I Brics, l’Iran, l’India e il nuovo disordine mondiale
29 Giugno 2022
Mentre giustamente i media occidentali si occupavano dell’ultimo vertice Nato, è passato in sordina il Forum economico dei Brics a Pechino. Ma cosa sono i Brics? Si tratta dell’alleanza strategica, anche se non militare, di Paesi ostili all’ordine Occidentale. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. La notizia della settimana è che Argentina e Iran hanno chiesto di aderire a questo blocco eterogeneo e disorganico. Il periodo di mutamenti geopolitici non accenna a terminare.
Quanto valgono i Brics
I Paesi membri dell’alleanza riuniscono complessivamente il 26% dell’economia mondiale e il 40% della popolazione mondiale. Indubbiamente, la Cina è la più ricca tra i Brics, seguita da India, Russia e Brasile. Sui cinque attuali componenti, ben tre sono potenze nucleari: Cina, India e Russia. Se dovesse aggiungersi l’Iran, diventerebbero quattro. L’ingresso degli iraniani complicherebbe anche la partita del gas, visto che, in quel caso, tra i Brics rientrerebbero i primi due produttori al mondo.
Prima dell’invasione di Putin era proprio l’Iran il paese più colpito dalle sanzioni americane, un’eventuale alleanza tra i due paesi sarebbe una posizione plasticamente esemplificativa della contrapposizione strategica e valoriale che entrambi i campi desiderano evidenziare.
I valori dei Brics e le parole del Cremlino
“È importante che tutti i Paesi che hanno partecipato a questi vertici – ha spiegato Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo – siano a favore dell’istituzione di un ordine mondiale multipolare, veramente democratico, basato sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto reciproco e di un commercio e una finanza liberi da barriere, dalle restrizioni e dalle sanzioni di natura politica.”
Parole prive di senso per noi occidentali, visto che rivendichiamo convinzioni simili da perseguire con mezzi opposti. La verità è che si tratta di Paesi fortemente autoritari o con democrazie deboli. I Paesi sudamericani sono spessissimo inaffidabili a prescindere dal colore del governo, la pessima alternanza in Brasile lo conferma. Secondo il Cremlino, l’allargamento dell’alleanza è ben visto, tuttavia “deve essere affrontato con molta attenzione”. Per questo è stato esplicito il suggerimento di “determinare le procedure e i requisiti dei possibili candidati all’adesione”.
India in equilibrio tra G7 e Brics
Il ruolo dell’India, destinata ad avere un peso crescente grazie all’espansione demografica, è dirimente in questo momento storico. È vero che appartiene ai Brics, ma fa parte anche del Quad, un’alleanza strategica, basata su difesa e sicurezza, insieme ad Australia, Giappone e Stati Uniti.
La dipendenza dalla Russia per quanto riguarda dispositivi militari è comunque centrale, anche se, a causa degli effetti delle sanzioni americane, sta diminuendo. Questo potrebbe aprire nuove opportunità per il fronte antirusso. Tanto più che la tensione militare con la Cina non è insignificante, come dimostrano i venti soldati indiani morti al confine himalayano di due anni fa.
Così il primo ministro Modi è stato invitato al G7, formalmente per discutere di cambiamento climatico, energia e sicurezza alimentare. Concretamente, invece, è evidente che il tentativo diplomatico dei paesi occidentali è di evitare uno slittamento a est dell’India.
L’Iran di Raisi tra le braccia della Russia
L’ostracismo degli Stati Uniti verso Iran e Russia è un collante che non va sottovalutato in questa fase. Ebrahim Raisi, presidente iraniano, e Vladimir Putin si incontreranno oggi mercoledì ad Ashgabat. In Turkmenistan, nel primo viaggio fuori confine del presidente russo, avranno modo di confrontarsi sui vantaggi reciproci dell’eventuale alleanza.
Il legame con la Cina, inoltre, si sta stringendo da tempo. Oltre alle esercitazioni militari congiunte, i cinesi finanzieranno un piano di investimento energetico e infrastrutturale da 400 miliardi di dollari. L’ingresso nell’alleanza, inoltre, potrebbe essere prodromico a una ripresa dei negoziati sul nucleare così come sono ripresi i contatti con l’India.
Raisi ha tenuto a sottolineare “l’importanza di creare e rafforzare nuove istituzioni insieme alle Nazioni Unite, nel rispetto della sovranità e degli interessi nazionali, al fine di compiere passi importanti verso la realizzazione di una società con un futuro comune”. Ali Khamenei, guida suprema del Paese, ha sollecitato il proprio Paese di “guardare a est” in ottica antioccidentale. Il problema è che il peggior punto di approdo per dei convinti sostenitori della democrazia liberale sia proprio una società analoga a quella iraniana o quella russa.
La reazione di Israele
Com’è ovvio, l’unica democrazia che alberga in quella zona geografica non ha fatto i salti mortali di gioia per questa notizia. Israele, nel mezzo dell’ennesima crisi di governo, ha chiesto a Biden di co-finanziare Iron Beam. Il sistema di difesa aerea, costituito da armi ad energia diretta, è in grado di abbattere droni, mortai e razzi, e potrebbe diventare uno scudo per tutta l’area del Medio Oriente.
Benny Gantz, ministro della Difesa, ha partecipato a un vertice organizzato a Sharm El Sheik dalla Casa Bianca. Erano presenti anche Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania. “L’Iran è il principale fattore destabilizzante in tutto il Medio Oriente”, queste le parole di Joe Buccino, portavoce del comando centrale americano. Secondo Gantz, infatti, l’obiettivo dei meeting è realizzare una “partnership con vari Paesi della regione per assicurare un sicuro, stabile e prospero” a quell’area geografica. Il timore non è motivato solo dalle minacce nucleari, ma anche dai cyber-attacchi che sono sempre più frequenti.
L’Argentina vuole altri soldi da buttare
La storia economica dell’Argentina è nota a chiunque. Ciclicamente tornano al governo i peronisti, com’è oggi, che sono bulimici di spesa pubblica e fanno arretrare il Paese del poco che gli altri lo avevano fatto avanzare. Così facendo, ovviamente, è sorto un problema. L’accesso al credito internazionale è sempre più ostico.
Propedeutico all’ingresso nei Brics, processo dalla durata indefinita, c’è però l’adesione alla New Development Bank. Si tratta di un’alternativa all’occidentale e rigoroso Fondo monetario internazionale, inaugurata a Fortaleza nel 2014 quando a Brasilia c’era il governo di estrema sinistra guidato da Dilma Rousseff. Il Presidente Fernández vuole altri soldi da scialacquare in nome della propria ideologia. Va evidenziato che, recentemente, anche Uruguay, Emirati Arabi e Bangladesh hanno aderito alla NDB.
Brics vs dollaro
Al Forum di Pechino è emerso anche un tema finanziario non di poco conto. L’isolamento progressivo della Russia e le ambizioni della Cina starebbero spingendo i Brics a costruire un sistema finanziario alternativo a quello imperniato sul dollaro. Per quanto si stiano adoperando con la Ndb e con le alternative a Swift, siamo ben lontani da una nuova possibile egemonia dello yuan.
Franco Bruni, vicedirettore dell’Ispi, ha spiegato al Foglio che al massimo tali tentativi “potranno produrre come effetto che in alcune aree del mondo il dollaro circoli un po’ meno”. Per cambiare paradigma a livello mondiale “occorre uno sforzo in termini di apertura della propria economia e di libera circolazione dei capitali che nessun Paese al mondo, eccetto gli Stati Uniti, ha dimostrato finora di poter fare”. Anche perché i segnali dalla Cina sono di segno “opposto a quella di una liberalizzazione”, spiega Bruni.
