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Questioni di famiglia

Gli affari del presidente tunisino: parenti, amici, prestanome

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Mentre le proteste di piazza proseguono [nonostante la pacificazione proposta dal presidente tunisino ieri sera, con un intervento televisivo], si sta formando un nucleo dell'opposizione attorno al sito Nawaat.org.  In un ampio dossier presentato ieri col titolo "La vera natura del regime di Ben Alì" gli oppositori chiedono che il potere provvisorio passi all'attuale premier Mohamed Ghanouchi, mentre una Costituente parlamentare dovrà precisare "ruolo e durata del mandato del Capo dello Stato, perché mai più nessuno confischi ai tunisini la loro nazione: oltre cinquant'anni di dittatura e culto della personalità sono abbastanza".

Il documento dell'opposizione è una lunga denuncia contro il potere. Vi sono casi come quello dei terreni della vecchia Cartagine pronti a diventare lotti edili, oppure la "tangente" del 20% richiesta (invano) al consorzio italiano che voleva comprare il Carthage cement. Il clan presidenziale è appoggiato da famiglie come i Mabrouk, che controllano la Banca Internazionale araba di Tunisia. La Banque de Tunisie sarebbe "caduta in mano di Belhassen Trabelsi, fratello di Madame Ben Ali".  Inoltre, mentre la World Bank e l'FMI chiedevano fusioni bancarie, il governo ha dato via libera a banca Zitouna e all'italiana Mediobanca Tunisia [con partner libici, algerini, e il cineasta Tarak Ben Ammar] in cui ha rilievo Slim Zarrouk", considerato vicino al regime, dal documento.

Si passa ai trasporti: la Ennakl (concessionaria nazionale di auto tedesche) "è stata regalata al genero di Ben Ali, Sakhr el Matri, per una cifra inferiore del 300% al valore reale dell'azienda. Le Moteur, concessionaria di Fiat e Mercedes, è andata a Cyrine Ben Ali, contro il parere del sottosegretario per le privatizzazioni, costretto a dimettersi... " Il fidanzato di un'altra figlia è diventato Dirigente della Stafim Peugeot. La concessionaria Ford è andata al fratello della Première Dame e a un suo socio. I due hanno imposto a tutto il settore pubblico l'acquisto dei loro veicoli".

"La Tunisair ha dovuto comprare a sue spese un nuovissimo Boeing 737/600 presidenziale, con saloni e camere da letto. L'aereo servirebbe soprattutto per viaggi privati a Parigi e Saint Tropez.  I Ben Ali avrebbero imposto alla Tunisair anche l'acquisto di un Airbus A340 da 280 milioni di euro: In Francia l'acquisto di un A320 presidenziale usato ha provocato una sollevazione popolare... ma l'Airbus di Ben Alì costa otto volte di più".  I servizi aeroportuali di Tunisi? Sarebbero in mano di Slim Zarrouk, genero di Ben Alì. La CTN, storica compagnia di navigazione tunisina in fase di privatizzazione, "ha ricevuto l'ordine di comprare nuove navi, che andranno a beneficio dei futuri acquirenti".

"La telecom Tunisina è andata a El Sawiress, amico della vedova di Arafat, a sua volta amica della First lady tunisina".  La gara per la telefonia mobile è andata a Orascom, con un'offerta maggiore di Vivendi. Orascom però non pagava e, dopo sei mesi di minacce e silenzi, è arrivato "un pool di finanziatori tunisini che ha finanziato il 100% della somma dovuta dalla company straniera". La cosa ha preoccupato anche la World bank che, ha annullato un prestito di 250 milioni di dollari alla Tunisia. Anche il terzo operatore telefonico sarebbe in mano alla figlia del presidente Cyrine Ben Ali, la quale -attraverso Planet Tunisie- gestisce i servizi internet.  Secondo il dossier, la famiglia presidenziale controlla stampa, radio, web e televisione, tramite prestanome. Le testate dissidenti sarebbero tenute a freno tramite il ritiro della pubblicità pubblica da parte della Atce, l'agenzia delle comunicazioni.

© Il Secolo XIX

 

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