Gas e debiti: se continua così l’Ucraina rischia il fallimento

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Gas e debiti: se continua così l’Ucraina rischia il fallimento

06 Gennaio 2009

Neppure una momentanea via d’uscita dalla crisi politica ha la forza di risollevare l’Ucraina da una situazione molto più cupa. Non basta l’ennesima riappacificazione tra i protagonisti della scena politica per guarire un’economia in profondo rosso e neutralizzare la crescente pressione russa. Il 9 dicembre del 2008 il partito del presidente Yushchenko e quello del premier Tymoshenko hanno ricostituito la coalizione di governo che Yushchenko aveva formalmente sciolto a settembre. Ma non è stato un ritorno al passato.

Mentre i due grandi hanno conservato il loro posto, l’unica vittima eccellente della rinnovata crisi politica autunnale fu il presidente del parlamento, Arseniy Yatsenyuk. Dato che il Fondo Monetario Internazionale ha vincolato il maxi prestito di 16,5 miliardi di dollari all’approvazione di una legge finanziaria particolarmente dura, è necessario che il parlamento elegga un nuovo speaker per procedere alla sessione di bilancio. Siccome l’operazione con l’Fmi è stata gestita direttamente da Yushchenko, il prestigio internazionale del presidente in questo momento dipende dall’approvazione della finanziaria.

Nei piani del presidente, il candidato a presiedere il parlamento unicamerale doveva essere Ivan Pliusch, uomo fidatissimo di Yushchenko. Ma la Tymoshenko si è subito opposta minacciando il voto contrario e insieme a lei anche buona parte dello stesso partito del presidente non ha nascosto il suo dissenso per la candidatura. Per l’ennesima volta si è verificato un ribaltamento dei fronti, col "Partito delle Regioni" di Yanukovic pronto a sostenere proprio Pliusch in cambio del posto di primo ministro. Per scongiurare l’ennesimo stallo è intervenuto il colpo di mano di Volodymyr Lytvyn, un veterano della politica ucraina a capo di una piccola formazione che sfrutta abilmente la sua equidistanza tra i grandi partiti. La sua candidatura ha riunito le due metà arancioni in una rinnovata coalizione, a patto di accogliere il partito di Lytvyn come terzo partner.

La vera tempesta nel cielo sopra a Kyiv è la crisi economica. La divisa nazionale ha subito una svalutazione del 45% rispetto a settembre. La crisi monetaria può costare la poltrona al governatore della Banca centrale che è anche finito sotto inchiesta parlamentare. L’unica boccata d’ossigeno per la moneta è provenuta dal rialzo dei tassi di interesse, saliti dal 18 per cento fino al 22 per cento. Ma la svalutazione ha infiammato l’inflazione spingendola al 20 per cento, persino oltre il tasso registrato nel 1998, la crisi più acuta per l’Ucraina. E il livello dei prezzi nelle ultime settimane ha toccato il 25 per cento.

Se non fosse per il prestito dell’Fmi, Kyiv sarebbe quasi a secco di liquidi dopo aver bruciato gran parte delle sue riserve in dollari per difendere inutilmente la sua moneta. La borsa ha ceduto il 74 per cento dal gennaio 2008 e le azioni del principale gruppo che produce acciaio hanno polverizzato il 92 per cento del loro valore. A fine anno il segno “meno” è il simbolo dell’Ucraina. Come ha scritto con arguzia un blogger ucraino, quest’anno si parla di “Crisimas” e non “Christmas”. Gli effetti sociali di queste statistiche possono rivelarsi drammatici. La Banca centrale è già corsa ai ripari per impedire il ritiro in massa dei depositi bancari, ma la crisi di liquidità sembra irrefrenabile.

La notevole vulnerabilità politica ed economica dell’Ucraina non fa che aumentare la pressione della Russia. Il punto più critico resta la Crimea e la base navale russa di Sebastopoli. La nuova maggioranza potrebbe ridiscutere la concessione della base alla Russia che scade nel 2017. Erano circolate voci sull’ipotesi del trasferimento della flotta russa nell’ex base per sommergibili di Ochamchire, sulle coste dell’Abkhazia. Ma la sua effettiva costruzione potrebbe giustificare lo spostamento da Sebastopoli.

Invece pare che la costruzione di undici nuove navi da guerra sia destinato proprio ad occupare basi come Ochamchire. Così sarà più difficile trovare una nuova sede per la flotta di Sebastopoli e allo stesso tempo la presenza militare russa ne uscirà rafforzata. Anche sul fronte energetico la fine dell’anno ha portato un improvviso peggioramento dei rapporti tra Kiev e Gazprom, che pretende il saldo dei debiti per il 2008 oppure un sostanzioso rialzo dei prezzi per il 2009.  La pesante svalutazione della moneta ha già raddoppiato il costo della bolletta energetica e i russi a un certo punto hanno deciso di chiudere il rubinetto.

Con oltre cento miliardi di dollari in debiti statali e privati, l’Ucraina è la quarta economia mondiale a maggior rischio di insolvenza. Ma anche in questi giorni Yushchenko e la Tymoshenko continuano a scambiarsi velenose accuse per la pessima gestione dell’economia, favorendo gli assalti della speculazione e la fragilità geopolitica del paese. I paladini dell’Ucraina arancione finiscono per difendere gli interessi del Cremlino.