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I cristiani e il vento del dialogo

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Vi riportiamo di seguito uno stralcio dell'intervento del padre gesuita Samir Khalil Samir, islamologo e professore dell'università St Joseph di Beirut sulla lettera scritta dai 138 sapienti musulmani alle autorità religiose cristiane.

[...] Venendo al contenuto, l’impressione mia è che, rimanendo a questo livello, è facile mettersi d’accordo. Il metodo usato è di scegliere brani dei testi sacri che possano essere messi in parallelo. Nel Corano vi sono testi in contraddizione con il cristianesimo, ma loro hanno fatto la scelta di privilegiare quelli più simili e vicini. È un passo importante, ma se rimaniamo solo a questo livello, improntiamo un dialogo basato sull’ambiguità. In ogni modo, come primo passo, è utile mettere in rilievo un fondamento comune.

Anche nella tradizione cristiana c’è la ricerca di un fondamento comune con le altre religioni, anzi con tutte le culture. Tale fondamento, dal punto di vista cristiano, non si basa sul Corano e sulla Bibbia, perché questo escluderebbe i non credenti. Il fondamento comune è la legge naturale, il Decalogo visto come legge naturale, un’etica comune accettata anche dagli atei.

In un discorso del 5 ottobre scorso, rivolto alla Commissione Teologica internazionale, il papa ha parlato della legge morale naturale, per “giustificare e illustrare i fondamenti di un’etica universale appartenente al grande patrimonio della sapienza umana, che in qualche modo costituisce una partecipazione della creatura razionale alla legge eterna di Dio”. Benedetto XVI continua poi riferendosi al Catechismo della Chiesa cattolica (n. 1955): La vita morale “ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso”. Il Decalogo è “legge naturale” e non rivelata in senso stretto.

Il pontefice continua dicendo che partendo dalla legge naturale, “di per sé accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di buon volontà e più in generale con la società civile e secolare”.

Come i firmatari della Lettera, il papa sta cercando in tutti i modi di trovare un fondamento comune al dialogo, al dialogo con tutti; questo fondamento non può essere la Scrittura, ma è l’etica universale fondata sul diritto naturale.

La lettera inviata dagli esperti musulmani ai cristiani, si ferma a ciò che è comune nella Bibbia e nel Corano. Io penso che il passo seguente dovrebbe essere quello di trovare fra cristiani e musulmani un fondamento più universale. Questo includerebbe alcuni elementi delle Scritture religiose, purché accettabili da tutti; ma dovrebbe andare oltre, trovando i fondamenti di un dialogo universale.

Questa è una lacuna della lettera, che tenta solo di riannodare i rapporti fra cristiani e musulmani. Lo si dice con chiarezza nell’introduzione, ricordando che “insieme noi rappresentiamo il 55% della popolazione mondiale”. Dunque mettendoci d’accordo potremo quasi imporre la pace al mondo. E’ un approccio tattico, politico. Bisogna andare verso fondamenti razionali della pace, nella verità.

 



 

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