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L’Asse Teheran-Damasco trema

I cecchini iraniani sparano a protezione del regime siriano

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Quando quest’inverno hanno avuto inizio le sommosse arabe in Tunisia, non c’è stata una claque più infervorata dei khomeinisti a Teheran. Le loro acclamazioni si sono fatte più intense quando la rivoluzione si è propagata in Egitto, e ancor più forti quando sono stati i libici a sollevarsi in rivolta.

Ma il plauso di Teheran ha iniziato ad affievolirsi. Il motivo è che la rivolta è arrivata sino alla Siria, l’unico alleato arabo dei mullah.

Un segnale che Teheran potrebbe star cominciando a innervosirsi è arrivato la scorsa settimana, quando il Majlis islamico, il surrogato iraniano del Parlamento, ha pubblicato un rapporto sulla “Rivoluzione Araba”. Gli autori chiedono una “azione urgente per salvaguardare i nostri interessi strategici” nel caso in cui il regime di Assad venisse rovesciato.

Che genere di azione? Fonti dell’opposizione siriana asseriscono che Teheran ha inviato cecchini per dare una mano a Mr. Assad a uccidere i manifestanti. Il regime aveva già utilizzato questo stratagemma durante le proteste che seguirono la contestata elezione presidenziale di Mahmoud Ahmadinejad nel 2009. (Neda Agha-Soltan, la giovane donna divenuta il simbolo dell’insurrezione democratica in Iran, fu uccisa proprio da un cecchino del genere). Anche il presidente Barack Obama ha parlato di un possibile coinvolgimento iraniano in Siria.

Che Teheran abbia mandato o no dei cecchini per sostenere Assad, la Repubblica Islamica è comunque è vincolata a un accordo che la obbliga ad aiutarlo a combattere “qualunque minaccia alla sicurezza e alla stabilità della Siria”. Teheran e Damasco siglarono un trattato di cooperazione militare per la prima volta nel 1998. A quei tempi, il ministro della difesa, l’ammiraglio Ali Shamkhani, ammise pubblicamente che il trattato interessava anche “questioni d’intelligence e sicurezza” per quel che concerneva i gruppi dissidenti armati. Da allora, il trattato è stato perfezionato e approfondito in diverse occasioni, più di recente sotto Ahmadinejad nel 2008.

La Siria è l’unico paese con il quale le forze armate iraniane e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie tengono staff meeting congiunti almeno una volta l’anno. Inoltre, secondo l’agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA, si è scoperto che l’Iran è per la Siria un grande fornitore di armi e materiali.

L’Iran ha iniziato a usare il regime di Assad come un mezzo per dividere gli arabi negli anni Settanta, quando lo scià voleva mettere alle strette il regime Baathista in Iraq. A questo scopo, nel 1977, fornì alla Siria petrolio a prezzo ridotto e aiuti per un totale di 150 milioni di dollari.

Sotto i mullah, la Siria mantenne il proprio ruolo nell’impedire agli arabi di coalizzarsi contro l’allora fragile Repubblica Islamica. Durante gli otto anni di guerra con Saddam Hussein, l’Iran si avvalse del sostegno siriano, comprese alcune vitali informazioni d’intelligence sulle forze armate irachene. In segno di buona volontà, Teheran fece in modo che alcuni mullah emettessero delle fatwa che definivano la minoranza alawita, alla quale appartiene la famiglia di Assad, come “parte dell’Isam”. Dall’altro lato, per molto tempo la gran parte degli studiosi islamici ha considerato eretica la setta esoterica alawita.

Iran e Siria, inoltre, condividono l’interesse per il Libano. I despoti siriani hanno sempre sognato d’impossessarsi del Libano. E sotto lo scià l’Iran si considerava il protettore della comunità sciita in Libano.

Sotto i mullah, il Libano è stato ridefinito, con le parole del generale Hassan Firuzabadi, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, “il nostro perimetro di difesa della rivoluzione”. In un discorso tenuto a Teheran il mese scorso, Firuzabadi ha giustificato il sostegno iraniano a Hezbollah in Libano e a Hamas nei Territori palestinesi evidenziando il ruolo che i due gruppi hanno giocato nella lotta al “nemico sionista”. E la Siria, grazie anche alla vicinanza geografica, gioca un ruolo determinante nel convogliare le armi dall’Iran sia a Hezbollah che a Hamas.

La cooperazione tra Iran e Siria in Libano ha una storia lunga. Secondo le parole dell’ex presidente iraniano Hashemi Rafsanjani, i due paesi hanno lavorato insieme “per cacciare gli americani” con un attentato suicida che, nel 1983, uccise 241 militari statunitensi. Nei decenni successivi, Teheran e Damasco utilizzarono Hezbollah per operazioni di sequestro ostaggi e per assassinare diplomatici occidentali ed esponenti politici arabi.

Sotto Ahmadinejad, l’Iran ha significativamente ampliato la propria presenza in Siria. Sono almeno di 14 i “Centri di Cultura Islamica” che hanno aperto i battenti in tutta la Siria, e centinaia di mullah sono stati mandati come missionari per far conoscere ai siriani lo Sciismo in stile iraniano. Strategie simili adottate in Libano sono riuscite a “iranianizzare” un’ampia porzione della comunità sciita libanese.

Per la Repubblica Islamica, il regime di Assad ha una valenza strategica più ampia. “Vogliamo essere presenti nel Mediterraneo”, ha affermato Ahmadinejad in un discorso dello scorso mese a Teheran, festeggiando l’arrivo nel porto siriano di Latakia di una flottiglia di navi da guerra iraniane. È stata la prima volta dal 1975 che nel Mediterraneo sono apparse delle navi da guerra iraniane.

L’Iran potrebbe effettivamente sviluppare una presenza nel Mediterraneo attraverso la Siria e il Libano. Il Corpo delle Guardie Islamiche Rivoluzionarie ha già approntato strutture per l’ormeggio nel porto siriano, un preludio di quella che potrebbe essere una grande base aerea e navale.

Ahmadinejad, che crede che gli stati Uniti siano in ritirata storica, considera l’Iran come il successore della defunta Unione Sovietica in qualità di principale avversario globale di quello che egli definisce “un sistema mondiale, imposto dalle forze degli infedeli”. La perdita della Siria sgonfierebbe molte delle aspirazioni di Ahmadinejad.

È possibile che nel corso degli anni l’Iran abbia costruito una rete di contatti e affinità all’interno dell’esercito e dei servizi di sicurezza siriani. E c’è l’eventualità che ora stia utilizzando quella rete per incoraggiare gli integralisti all’interno del regime assediato di Assad a continuare a combattere.

I media di Teheran hanno etichettato sin dall’inizio l’insurrezione siriana come “un complotto sionista”, termine che avevano già utilizzato proprio in Iran per descrivere il movimento democratico. Nel 2009, i mullah affermarono che quelli uccisi nelle strade di Teheran e Tabriz non erano manifestanti pacifici ma agenti “sionisti e infedeli” che meritavano di morire. È lo stesso brutale vocabolario che il clan di Assad sta impiegando in Siria contro coloro che amano la libertà, mentre i cecchini li ammazzano nelle strade di Damasco, Deraa e Douma.

© The Wall Street Journal
Traduzione Andrea Di Nino

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