ragione di forze infinitamente più deboli di un paese del terzo mondo?”. Infatti illustra bene, passo per passo – si consiglia anche di cliccare sui riquadri arancioni in alto a sinistra con i commenti - la logica dell’azione di contro insorgenza alleata. La questione centrale rimane, comunque si giri il problema, solo una: vincere la guerra nei conflitti asimmetrici non è vincere la pace e per raggiungere questo obiettivo sono necessari ulteriori passi quali garantire la sicurezza alla popolazione e un governo legittimo che fornisca servizi efficienti e promuova uno sviluppo economico. La prima azione di ogni strategia Coin è rappresentato non più dall’obiettivo della distruzione militare del nemico, ma dalla lotta tra i contendenti per la conquista della maggioranza della popolazione; è su questo punto che si innesta infatti qualsiasi possibilità di vittoria ed da qui partono le slide. 

Ritornando all’offensiva, sembra per fortuna che le cose vadano bene (ma nessuno ha mai dubitato delle capacità militari alleate e in modo particolare di quelle americane come ha dimostrato la deposizione del mullah Omar nel 2002, quello che è mancato è tutto il resto come in Iraq: la coordinazione con l’amministrazione civile, l’impegno nella ricostruzione, la comprensione della società afghana, ecc.)

Un articolo ripreso dall’American Enterprise Insitute non sopravvaluta l’arresto del così detto numero 2 dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar e per due motivi. Il primo, gli islamisti si sono sempre dimostrati in grado di rimapiazzare ogni perdita velocemente data la struttura non piramidale dell’organizzazione e, seconda obiezione, la cattura del capo talebano nemmeno significa la nuova collaborazione dei servizi segreti pakistani, da sempre connessi con i fondamentalisti. Anche altre volte, pressati dagli americani, avrebbero consegnato alleati per loro ormai bruciati o scomodi

http://leonardotirabassi.blogspot.com

 

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