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Germania, il “successo fragile” nella lotta al Coronavirus

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L’uscita di una serie di paesi dal momento emergenziale dell’epidemia e l’avvio di una seconda (e più incerta) fase di pianificazione della vita sociale ed economica in regime di convivenza forzata con il virus offre l’occasione per una riflessione meno estemporanea sulle politiche attuate dai vari paesi. Il momento è infatti maturo per passare da una mera comparazione delle cifre a una valutazione dei modelli organizzativi e delle strategie.

All’interno di questo discorso, un termine di riferimento non eludibile rimane la Germania. Il governo tedesco si era mosso inizialmente con una certa timidezza. La percezione di questa timidezza era stata accresciuta, soprattutto negli osservatori esterni, dal fatto che Angela Merkel avesse adottato una linea di comunicazione molto diversa dai suoi omologhi europei: priva della drammaticità churchilliana di Johnson ma anche lontana da alcuni accenti drammatici di Giuseppe Conte, la Kanzlerin aveva ripiegato su una comunicazione asciutta a per certi versi asettica.

Quella stessa cancelliera oggi può presentarsi ai tedeschi affermando che dei primi risultati – lo ha definito un successo fragile – sono stati ottenuti e che il paese può cautamente avanzare verso una ripresa delle attività. Questa scelta riposa sul fatto che la curva dei contagi ha registrato in Germania una rapida discesa. Pur senza entrare nel merito dei dati sanitari, va detto che l’ingrediente principale della ripresa tedesca è rappresentato dal ricorso massiccio ai tamponi. Questo spiega perché il numero dei contagi si è ridotto così drasticamente (e così anche quello dei decessi).

Guardando al dato politico, è possibile individuare alcune buone pratiche utili a comprendere il risultato conseguito dalla Germania fino a questo momento. La prima è sicuramente l’adozione di un approccio science-driven, con l’attribuzione a un panel interdisciplinare di esperti del compito di definire una road map sia per la gestione dell’emergenza sanitaria sia per la definizione della linea da seguire per la regolamentazione delle attività produttive e di vendita. La seconda va ricercata nella ripartizione del potere decisionale (e della sua rappresentazione): si tratta di una questione particolarmente complessa in una repubblica federale dove il peso dei Länder e le loro competenze sono particolarmente rilevanti. Pur all’interno di un confronto dinamico con i poteri regionali, il governo ha saputo definire una strategia condivisa anche nel senso della presentazione al pubblico di una realtà decisionale coordinata ai diversi livelli: la decisione di fare un intervento congiunto con il governatore della Baviera e il sindaco di Amburgo va in questa direzione. Tale aspetto va considerato rilevante soprattutto in considerazione del fatto che la tendenza dominante nei vari paesi è stata quella all’affermazione di soluzioni centralistiche a discapito dei modelli di governo più complessi e articolati.

Che si possa parlare, come tante volte in passato, di un Modell Deutschland che funga da riferimento anche per gli altri paesi europei è difficile da dire, soprattutto in questa fase dell’emergenza. Rimane, quanto meno, la tentazione di metterlo a paragone con quello italiano, anche perché, soprattutto nella fase iniziale della crisi, quello italiano è stato sbandierato come un Gegenmodell per gli altri paesi attaccati dal virus.

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