Gioannbrerafucarlo e il più bel mestiere del mondo
15 Agosto 2008
Nel 1972, quando esce per la prima volta "Il mestiere del calciatore", ora ripubblicato per i tipi di Book Time, Gioannbrerafucarlo, è al top del successo professionale. E’ prima firma sportiva de Il Giorno, ai tempi il quotidiano più chic e liberal fra quelli cosiddetti d’informazione, ma, soprattutto, da anni tiene banco quanto a teoresi e stile di narrazione agonistica. È il polemista principe e insieme l’alfiere reputato e riverito del “gioco più bello del mondo”.
A partire dagli anni Sessanta (il decennio precedente è invece incubazione e battaglia per farsi intendere) il suo concetto di football fa scuola. Il modulo difensivista e quindi italianista mette in seria difficoltà offensivisti e nostalgici del WM. Il rettangolo verde ha infatti iniziato a parlare perlopiù nostrano. I trionfi dell’Inter del Mago e del Milan di Nereo Rocco altro non sembrano che l’applicazione veemente e fattuale del Gioannbrerafucarlo pensiero. Il Belpaese ha oramai conquistato una formula tutta sua, e chi vuol vincere il gran giro della pedata deve tenerne conto e, se all’occorrenza, apparecchiare le dovute contromisure.
E’ all’apice della fortuna, insomma, Gioannbrerafucarlo, pavese, classe millenovecentidiciannove. E proprio allora scrive due testi. Il già menzionato Il mestiere del calciatore e il “gemello” I campioni vi insegnano il calcio. Due libri d’autore, anche se proposti sotto le vesti dimesse, del manuale e delle opere di divulgazione larga. Il mestiere del calciatore è una stringata summa di idee affiancata da una trattazione rapida e sapida del meglio (campioni, equipe, eventi, eccetera) del nostro sport preferito.
Gioannbrerafucarlo è scrittore umoroso, portato all’invettiva. Ora che il suo stile la fa da padrone nell’universo di eupalla, non si tira certo indietro. Viaggia così a manetta fra racconto storico, imperativo filosofico e sofisticate disquisizioni tecnico-tattiche. E’ il caso del racconto del grande Toro che nel maggio del 1949 si schianta sulla collina di Superga ma anche della morale che, qualche tempo dopo, sente di doverne trarre. “La Waterloo”, osserva quindi nel 1978 lo scrittore-giornalista lumbard, “venne spiegata con argomenti a dir poco astrusi dalla critica militante. Carlin elevò peana ai maestri di sempre e colse l’occasione per deplorare i nostri poveri tapini, colpevoli ai suoi occhi di prendere compensi immeritati, quindi immorali. Nessuno trasse da quell’infausta giornata l’ispirazione per reagire al WM, sicuramente inidoneo all’indole e alla stessa costituzione morfologica del giocatore italiano”. Occuparsi di tattica da passa così da “sfizio colpevole” a necessità pratica, e solo allora, quando questa consapevolezza si diffonde, Gionnbreafucarlo è davvero il genio incontrastato del racconto pedatorio. Vinta la campagna ci si può persino lasciare andare. Farsi quasi sentimentali, sfiorare la confessione autobiografica:. “Ora il calcio”, annota il cronista esimio, “diciamolo subito, è il gioco più bello del mondo. La mirabolante scoperta è tutta mia e me ne sono gloriato (ma sì, mi scuso) quando ancora giovane giornalista ho fornito questo titolo a un vecchio collega, autore di un libro di storie calcistiche. Subito altri giornalisti specializzati in tennis, rugby, pallanuoto e persino pallavolo mi hanno obiettato che esageravo. Hi risposto che io giocavo a calcio, padronissimi loro di usare lo stesso titolo per i giochi preferiti… per il calcio ho letteralmente delirato da ragazzino e in seguito, anche da grande. Per il calcio deliro persino oggi, che ho figli oramai in condizioni di trasformarmi in nonno”. Un circa nonnetto, davvero, leggere per credere, assai in palla. Il libro è ben curato dal figlio Paolo, autore di una Nota molto sentita.
Gianni Brera, Il mestiere del calciatore, Book Time, pagine 160, euro 12,00.
Beppe Benvenuto
