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I chiodi di Manuele

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Corre l’anno di grazia 1937 quando, all’ospedale civile di una cittadina abruzzese, Regenta, arriva un piccino con una patologia davvero sorprendente. Dopo i primi accertamenti, i sanitari scoprono infatti che Manuele, questo è il nome del bambino, ha tutto il corpo infarcito di aghi e chiodi. A ridurlo così, la nonna e lo zio, amanti ingoiati e stregoneschi. “Quando fu sottoposto alle prime trafitture”, racconta Pier Paolo Giannubilo, autore di un bel romanzo-reportage dedicato al caso (Corpi estranei, edito da Il Maestrale), “il martire di Redenta, non aveva nemmeno quaranta mesi”. Cresce così nell’idea “che ciò che gli stava capitando fosse inevitabile. Glielo avevano inculcato ripetendogli:- Ti sei malato. Dobbiamo curarti. – Lo persuasero anche di un’altra cosa: - La cura, però, se ti lamenti con qualcuno non funzionerà. Non devi dire niente a nessuno, per nessuno motivo. Devi mantenere il segreto, se no la prossima volta la siringa ti farà molto male. Ancora più di adesso. E poi, se lo dici a qualcuno, si ammalerà anche la tua mamma. Vuoi fare ammalare la tua mamma? Niente a nessuno devi dire, per nessun motivo”.

A complicare la situazione è in effetti anche la figura materna, giovane donna belloccia e disgraziata, rimasta gravida per caso e destinata ad una vita randagia, prostituta e poi mantenuta, incapace di vero affetto nei riguardi del figlio.

Il processo che segue e la dicerie popolari racconteranno di un disegno criminale che aveva la sua motivazione in un grumo di superstizioni,  poteri magici, oltre a un alto tasso di degrado sociale e di lascivia dei costumi. Un mix di perversione e ignoranza, di paure primitive e pulsioni incontrollate che solo per un  miracolo non significò anche la fine prematura del piccolo Manuele.

Ora la storia del trafitto è seguita passo per passo da Giannubilo. Ricostruita nei suoi momenti emotivamente salienti. E sì, perché di un lungo e faticoso tragitto di riscatto il romanzo tratta. Di un percorso difficile, delicato e problematico, disseminato di zone buie, di situazioni forti e scioccanti.

L’abilità dell’autore è anche nel non alzare mai i toni, nel registro basso e  cronachistico con cui tratta una materia tanto bollente. Il libro è quasi la biografia di una graduale presa di coscienza, di una tormentata autosalvazione. Una presa di coscienza e una riscoperta del proprio passato, peraltro non troppo lineare, dove incubi e ricordi sono sempre in agguato, capaci di mettere in forse ogni conquista e ogni acquisizione.

Il lettore segue così Manuele adulto che fa i conti  con suoi demoni. Li aggira, talvolta li affronta a muso duro. Nel frattempo, l’ex piccolo trafitto si è fatto una vita, ha edificato una sua normalità: un lavoro, una famiglia, figli e nipoti. Ma il suo è un ordine a frequenza variabile, pronto a incrinarsi, a farsi riammalare dal rimosso. Insomma un’autentica guerra di lunga posta e insieme una battaglia quotidiana. E Manuele tiene botta, ma a costi altissimi e a malinconia incipiente. Non sempre in grado, peraltro, di tenere a freno i ritorni in superficie dei suoi vissuti emotivi.

Corpi estranei non è solo un’affascinante e diabolica storia, uno spaccato di un’Italia incommensurabilmente distante dal Paese che oggi conosciamo. È anche una bella prova d’autore. Giannubilo, trentenne molisano,  prof. di liceo a Campobasso, costruisce attorno a una vicenda tanto complessa un delicato ritratto di uomo. Di un piccolo uomo alle prese con destino terribile eppure capace in qualche modo di arginarlo.

Pier Paolo Giannubilo, Corpi estranei. Una storia vera, Il Maestrale, pagine 270, euro 14,00.

 


 

 

 

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