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La ripartenza

Fase 2, serve un progetto per il settore trasporti! Così si rischia il collasso

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Tra i vari problemi che verranno alla luce nel corso della cosiddetta per fase 2 – al via da lunedì 4 maggio – una particolare attenzione va data al trasporto pubblico locale, il quale pare proprio rischiare una disfatta. Come scrive Il Sole 24 Ore, infatti, le aziende di trasporto avvertono che il distanziamento sociale, cardine della lotta al covid-19, potrebbe mettere in discussione il sistema della mobilità urbana.

A questo riguardo, pochi giorni fa, nel corso di una video conference con le note aziende di trasporti e con le rispettive associazioni – Tpl, Anav, Astra e Agens – il Ministro De Micheli ha ribadito la necessità di rispettare tutte le misure del Governo, inerenti sia alla distanza di 1 metro, sia all’obbligo di indossare la mascherina, anche di stoffa, sui mezzi pubblici.

Emblematico è il caso di una grande città come Milano: secondo Il Sole 24 Ore prima della crisi sanitaria, sui mezzi pubblici, viaggiavano circa 2,2 milioni di passeggeri al giorno. Con la fase 2, questi mezzi di trasporto avranno una capacità ridotta al 25%: quindi, potranno trasportare circa 550mila utenti al giorno, lasciandone fuori 1,6 milioni, i quali, però, presumibilmente, dovranno comunque recarsi sul posto di lavoro. Inoltre, la questione potrebbe diventare ancora più annosa nel momento in cui riapriranno le scuole e le attività riprenderanno a funzionare a pieno regime. Per questa ragione le sopracitate aziende di trasporto chiedono la possibilità di valutare come ipotesi per la tutela dei passeggeri la sola mascherina, togliendo il distanziamento: questo renderebbe possibile una capienza fino al 50% del trasporto garantendo un’offerta più in linea con la richiesta futura. Vi è, poi, un dibattito legato ai controlli sul rispetto della distanza di sicurezza: secondo il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana occorre attribuire ai preposti al controllo anche il potere di negare l’accesso al servizio di trasporto pubblico. Di contro, Astra sostiene che non è compito del personale Tpl controllare il rispetto delle regole previste dal Dpcm per la fase 2: i dipendenti delle aziende di trasporto pubblico, infatti, in questa ottica, devono solo limitarsi a segnalare le irregolarità alle forze dell’ordine.

Anche la Capitale affronta non pochi problemi in merito a questa faccenda dei trasporti: Il Messaggero scrive, infatti, che l’amministrazione capitolina ha ritenuto opportuno, in una fase così critica, reintrodurre il pagamento per la sosta sulle strisce blu nella zona centrale della città. A renderlo noto è stato Roma Servizi per la Mobilità che, in una nota, ha specificato come saranno a pagamento i parcheggi nelle zone di interscambio, per chi non ha un abbonamento metrebus, all’interno della fascia oraria 5.15- 0.30. Per quanto il provvedimento possa probabilmente dipendere da ovvi motivi di bilancio, appare comunque discutibile, soprattutto alla luce delle carenze che Roma aveva già prima dell’emergenza in merito ai trasporti pubblici. Forse è per questo che la reazione delle opposizioni non si è fatta attendere: la consigliera comunale di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni ha espresso il disappunto in una nota di poche ore fa, accusando la sindaca Virginia Raggi di aver messo le logiche di bilancio davanti alle esigenze del cittadino. Invece, il capo-gruppo della Lega in Campidoglio Maurizio Politi ha annunciato che, alla ripresa delle attività in aula, porterà una richiesta di sospensione del pagamento dei parcheggi sulle strisce blu almeno fino al 30 Giugno. Il Partito Democratico, infine, ha invitato la Sindaca ad evitare polemiche con l’Atac su presunti limiti imposti dalla Regione ed a ritirare piuttosto l ’emendamento sulle strisce blu.

Sul tema, comunque, c’è un discorso comune a tutte le aziende di trasporti delle varie città italiane: si tratta, infatti, di un settore – al pari di altri – colpito da quella che potrebbe essere una vera e propria emergenza finanziaria. Come dicono i dati de Il Sole 24 Ore, dopo lo scoppio della pandemia ed il successivo periodo di quarantena, si è verificato un crollo della vendita di biglietti ed abbonamenti – scesi dell’80% in media, con punte a Milano e Verona superiori al 90% – che ha provocato, di conseguenza, il crollo dei ricavi. Su questo il Ministro De Micheli ha promesso che nel un prossimo decreto ci saranno anche una serie di interventi per il settore trasporto passeggeri, che, come si è avuto modo di leggere sopra, in questo momento, sta attraversando una situazione piuttosto complessa.

Forse, la soluzione migliore potrebbe essere proprio quella suggerita da Tpl, secondo la quale, per il ritorno a una nuova normalità, potrebbe essere necessario diversificare orari e organizzazione di attività scolastiche, lavorative, produttive. Pertanto, se è necessario coniugare il diritto alla salute con quello allo studio e al lavoro – nel rispetto dei principi della Costituzione – occorre da parte del Governo un piano straordinario che possa garantire l’utilizzo del trasporto pubblico ai cittadini, rendendolo efficiente e sicuro, evitando assembramenti alle fermate di bus e metro e, quindi, assicurando una frequenza maggiore delle corse. Ancora, potrebbe essere incentivato l’uso di altri mezzi elettrici o della propria automobile, in modo da offrire più possibilità al cittadino. Altrimenti, potrebbe un pericoloso stallo, il quale potrebbe causare gravi danni ad un sistema economico, che ne affronta già molti.

 

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