Verso il Natale

Fermiamoci tutti e ascoltiamo il silenzio dell’attesa

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In questo profluvio logorroico e retorico di parole urlate, svuotate e abusate, censurate, svilite, sfibrate, usate a caso, a convenienza, impugnate come spade, che satura le orecchie … In questa abbuffata consumistica di immagini che orientano portafogli, attirano followers, incollano agli schermi … In questo delirante e caotico vortice di opinioni, ideologie, colpi di scena e piroette, con contorno di gattini e sardine, bacioni e #staisereno … mi si permetta una piccola parentesi, tra un “per il bene degli italiani” e un “dalle tasche degli italiani”: e se fermassimo per un attimo il Grande Spettacolo?

Forse ci stiamo perdendo qualcosa, qualcosa di essenziale, più della mattutina rassegna stampa, o “stanca” alla Luca Giurato (mai termine più azzaccato), più importante delle dirette Facebook, delle storie Instagram, del Black Friday, dello Spread e delle offerte PoltroneSofà, più di CR7 e dei Ferragnez, più del Trono di Spade e persino dei Royal Baby.

Forse stiamo perdendo il tempo dell’attesa, lo sguardo che sogna, le mani che accolgono e lavorano per l’altro, il silenzio che ascolta, il pensiero che valuta, discerne e poi agisce. Senza di questo la pace non nasce.

In questo tempo di Avvento ci facciano un po’ di luce queste parole di padre David Maria Turoldo:

«Sì, sono convinto che un poeta è un grande “orecchio” sul mondo: sul mondo del sensibile e dell’ultra-sensibile; sul mondo del suono come su quello del silenzio; orecchio in ascolto della pietra, del crescere del filo d’erba; in ascolto del “rabbrividente silenzio” nella luce dell’alba; in ascolto del sospiro di Dio nell’alito del vento.

Antenna sempre tesa a registrare “messaggi in arrivo dalle galassie”; a trasmettere almeno un “tic” udibile della Sua presenza. Intelletto più che ragione. Un intelletto d’amore; un cuore che si fa conchiglia, che raccolga e conservi e tramandi all’infinito il canto degli oceani, il gemito delle risacche.

Poeta, uomo in ascolto di ogni voce; in ascolto soprattutto dei silenzi di Dio. Perciò egli è uno che ama si faccia soprattutto silenzio su Dio, diversamente gli muore anche il canto:

Signore, per Te solo io canto

onde ascendere lassù

dove solo Tu sei,

gioia infinita.

In gioia si muta il mio pianto

e quando comincio a invocarTi

solo di Te godo,

paurosa vertigine.

Io sono la Tua ombra,

sono il profondo disordine

e la mia mente è l’oscura lucciola

nell’alto buio.

Che cerca di Te, inaccessibile Luce;

di Te si affanna questo cuore

conchiglia ripiena della Tua Eco,

o infinito Silenzio.

Perché il canto nasce dal silenzio. Taci, che qualcuno ti parla. Taci, non svegliare la notte. Taci, perché l’aurora sta per apparire sulle vetrate dell’abside. E veglia sempre al limitare della grotta sul Carmelo, in attesa che Dio passi nella valle.

Più taci e più sprofondi; più non sai cosa dire; e più il silenzio ti prende. Infatti, più sai di Dio, meno riesci a dire di lui; meno hai voglia di dire, e di sentir dire. La Vergine è una divina taciturna; solo quando Egli la inonda e la feconda, si mette a cantare: Magnificat!; e a danzare. Subito rapita anche lei – soprattutto lei – nell’Infinito.» (D.M. Turoldo, Poesia e ascolto, «Servitium» III, 70/71 – 1990)

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