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Natale in Kenya

Gli Italiani di Malindi non sono solo trafficoni e vacanzieri

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Natale in Kenya, ovvero il segnale del ritorno alla normalità in un paese che soltanto un anno fa visse in modo entusiastico l’appuntamento elettorale del 27 dicembre, rinviando di qualche giorno il senso di attesa e speranza tipico delle feste natalizie. E che invece si ritrovò qualche giorno dopo sommerso da accuse di brogli, scontri etnici e politici, con centinaia di feriti e slums in rivolta. Il nuovo anno fu salutato dalla morte di 50 persone in un rogo di una chiesa di Eldoret.

Il Natale nel segno di "Amani" ("Pace" in lingua kiswahili) sembra poter ritornare nelle case keniane e nelle sue molteplici forme che contraddistinguono il più moderno dei paesi africani, tra Africa occidentalizzata e occidentali in cerca di africanizzazione. Ci sarà così il Natale di Nairobi e precisamente a Koinonia, una comunità di laici e cristiani, uomini, donne e famiglie africane, coordinate dal missionario comboniano Padre Kizito Sesana, che ha avviato numerose case-famiglia e progetti per bambini di strada, vittime di turismo sessuale, famiglie disagiate, perlopiù di immigrati (perché anche in Kenya l’immigrazione è un dramma e un problema al tempo stesso).

Lì si raduneranno dieci famiglie riminesi dal 22 dicembre al 5 gennaio, con bambini al seguito per vivere il Natale nelle diverse realtà delle case famiglia di Nairobi. 63 persone della Diocesi di Rimini, che all’arrivo si riuniranno nel centro direzionale comboniano della Shalom House, che è una vera propria città nella città, per poi dividersi in un gruppi guidati. Un’iniziativa, questa, nata dal legame fra la Diocesi di Rimini, il Comune e l’Associazione "Amani", presente in Kenya da molti anni e sostenitrice delle iniziative di Koinonia.

Un Natale di condivisione e di compagnia, ma anche di pellegrinaggio come descrivono confrontandosi essi stessi nel blog che hanno creato per l’occasione, ma non mancherà nella solida organizzazione la festa ed il piatto tradizionale natalizio, il “Nyama Choma”, arrosto di carne e di vitello, accompagnato con Kachumbari (pomodori tagliati, con erbetta, cipolla, pepe ed avocado), cose che sono comunque un lusso in una realtà non facile. 

Sarà più difficile averli a Korogocho, dove però quest’anno ci sarà un motivo in più per festeggiare, visto che ha preso finalmente il via il progetto di risanamento della baraccopoli dove centocinquantamila persone vivono nella miseria e intossicate dai veleni della vicina discarica di Dandora, dove anche l’Italia ha portato la sua parte. L’altra buona notizia è lo sblocco dei 44 milioni di euro sbloccati dal governo italiano in collaborazione con quello keniano che favoriranno, a partire dal 2009 e per i prossimi anni, progetti di educazione, di salute, di incremento delle risorse vitali, acqua in primis.

Un’eredità importante lasciata dal combattivo comboniano Padre Daniele Moschetti che dopo 7 anni negli slums di Nairobi è stato inviato in altri lidi. E per chi proprio non volesse discostarsi dall’atmosfera unicamente festosa, con l’aggiunta di una sana dose d’estate keniana, c’è sempre un volo low coast per Mombasa e da lì 130 km di strade e spiagge in stile “Costa Azzurra”, fino a Malindi, la Montecarlo dell’Africa Orientale.

Anche lì il Natale e soprattutto il Capodanno sarà diverso rispetto allo scorso anno, perché se è vero che gli scontri feroci non sono mai giunti sino a lì, la paura ha fatto fuggire i vip e disdire numerose prenotazioni. Certo c’è la crisi, i prezzi sono alle stelle ed il governo ha detto di voler puntare sulla capitale, ma Malindi resta sempre Malindi: il fascino dei grandi hotels (Eden Roc, Blue Marlin, Lawford), il Casinò, dove non ha mancato di lasciare le sue famose tracce Emilio Fede e quest’anno, per chi oserà, ci sarà la possibilità di incontrare l’inedito “triangolo” in vacanza lì, Briatore con consorte Gregoraci, ospiti dell’esclusivo Resort “Lion in the Sun” dell’estetista Henri Chenot e Naomi Campbell.

E lì ci saranno anche tantissimi italiani, ristoratori ed albergatori di fama della zona, che proprio nei giorni scorsi hanno sentito il bisogno di rispondere alla provocazione di Severgnini sugli "Italians di Malindi scappati e trafficoni" e gli hanno risposto illustrando la Malindi "dove gli italiani hanno aperto più orfanotrofi per chilometro quadrato… i residenti danno lavoro a 60 mila persone e fanno mangiare le loro famiglie tutto l'anno, ovvero all'incirca 300 mila kenioti e dove nel 2008 ci sono state donazioni 'porta a porta' per oltre un milione di euro…".

Senza dimenticare l’iniziativa della filiera turistica italiana contro la pedofilia "Malindi protegge i bambini" che partirà il 23 di questo mese, con la collaborazione degli Affari Esteri Italiani, del Ministro del Turismo keniano, dell’Unicef e del Cisp… Perché nulla è senza impegno in Africa. Sarà perché è Natale o perché di fronte all’Africa si sentiamo tutti un po’ più piccoli.    

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2 COMMENTS

  1. 44 milioni di euro
    lo sblocco dei 44 milioni di euro in favore del governo kenyano non è una buona notizia; quello del Kenya è un governo corrotto, persino gli appannaggi alle mogli dei politici ha introdotto e ha scialato i milioni di dollari assegnati per costituire una commissione contro la corruzione che non ha mai funzionato; per “far pace” dopo le violenze post elettorali di un anno fa i contendenti hanno varato un ‘governo di uità nazionale’ che per far posto a tutti ha quasi raddoppiato i ministeri….
    su Malindi, che è la mia seconda casa, invece sono d’accordo: le campagne ostili periodicamente lanciate da giornalisti italiani che ci passano tre giorni e già hanno capito tutto sono una vergogna e offendono tante persone di buona volontà che ci vivono serenamente costituendo la ricchezza della città e dei suoi dintorni senza che nessuno si sogni mai di ringraziare; anzi capita che siano accusati di sfruttare e recar danno, vedi la pedofilia praticata dai turisti italiani e non che di sicuro non è lo svago generale degli italiani residenti; risulta peraltro strano che in Kenya si punti il dito su certi comportamenti – effettivamente imperdonabili – visto che ogni anno migliaia di bambine kenyane vengono maritate, senza che nessuno protesti, in cambio del ‘prezzo della sposa’ – cioè chiedendo in cambio denaro e beni di varia natura al futuro marito – a 13-12 anni e meno ancora secondo una tradizione millenaria che il governo non aspira a sradicare

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