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L'uovo di giornata

Guccini e le tentazioni fascio-comuniste

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Un refrain praticamente unanime ha dominato la comunicazione sul 25 aprile: la libertà è un bene prezioso, e di tutti. D’accordissimo, non fa una grinza. Per quanto mi riguarda aggiungo che il discorso tenuto nel 2007 ad Onna dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – al collo il fazzoletto tricolore donato dalla brigata partigiana Maiella – è stato il punto più alto del rapporto del centrodestra con questa data. Magari non gli ha evitato negli anni a seguire i fischi e i lazzi degli antifascisti puri e duri: se nasci cavaliere nero, tale rimani per sempre (della serie semel abbas semper abbas); e da quelle parti un cambiamento di schema mentale costa un’immensa fatica, si sa. Ma l’impostazione per me resta perfetta.

 

Si dice: però ci sono quelli che pervicacemente vorrebbero giocare il terzo tempo di un derby che hanno perso nel 45. Sì ci sono anche quelli, ma per lo più non si tratta tanto della richiesta di un terzo tempo, quanto della necessità di un dopo partita con tanto di moviola che sopperisca alla narrazione agiografica e introduca stabilmente nella storia collettiva le memorie dei vinti, le tragedie delle vendette continuate ben oltre la fine della guerra e il contributo dell’altra resistenza, quella non comunista, che di solito non viene granché valorizzata. E questo era esattamente il senso della bella iniziativa del nostro Occidentale, che ha dedicato a questi temi la sezione Cultura del 25 aprile.

Comunque, lasciamo pure da parte questo specifico punto, perché ci sono anche altri 364 giorni per manifestare dubbi e obiezioni, valorizzare vicende trascurate e arricchire la narrazione storica con la categoria della complessità, che resta sempre il sale di un comportamento metodologicamente corretto.

 

Ma qua succede dell’altro, e qualcuno, come il cantautore Guccini, decisamente sbrocca. È mai possibile veicolare l’idea di una festa “nazionale” basata sull’abbattimento resistenziale – sia pure sperabilmente metaforico e retorico – dei rappresentanti di metà, se non della maggioranza, della nazione? Ovvero Berlusconi, Meloni e Salvini?

E ammettendo pure che la caduta di stile e di contenuti sia attribuibile all’estro di giornata di un artista troppo schierato, non mi sembra tanto normale che il video sia comparso – senza una parola di biasimo – non sul foglietto di un pugnace centro sociale qualunque, ma sul sito di un giornale a larga diffusione e reputato pure autorevole.

 

In ogni caso c’è da dire che uno così sovraccaricato non resta mai del tutto isolato. Ai non pochi plaudenti si è aggiunto a stretto giro di post il Presidente della Regione Toscana, che ha alzato gagliardamente l’asticella della lotta antifascista, annunciando che d’ora in poi chiamerà “fascioleghisti” Salvini e Meloni. Con qualche distinguo su Berlusconi, che però ha la colpa imperdonabile di aver sdoganato i “nipotini di Almirante e di Mussolini”. Come dire che tutta l’opposizione al suo governo regionale è fascismo.

Dal 25 aprile, festa nazionale matura, riflessiva e inclusiva, per ora è tutto.

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1 COMMENT

  1. Il Presidente della Toscana ha, per caso, intenzione di chiamare “fascioargentino” – magari rievocando certe sue simpatie giovanili “peroniste” – anche Papa Francesco, “colpevole” di aver proclamato beato e martire il giovane seminarista Rolando Rivi, assassinato il 13 aprile 1945 da partigiani comunisti?

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