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«Fine vita», confusione e una spinta sospetta

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Sembra che tutti abbiano dimenticato il caso Englaro e la generosa, straordinaria battaglia politica e parlamentare che il governo e la maggioranza dell’epoca ingaggiarono per salvare la vita ad Eluana. Oggi il testo base sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, che stiamo discutendo alla Commissione affari sociali alla Camera, sembra scritto per cancellare il grande dibattito nato su quel caso e sulla legge che tentammo di far approvare all’epoca.

La legge arrivò a un soffio dal voto finale, e fu relegata in un cassetto dal governo Monti, ma il tema era stato sviscerato fino in fondo, in tutte le sue difficili sfumature e implicazioni. Non è questione che si possa affrontare in modo grossolano, né esaurire nei cinque scarni articoli di cui è composto l’attuale testo: il risultato, infatti, è una proposta inaccettabile sul piano etico e sociale, inapplicabile su quello tecnico, priva di garanzie sia per la libertà del medico che per quella del paziente, e sostanzialmente indifferente alla tutela della vita umana e ai principi di solidarietà e fratellanza.

Una legge che non definisce il consenso informato, ma si limita a registrare, senza preoccuparsi troppo delle modalità, le volontà del soggetto, obbligando il medico ad eseguirle, e distruggendo così ogni dignità professionale, deontologica e scientifica del medico stesso. Se il testo rimanesse com’è ora, il malato potrebbe decidere di curarsi solo omeopaticamente, di ricorrere al metodo Stamina, di trattare un tumore a base di iniezioni con acqua, insomma di fare tutto quello che gli viene in mente, e il medico dovrebbe solo mettere in pratica. Come stabilisce il comma 7 dell’art. 1: “Il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente e in conseguenza è esente da responsabilità civile e penale”.

Su altri punti, altrettanto sommari e superficiali, sorvoliamo. Eppure questa legge dovrebbe andare in aula il 30 gennaio, senza se e senza ma, cioè anche se non avesse esaurito il percorso in commissione. Le proteste trasversali dei cattolici probabilmente otterranno qualche giorno in più, ma desta molti sospetti l’improvvisa fretta del Pd, che, anche contro una parte della maggioranza, vorrebbe approvare la legge senza curarsi di approfondire, emendare, correggere un testo che riguarda non qualche bonus da 80 euro, ma la vita e la morte delle persone, soprattutto quelle più fragili.

Sono ormai in molti a pensare che dietro questa urgenza ci sia il desaparecido Renzi, che vuole andare a qualunque costo al voto, strattonando il paese e cercando di piazzare mine sotto al governo Gentiloni. In un momento così difficile per il paese, con le popolazioni colpite dal sisma che sono al gelo, con i paesi isolati e gli animali (il loro patrimonio economico) decimati dalla fame e dal freddo, mentre c’è il rischio di una manovra economica aggiuntiva, e gli indicatori tracciano  il quadro di un’Italia che non riparte, c’è proprio bisogno di una legge divisiva, mal scritta, e non richiesta dagli italiani? No.

Ma forse qualcuno la vuole pensando non al bene comune, ma solo alla personale sopravvivenza politica; la vuole per creare l’incidente parlamentare e arrivare in fretta alle elezioni.

(Tratto da Avvenire)

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1 COMMENT

  1. Il PD ormai è il Partito
    Il PD ormai è il Partito della Deriva: morale, culturale e politica. Meraviglia assai come cosiddetti cattolici si prestino allo smantellamento di ogni riferimento alla loro stessa dottrina.

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