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Abolire la maturità?

Gli esami non sono solo una questione di memoria e di culo

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Con gli esami di maturità arrivano inevitabilmente, da tutte le latitudini, anche i proclami che li vorrebbero abolire. I motivi? Sono i più diversi, ma sostanzialmente finiscono per convergere tutti sulla loro presunta inadeguatezza e inutilità. “Non ha senso sottoporsi a questa farsa dove è tutta una questione di memoria e di culo”: questo dice, ad esempio, mio figlio. E posso anche comprenderlo. Poco abituato come è a sudare sui libri, dover trascorrere intere giornate su ciò che è stato colpevolmente ignorato nel resto dell’anno, può anche procurargli qualche fastidio. Ma che cose simili vengano dette da chi ha responsabilità educative non solo mi sembra incomprensibile, ma mi fa letteralmente imbestialire. Intanto perché l’esame di maturità, per quanto inadeguato esso sia, non è mai soltanto una questione di “memoria e di culo”. Basterebbe riflettere sul fatto che per molti studenti il periodo degli esami coincide spesso con l’unico periodo della loro carriera scolastica in cui sentono di studiare veramente, per avere un atteggiamento meno negativo nei confronti degli esami stessi. Per una volta almeno comprendono ciò che avrebbero dovuto fare con regolarità. Sarà poco, ma è sempre meglio di niente.

Ci sarebbe certo da capire il motivo del crescente disinteresse per la scuola e lo studio da parte dei giovani, ma questo ci porterebbe troppo lontano. Dovremmo aprire un dibattito serio sulle chiacchiere pedagogiche di questi ultimi anni, sulla qualità degli insegnanti, sulle loro remunerazioni, sui contenuti che vengono insegnati, sui metodi con cui vengono verificati, sugli atteggiamenti deleteri delle famiglie, attente solo alla promozione dei loro figli e assai poco al merito (in questo in buona compagnia con gran parte della società), e si potrebbe continuare. Ma qui parliamo degli esami di maturità.

Li defendo con determinazione, non perché voglia difendere il contesto in cui oggi sono inseriti. Ma al contrario. Proprio perché sono convinto che il contesto debba mutare radicalmente –penso alla necessità di abolire il valore legale del titolo di studio, alla necessità di liberalizzare il sistema, estendendo la valutazione anche ai singoli istituti, ecc- proprio perché sono convinto di questo,  credo che l’esame di maturità debba rimanere. Mi sembra il modo migliore di garantire su alcune discipline fondamentali standard di competenza e di rendimento uguali per tutti. Liberiamo pure, e in fretta, le scuole dai lacci che le costringono a programmi standardizzati, ma non rinunciamo a standard di qualità il più possibile uguali per tutti. L’esame di maturità o come lo si voglia chiamare dovrebbe servire anche a questo.

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2 COMMENTS

  1. Abolire il valore legale del
    Abolire il valore legale del titolo di studio…liberalizzare il sistema, estendendo la valutazione anche ai singoli istituti…liberare le scuole dai programmi standardizzati…standard di qualità il più possibile uguali per tutti.
    Che sogno!!! Se penso a come è ridotta la nostra scuola, stretta tra sindacati da una parte e burocrazia ministeriale dall’ altra.

  2. Liberare le scuole dai
    Liberare le scuole dai programmi standardizzati… Certo, in una scuola si studia il teorema di Pitagora, nell’altra no; in una si fa l’analisi logica, nell’altra no; in una si arriva fino alla storia dell’ottocento, nell’altra si parte dall’ottocento; in una si è creazionisti, nell’altra darwiniani; in una fascisti, nell’altra comunisti, ecc. ecc. Programmi no, però standard di qualità uguali per tutti, quelli sì. Cioè le scuole misurate dai docimologi con i criteri con cui si da il bollino qualità alle fabbriche di yogurt.
    È il modello della scuola di Berlinguer: un mix di liberismo e di antiautoritarismo sessantottino. Le comunità educanti in cui in un angolo si fa musica, nell’altro si dibatte sull’impatto ambientale dell’uomo. E poi tutti valutati con somministrazione di test a risposta multipla chiusa… Che tengano conto, naturalmente dei percorsi individuali.
    Che sogno? Che incubo… piuttosto. Ecco il trionfo del pedagogismo progressista:confondere talmente le idee alla gente da far credere di essere liberista mentre uno fa il sessantottino.
    Allegri, con questa confusione in testa andremo lontano.

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