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Il racconto della Cpac 2011

I conservatori USA non si fidano dei Fratelli Musulmani in Egitto

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“La grande notizia di questa settimana è: i liberal vogliono la democrazia nel Medio Oriente!” La frase, detta da Ann Coulter, è da intendersi in senso ironico, ovviamente. E la platea della Cpac, la grande conferenza conservatrice di Washington, ride di gusto. “Se la sono presa, per caso, con quel dittatore mediorientale che ha gasato il suo popolo, invaso un suo vicino, cercato di uccidere il presidente degli Stati Uniti? No, quando si trattava di abbattere il regime di Saddam Hussein, i liberal non avevano alcuna intenzione di esportare la democrazia nel Medio Oriente. No, i liberal hanno condannato l’invasione dell’Iraq, perché Saddam non aveva scorte di armi di distruzione di massa. Naturalmente aveva armi di distruzione di massa. Ma i liberal hanno continuato a ripetere, con profonda indignazione, che non aveva ‘scorte’ di armi di distruzione di massa e non le avrebbe avute nemmeno per i successivi cinque anni. Cinque lunghi anni. Ora, se conosco la matematica, Saddam, nel marzo del 2008, avrebbe avuto la capacità di dominare tutto il Medio Oriente. Grazie ai liberal. Ma ora gli stessi liberal hanno scoperto la bruttura delle tirannie mediorientali, grazie alla caduta di un dittatore alleato degli Stati Uniti, che ha usato il suo esercito per combattere gli estremisti islamici e ha riconosciuto a Israele il diritto di esistere”.

La caduta di Mubarak ha galvanizzato l’opinione pubblica democratica e parte di quella repubblicana. Gli Usa si sentono ancora una volta investiti del compito storico di portare la democrazia in un Paese lontano, ma politicamente vicino. Ma l’ironia di Ann Coulter non è che la punta di un iceberg di una perplessità condivisa da molti sull’ondivaga politica estera di Barack Obama. Fra i conservatori, riuniti nella conferenza di Washington, predomina soprattutto la preoccupazione per il futuro. “Le rivoluzioni mediorientali non aspettano le priorità dell’agenda di Obama” – dichiara l’ex ambasciatore all’Onu John Bolton – “In Egitto sarebbe stato meglio mantenere un atteggiamento estremamente prudente. In passato abbiamo visto fin troppe rivoluzioni evolvere in modo drammatico. L’ambasciatrice Jeane Kirkpatrick, alla fine degli anni ’70, aveva già parlato del doppio standard usato dall’amministrazione Carter. Favorì il rovesciamento di due dittature pro-americane, in Nicaragua e in Iran e non impedì in quei due Paesi l’instaurazione di dittature anti-americane. Noi chiaramente auguriamo tutto il bene possibile al popolo egiziano. Ma devono ancora passare un test fondamentale, sono a un bivio, possono evolvere in una democrazia o involvere in una dittatura islamica. Bene, in tutto questo come possiamo definire la politica dell’amministrazione Obama? Esitante, incoerente, confusa... sbagliata. Ma quel che è peggio, è avere un direttore della National Intelligence che afferma impunemente cose come: i Fratelli Musulmani sono una forza laica e democratica, rifiutano la violenza e considerano Al Qaeda come una perversione dell’Islam. Penso che questa sia la dichiarazione più folle di tutta la storia dell’intelligence americana. Vorrei suggerire al direttore della National Intelligence un modo molto semplice per capire se i Fratelli Musulmani sono una forza laica o islamica: leggere il nome del loro partito, “Fratellanza Musulmana”. C’è ancora qualche dubbio?”.

Quanto sono forti i Fratelli Musulmani e quante possibilità hanno di far deragliare la rivoluzione in Egitto? Lo abbiamo chiesto ad Ayaan Hirsi Alì, fuggita dalla Somalia (e poi anche dall’Olanda) per rifugiarsi negli Usa e poter parlare liberamente dell’Islam. “La possibilità che i Fratelli Musulmani possano prendere il potere dipende da tre fattori” – ci spiega – “Primo: quanta influenza hanno all’interno dell’esercito egiziano. Secondo: quanto è credulona l’amministrazione americana. Terzo: quanto sono organizzati e popolari i partiti laici in Egitto. Al momento, tutti e tre questi fattori sembrano proprio essere a favore dei Fratelli Musulmani. I quali potrebbero prendere il potere in un arco di tempo che va dai due ai cinque anni. L’esercito è l’unica istituzione in Egitto che ha finora fermato questo percorso, ma sempre più rapporti confermano che gli integralisti stiano conquistando influenza all’interno delle forze armate, sia fra i soldati che fra gli ufficiali di basso-medio rango. Sulla credulità dell’amministrazione americana è anche inutile dilungarsi: basti leggere il rapporto della National Intelligence, che definisce i Fratelli Musulmani una forza ‘laica’ per capire quale sia la percezione della Casa Bianca su tutta la vicenda”.

Come mai l’intelligence si è fatta cogliere di sorpresa e ora appare ignara del pericolo futuro? “C’è da chiedersi, a questo punto che cosa stia andando male nell’intelligence” – ci risponde, con un atteggiamento un po’ sconsolato, Jim Woolsey, ex direttore della Cia – “E’ chiaro che nessuno ha la sfera di cristallo, nessuno nel 1914 avrebbe mai previsto l’assassinio di Francesco Ferdinando e lo scoppio della I Guerra Mondiale. Ma tutti avrebbero potuto vedere le cause che hanno portato alla guerra, studiando le tensioni che erano ben vive nell’Europa del tempo.

Tornando all’Egitto, quel che vediamo è la possibile riedizione di una, purtroppo, lunga tradizione di rivoluzioni iniziate bene e finite male. Abbiamo visto questa dinamica con la rivoluzione francese, prima di tutto, poi con quella russa e quella iraniana. Prima che la rivoluzione divori tutti i suoi figli passano periodi di tempo di mesi, addirittura anni. Poi i più organizzati e spietati uccidono i più moderati e liberali. In Russia, nel 1917, sono occorsi nove mesi prima che i bolscevichi prendessero il potere con la violenza e iniziassero a uccidere liberali e socialisti. In Iran è trascorso molto meno tempo prima della presa del potere degli islamici più duri. Considerando questi casi del passato, anche se adesso, in Egitto, le cose sembrano migliorare e andrà tutto bene nelle prossime settimane o mesi, non dobbiamo farci troppe illusioni. I Fratelli Musulmani stanno lavorando duramente, da decenni, per prendere il controllo del Paese. E anche l’Iran sta dando una mano per assicurarsi una vittoria islamica. Si dirà che l’Iran è sciita e i Fratelli Musulmani sunniti, ma Teheran sta sponsorizzando tutti partiti islamisti in egual misura, anche Hamas a Gaza, che altro non è che la branca palestinese dei Fratelli Musulmani”.

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6 COMMENTS

  1. efficienza
    L’articolista Magni ci dice il vero. Ci dice che nel 1917 i bolscevichi impiegarono nove mesi a prendere il potere e meno tempo ancora ci volle perchè in Persia gli islamici trionfassero. Dimentica che nell’America del XIX° secolo i democratico mondo bianco impiegò alcuni decenni a sterminare le popoloazioni indiane. E’ sempre una questione di efficienza ed efficacia, con una differenza sostanziale: boscevichi ed islamici non sono mai stati ipocriti, quello che hanno fatto era quello che dichiarono prima, mentre in occidente ci rimpiamo sempre la bocca di grandi concetti e poi siamo pronti a fare l’opposto se questo torna utile al nostro interesse.

  2. Buhhh, che paura, aiuto,
    Buhhh, che paura, aiuto, arrivano i musulmani… Oh mio dio, l’Islam, che paura!!! Terroristi, assassini, carcerieri delle donne, uh, che paura l’islam! FATE RIDERE CON QUESTA PROPAGANDA ANTIMUSULMANA! Ridicoli, vergognatevi e fatevi ridere dietro…. sembrate paranoici, cospiranoici, oltre che beceri islamofobici. Spero vi fondino una moschea sotto casa e un califfato in europa entro 20 anni….vi starebbe solo bene! Inshallah…

  3. Sarebbe ora che iniziassimo
    Sarebbe ora che iniziassimo a parlare un po’ della Libia, dove a forza di calare la braghe abbiamo forti conti in sospeso da appinare. Ora!

  4. Fratelli Musulmani e rivoluzioni in Medio Oriente
    Il più grande problema che si oggi si pone è: chi sta dietro a tutto questo? Da profano mi pongo questa domanda poiché le cose saranno chiare forse tra qualche mese. Se, come spero, si insediassero governi filo-occidentali o comunque in qualche modo democratici e veramente laici (nel senso occidentale) ci sarebbe possibilità di sviluppo e quindi di prosperità per quei popoli e anche per l’Europa. Se, invece, si insediassero governi di altra natura o influenzati o controllati da teocratici come in Iran nel ’79 o in Afghanistan dopo la cacciata dei sovietici, credo che si porrebbero dei grossi problemi per tutto il Mondo occidentale. E considerata l’espansione economica in atto della Cina e della Russia per noi europei sarebbero guai seri. Saremmo soggetti a pressioni energetiche ed economiche che metterebbero a dura prova le nostre economie con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe.

  5. L’Islam e la Democrazia
    L’Islam è antitetico alla democrazia

    La progressiva esplosione degli stati arabi denuncia un limite mai completamente manifestato nel mondo libero:

    l’impossibilità di coesistere del sistema democratico in un paese musulmano.

    Non esiste infatti nel mondo, un solo paese dove imperi il Corano e dove la democrazia coincida con la sovranità popolare.

    La religione coranica impone il comandamento religioso come etica sociale imprescindibile, come valore assoluto che va oltre il concetto di stato.

    In ogni paese musulmano, questa etica supera la legge dello stato, ovvero la incarna.

    E’ il concetto dello stato etico, laddove la legge coranica è anche l’unica legge dello stato.

    Violare la legge dello stato quindi, prevede punizioni previste dalla cultura religiosa islamica, se di cultura possiamo parlare.

    In ogni paese musulmano nel quale l’occidente libero e democratico è intervenuto, il seme della democrazia non è mai sopravvissuto, in specie se successivamente quel paese e quel popolo veniva lasciato da solo a camminare sulla via della libertà.

    La religione islamica è antitetica alla democrazia.

    Ed è proprio questa sua incompatibilità con il concetto di democrazia che rende impossibile l’accoglienza completa e integrata dei musulmani che immigrano nei paesi occidentali.

    I due sistemi umani non coincidono mai, ma piuttosto collidono, confliggono senza soluzione di continuità.

    Ma mai coincidono o convivono.

    E non sarà certo l’errata convinzione di un presidente degli Stati uniti d’America dal nome di Barack Hussein Obama II che cambierà l’islam, gli islamici ed il mondo musulmano.

    E la continua crisi che travolge, uno dopo l’altro, gli stati musulmani nel mondo, ne è l’ennesima prova evidente.

    L’Islam è antitetico alla democrazia.

    Full Stop

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

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