Storico abbraccio tra cattolici e ortodossi

Francesco e Kirill: tornano i valori non negoziabili

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Un incontro storico quello avvenuto all'aeroporto José Marti' dell'Avana tra Papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill, primate della Chiesa ortodossa russa. Dopo secoli di freddezza, l'abbraccio tra Bergoglio e Kirill fa cadere un altro muro che sembrava invalicabile, tra due chiese, la cattolica e l'ortodossa, con riti diversi ma dottrina e radici comuni. Un incontro che apre scenari inediti non solo dal punto di vista interconfessionale, ma anche politico e diplomatico.

 

L'incontro avviene a Cuba, territorio 'neutro', a cavallo tra il viaggio di Bergoglio in Messico e la visita ufficiale di Kirill nell'isola dei Castro. "Somos hermanos", siamo fratelli, ha ripetuto il Pontefice rivolgendosi alla guida della Chiesa ortodossa russa. Kirill ha risposto: "Ora le cose sono più facili". E il Papa, in spagnolo, tradotto in russo dall'interprete: "E' più chiaro che questa è la volontà di Dio". Francesco e Kirill hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta, mettendo al centro temi come il cammino di unità delle fedi, le persecuzioni dei cristiani in medio Oriente, il superamento della crisi in Ucraina e le "radici cristiane" dell'Europa.

 

Le due chiese tornano a parlare con una sola voce sui valori non negoziabili, come la difesa della vita e della famiglia naturale. In particolare riportiamo tre punti della dichiarazione congiunta sottoscritta a L'Avana. "La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi", si legge nella dichiarazione. "Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli".

 

"La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna", si legge in un altro punto della dichiarazione. "È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica".

 

E ancora: "Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10). Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale. Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore". Parole che non serve commentare.

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