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No al referendum sulla statalizzazione dell'acqua

“Fuori i profitti dall’acqua” è solo uno slogan per sprecare di più

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Meglio di quanto possa fare il sottoscritto, sulle pagine di questa rivista il professor Leonardo Damiani ha presentato un quadro puntuale ed esaustivo del settore idrico italiano, svelando le contraddizioni (e le strumentalizzazioni) dei promotori del referendum sulla statalizzazione dell’acqua. A nome di "Acqualiberitutti", il comitato per il No a questo referendum, invito Damiani ad essere parte attiva della nostra iniziativa politica: abbiamo molto bisogno di esponenti di quel mondo accademico che, per convinzione o appiattimento sulle posizioni di mainstream, è troppo spesso schierato su posizioni anti-mercato.

In fondo, le ragioni del sì al referendum sono la riproposizione idrica dei peggiori riflessi ideologici del nostro tempo. La prova l’ho avuta in un confronto radiofonico con uno degli estensori dei quesiti referendari. Il primo argomento che costui ha usato contro le posizioni che provavo a rappresentare è stato: “La crisi ha evidenziato il fallimento del vostro modello economico, dovete prenderne atto, sottoscrivendo in massa il referendum i cittadini italiani hanno dimostrato di averlo ormai capito”. Per ‘modello economico’ il giurista mio interlocutore si riferiva evidentemente ad una libera economia, a suo giudizio fallita durante la crisi economica degli ultimi anni.

Quella voglia di liquidare come il crepuscolo dell’economia di mercato una recessione sì profonda, ma in realtà frutto dello scoppio di una bolla determinata da nefaste decisioni pubbliche, trova nell’acqua solo un pretesto. Il dramma è che le tesi dei referendari fanno presa in un’opinione pubblica memore degli effetti di privatizzazioni approssimative e sfiduciata per le cattive performance di molti capitalisti nostrani. E allora, agli elettori-utenti dobbiamo saper offrire argomenti di buon senso e pragmatismo.

C’è da parlare dei gravi deficit infrastrutturali del settore idrico, dallo spreco di oltre un terzo dell’acqua all’assenza in buona parte del paese di buoni impianti fognari e di depurazione. E’ opportuno sottolineare come il ‘cuore’ del demonizzato decreto Ronchi sia in realtà l’affermazione del principio della gara pubblica come criterio- base per l’assegnazione dei servizi idrici, per superare lo status quo ante fatto di procedure opache per l’affidamento del servizio, magari a società miste amministrate da politici riciclati.

C’è da dire a voce alta ciò che molti sussurrano e che i promotori del referendum fanno finta di non sapere: in Italia le tariffe per l’acqua sono mediamente troppo basse - frutto di decisioni politiche di sindaci desiderosi di mostrare ai propri cittadini di non aver aumentato le bollette - e questa è la ragione per la quale mancano più di 60 miliardi di euro necessari agli investimenti di ammodernamento delle reti. Con tariffe basse, d’altro canto, slegate dal principio democratico del “chi consuma di più, paga di più”, gli italiani si concedono di lasciare rubinetti aperti o di lavare l’automobile con l’acqua potabile: comportamenti ritenuti irresponsabili altrove, certamente poco efficienti e rispettosi dell’ambiente. Ancora, l’attuale bassa qualità, reale o percepita, dell’acqua del rubinetto porta le famiglie italiane a consumare una quantità di acqua imbottigliata molto superiore al resto d’Europa (una scelta tra l’altro quasi irrinunciabile in alcune zone del Mezzogiorno).

E’ su questi temi che va spostato il piano della discussione. E L’Occidentale, che ha aderito al Comitato per il No, sarà un ottimo strumento per ‘invadere’ la rete di argomenti di buon senso. Non c’è alcuna contrapposizione tra ‘acqua privata’ e ‘acqua pubblica’: il confronto è tra chi si pone il problema di come permettere, anche attraverso l’ingresso di investimenti privati nel settore, il miglioramento qualitativo di un servizio fondamentale per la vita delle famiglie italiane e chi usa il tema dell’acqua per riciclare vecchie battaglie populiste ed ideologiche.

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6 COMMENTS

  1. Si si, certo… intanto nei
    Si si, certo… intanto nei pochi luoghi in cui e’ partita la privatizzazione dell’acqua, i cittadini la stanno pagando non il doppio, ma ben il TRIPLO!!!
    Acqua bene comune, investire per eliminare gli sprechi e’ importante, ma la privatizzazione e’ una scusa per far guadagnare di piu’ ai soliti “investitori” e per far spendere di piu’ alla povera gente!

  2. Privatizzare l’acqua
    Ho gia’ visto le privatizzazioni e per il momento mi basta.

    Ho gia’ visto dare la gestione a societa’ private gli acquedotti ed il relativo triplicare di prezzi con gli stessi servizi.

    Diceamo la verita’ che nella maggior parte dell’Italia l’acqua e’ un bene abbondante e di gestione abbastanza semplice per la sua potabilita’ e distribuzione.

    Diciamo che il prezzo in tante zone e’ alto e non giustificato da motivi economici reali

    Diciamo che la storia trita e ritrita del lavaggio dell’auto con l’acqua minerale e’ una falsa verita’: sara’ uno scandalo in Israele o in Germania dove l’acqua devono rispettivamente dissalarla e estrarla dalle torbiere ma non ha lo stesso significato qui.

    Si e’ generata la mentalita’ che l’acqua deve essere fatta pagare di piu’ perche’ e’ un bene prezioso

    E’ vero e’ preziosa e merita rispetto ed uso consapevole anche se abbonda, ma non giustifica un aumento del prezzo se non legato a ragioni economiche. Inoltre in pochissimi comuni ci sono le linee di acquedotto industriale che permettono di lavare la macchina con acqua grezza

    Il privatizzare l’acqua appare il solito sistema di dare i soldi agli amici, di aumentare le tariffe, di pagare amministratori delegati e relativi consigli d’amministrazione cifre da fare schifo per avere gli stessi servizi di prima o poco piu’

    Lasciate in pace almeno l’acqua che gia’ con la depurazione, che incide a volte quasi come la fornitura dell’acqua potabile, ci marciano.

    saluti

  3. L’acqua nel comune di OVARO
    Nella mia precedente abitazione (TORINO) pagavo l’acqua in base ad un contatore nel mio appartamento. In quella attuale esiste un contatore condominiale e le spese sono divise per numero di persone residenti. A parte le beghe (ma tuo zio sta sempre a casa tua!! fatti gli affari tuoi!!) io mi accorgo che un pagamento meno puntuale dell’acqua, mi disincentiva la parsimonia.
    Nel comune di OVARO (UD) dove conosco parecchia gente, ho saputo che si paga a Numero di rubinetti della casa!!! Alla faccia dell’economi

  4. Per sostenere le ragioni del no…
    …Occorrerebbe capire come funzionano le nomine nei vari enti che gestiscono l’acqua “pubblica”.
    Probabilmente ci accorgeremo che già ora l’acqua è privatizzata dalla “casta” ed in modo surrettizio.

  5. No all’ideologia si al buon senso
    Concordo con l’autore dell’articolo sul fatto che molte persone che si oppongono all’entrata dei privati nella gestione dell’acqua partono da premesse ideologiche.
    Personalmente non condivido nulla dell’ideologia del “crepuscolo dell’economia di mercato” che pure, oggi, sembra fare tanti proseliti.
    Nondimeno, bisogna ricordare che l’acqua è un bene essenziale e che è piuttosto illusorio pensare di risolvere le attuali criticità strutturali e di utilizzo semplicemente con l’affidamento ai privati.
    I principi dell’economia di mercato funzionano bene, nell’interesse generale, quando vi è effettiva concorrenza, non certo quando un servizio essenziale viene gestito in regime di concessione monopolistica !
    Personalmente, sono pertanto favorevole alla gestione pubblica dell’acqua e credo l’iniziativa referendaria non sia solo espressione di erronee premesse ideologiche, ma abbia anche motivazioni ragionevoli.

  6. Rileggo volentieri
    Rileggo volentieri l’articolo in clima referendario e chiedo: 1)Si può continuare a difendere la teoria delle privatizzazioni asserendo che il mercato sia l’unico garante per una corretta gestione di beni che, come in questo caso, sono indispensabili alla sopravvivenza? 2)Invece di fare battaglie che sollecitano molti dubbi sui reali obiettivi di chi le propone, non sarebbe meglio pretendere dalla politica (nazionale e locale-amministrativa) una maggiore eticità e trasparenza nella gestione delle cose pubbliche, capacità operative il più possibile verificabili, procedure condivise che riducano la possibilità di operare al di fuori dell’interesse collettivo? 3)E’ pensabile, in altre parole, che chi si candida a governare (o chi già governa) un intero paese non sia in grado di gestire un servizio pubblico importantissimo come la distribuzione dell’acqua? 4)Infine: non è forse una resa politica, o una contraddizione nel migliore dei casi, quello di dire che la colpa è dei “sindaci desiderosi di mostrare ai propri cittadini di non aver aumentato le bollette” quando sono proprio i sindaci, con la loro legittimazione diretta da parte dei cittadini, a dover incarnare il valore del buon governo del territorio (e non mi riferisco a sindaci di destra o di sinistra ma al prestigio della carica di sindaco che, con tali argomenti, sarebbe fortemente svalutata)?

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