Germania, Köhler resta presidente e la Merkel mette un’ipoteca sulle elezioni

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Germania, Köhler resta presidente e la Merkel mette un’ipoteca sulle elezioni

25 Maggio 2009

A sessant’anni esatti dal varo della Legge fondamentale, la Germania ha scelto di riconfermare il suo ottavo Presidente federale, il conservatore ed ex direttore del FMI Horst Köhler. La sua rielezione è avvenuta al primo scrutinio con 613 voti e segna un importante, ancorché prematuro successo per la Cancelliera Merkel e lo schieramento democristiano-liberale che si candida a guidare il paese dopo le elezioni di settembre.

Come in Italia, il Capo dello Stato tedesco è una figura dai poteri limitati (l’esperienza di Weimar consigliò prudenza ai costituenti di Bonn), votato da una speciale Assemblea federale (Bundesversammlung), composta dai 612 deputati del Bundestag e da altrettanti delegati di nomina dei singoli governi regionali. Tra le varie personalità scelte dai Länder vi sono spesso e volentieri anche personaggi di primo piano della società civile tedesca: dal presidente della comunità ebraica al capo dei sindacalisti IG Metal, senza dimenticare attori, presidenti di squadre di calcio, imprenditori ed ex-politici.

Ieri, ad esempio, le telecamere hanno immortalato anche la moglie dell’ex Cancelliere Gerhard Schröder, Doris Köpf, chiamata dall’SPD a sostenere Gesine Schwan, candidata imposta dalla sinistra del partito ed uscita sconfitta già nella tornata di cinque anni fa. Schwan, professoressa all’Università di Francoforte sull’Oder, ha ricevuto undici voti, i meno della somma dei delegati facenti capo a socialdemocratici e verdi (503 anziché 514); segno che la decisione di non appoggiare Köhler, in assoluto il politico più amato in Germania, non è stata affatto digerita nello schieramento rosso-verde.

Persino Die Linke ha rifiutato di appoggiare la Schwan, candidando Peter Sodann, attore della celebre fiction televisiva Tatort, che ha ottenuto 91 preferenze. Alla spaccatura interna alle sinistre ha fatto da contraltare la compattezza del blocco liberal-conservatore, espressosi in massa  e con determinazione a favore del sessantaseienne presidente in carica. Di qui, dunque, il legittimo tentativo di trasformare questa giornata in un successo di parte.

Subito dopo il discorso tenuto da Köhler di fronte ai delegati, la signora Merkel, il presidente dei liberali Guido Westerwelle e il suo omologo della CSU bavarese Horst Seehofer si sono infatti presentati dinanzi alle telecamere per scandire a chiare lettere che, sì, “se siamo uniti, ce la possiamo fare”. L’SPD, invece, ha minimizzato la portata dell’esito, sottolineando come già cinque anni fa Köhler, a quel tempo ancora un signor Nessuno, fosse stato eletto con i soli voti dell’alleanza giallo-nero, ma che poi quest’ultima fallì un anno più tardi nell’impresa di vincere la corsa per la Cancelleria.

Dal canto suo, Köhler, in una conversazione con l’emittente televisiva ZDF, ha chiarito che continuerà a mantenersi al di sopra delle parti come ha fatto in quest’ultimo lustro, nel quale per ben due volte ha rispedito al mittente leggi bell’e pronte per essere promulgate. Poi ha chiesto a tutti i partiti rappresentati al Bundestag di non considerare come un tabù l’idea che vengano apportate determinate modifiche alla Legge fondamentale. “Bisogna colmare la distanza che c’è tra rappresentanti e rappresentati. L’introduzione di meccanismi di democrazia diretta deve poter rientrare nel dibattito politico”.

L’invito del Capo dello Stato fa seguito a quello della Presidente della Corte Costituzionale, Jutta Limbach, che appena qualche giorno fa aveva suggerito al governo di inserire in Costituzione strumenti per consentire iniziative di legge popolare. Ad essi, Köhler ha affiancato la necessità di discutere anche l’ipotesi di un referendum confermativo in caso di modifiche alla Costituzione, nonché l’elezione diretta del Capo dello Stato. L’invito ad un dibattito franco ed aperto è molto significativo, se si pensa che in Germania certi cambiamenti nell’architettura costituzionale sono visti con sospetto da chi teme un pericoloso ritorno alla fragilità del sistema weimariano.