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Governo in crisi

Gli ultimi giorni di Giuseppi. L’alba di Mario Draghi

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L’informativa al Parlamento interpretata ieri da Giuseppi, lo Zeno Cosini protagonista della scena politica di questi giorni, ha avuto a tratti momenti “shakespeariani”.

Nel discorso di Giuseppi, curiosa miscela di legalese, burocratichese, retorica da esercizio dialettico a tesi obbligata, omissioni, simulazioni e dissimulazioni, è emerso il ruolo di “dramatis personae” del soggetto, la sua possibilità di “non essere” in piena coerenza con il nichilismo di matrice occidentale.

Povero Giuseppi. Senza la tragica grandezza di un Macbeth ma con il peso, per le sue spalle insopportabile, di quella carica “Presidente del Consiglio” simbolo da lui agognato del potere terreno che gli ha dato, sulla scena del mondo, una sua esistenza nel senso dell'”apparire”.

La “vil corona” come la chiama il Macbeth di Giuseppe Verdi, la causa di tutta la sua tragedia (e dell’Italia intera) è tutta in quella inadeguatezza dell’uomo al ruolo, inadeguatezza non riconosciuta ma negata attraverso una narrazione meramente comunicativa sganciata da ogni effettualità operativa.

Povero Giuseppi che ha ingannato non solo la nazione ma anche se stesso con le sue, diciamo la verità, un po’ ridicole identificazioni con Churchill e con gli altri grandi della storia. E’ illuminante un passaggio del discorso di ieri quando afferma “…ho sentito gli altri leader europei” come se lui fosse un leader. Ma la leadership non è cosa che ci si autoattribuisce è un carisma che ti viene riconosciuto dal basso.

Il povero Giuseppi, premier per caso con la sua modesta compagine di terrapiattisti e negatori di vaccini in caduta libera di consenso elettorale, risulta sempre più “dramatis personae” nella quale il suo essere si eventua e si attua, nel dramma, necessariamente nella forma dell’inganno.

Il dramma è qualcosa di superiore all’uomo, è più grande di lui in tutti i modi e finisce per ingannare la natura umana.

Perchè gli ingannatori agiscono in questa maniera? Perchè riescono, a volte clamorosamente come Giuseppi, nell’intento di scambiare perfettamente l’essere nell’apparire?

La risposta è di Jago “non chiedetemi nulla, quello che sapete, sapete: da questo momento non dirò più una parola”.

Che rappresenta in estrema sintesi il discorso di Giuseppi di ieri in Parlamento che ha suscitato la veemente reazione delle opposizioni.

In tutta franchezza della personale tragedia dell’uomo importa poco: ma la tragedia della sua azione di Governo incapace, per limiti e per inesperienza, di riuscire ad articolare una risposta che comprenda tutti e tre i fronti sanitario, economico ed istituzionale rischia di travolgerci tutti.

Ma Giuseppi, al quale in verità difetta il fisico da condottiero (non è Giovanni Delle Bande Nere), ha usato anche ieri il termine guerra per definire l’attuale situazione drammatica in cui versa il Paese. E seguiamolo nel suo paragone bellico.

Un esercito consta di fanterie (anche meccanizzate), marina ed aviazione (tralasciamo per il momento gli armamenti nucleari). Non si è vista al mondo strategia bellica che in una guerra dica: facciamo combattere prima esclusivamente la fanteria, poi esclusivamente l’aviazione e poi esclusivamente la marina.

Un generale che dicesse questo verrebbe inviato al centro di trattamento sanitario obbligatorio militare. Ritornando all’esempio non è che puoi pensare di preoccuparti esclusivamente dell’aspetto sanitario terminato il quale ti occuperai dell’economia ed a seguire dell’assetto istituzionale.

La storia non ti aspetta.

Ed altri leader di altri paesi Trump negli Stati Uniti, Bolsonaro in Brasile, Johnson in Inghilterra e la stessa Olanda cominciano, sia pure con differenze e con difficoltà, ad attuare strategie che tengano insieme contemporaneamente emergenza sanitaria, emergenza economica, emergenza istituzionale.

Ieri nell’atmosfera surreale di un Parlamento quasi ridicolizzato da Giuseppi e tenuto in vita per la ostinata pervicacia delle opposizioni (Meloni in primis) si è svelato drasticamente il tramontare del sogno dell’uomo qualunque assurto, per curiosi congiunzioni astrali, ad un potere per il quale non era adatto.

Il suo prolisso eloquio “mi spezzo ma non mi spiego” accompagnato da una produzione di provvedimenti, grida, ordinanze che manco un caporalmaggiore da fureria stridono col silenzio degli eroi veri, dei combattenti da trincea, quali medici, infermieri, operatori sanitari ed in una tutti coloro che in questo momento fronteggiano la drammaticità della situazione.

Verrebbe da gridare: Giuseppi ma dove sono le mascherine? Dove sono i presidi per la difesa della persona? Dove sono i soldi (quelli veri) che hai promesso?

Come intendi far ripartire il paese senza avvitarlo in una recessione senza fine? Ma tanto a tali domande, nel tramonto dell’uomo e del personaggio, non vi sarebbero risposte.

Ma, in natura, al tramonto segue l’alba, e per l’Italia speriamo che quell’alba abbia il nome di Mario Draghi l’unico vero leader che può unire la politica tutta per strutturare un’efficace strategia che affronti contemporaneamente il dramma sanitario, economico ed istituzionale.

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