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Tradizione e libertà

I cristiani possono salvare l’Islam dalla morte culturale

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1. Tradizione è continuità, identità, rinnovamento

Tradizione (tradere) significa trasmettere un prezioso deposito, perché esso sia a sua volta ritrasmesso ad altri. La tradizione suppone quindi una continuità in vista dell’oggi. Essa non può essere un cammino all’indietro, ma cerca di ritrovare nelle sue proprie radici l’ispirazione per garantire la continuità. Rafforzare l’identità e rinnovare il presente: continuità, identità, rinnovamento.

Se la tradizione si identifica con il passato e cessa di ispirare il presente, allora essa muore. La si sacralizza perché essa non esiste più: è un modo di seppellirla, perché non la si comprende più.

Le nostre società arabe e musulmane si trovano spesso in questa situazione: non abbiamo più avvenire e nemmeno un presente. Non ci resta che il passato. Torniamo al passato per mitizzarlo e sacralizzarlo perché non abbiamo nient’altro.

In tal modo, in realtà noi rafforziamo la nostra morte culturale e spirituale. Nel mondo musulmano attuale, il concetto di tradizione suggerisce in pratica un ritorno agli usi del 7° secolo, che vengono sacralizzati. Ci si ferma agli aspetti esteriori: la barba, il velo o il niqab, il miswak (una specie di lungo stuzzicadenti, preso da una radice usata dal profeta dell’islam), la lunga tunica bianca, ecc…

Al contrario i cristiani (soprattutto nel mondo occidentale) tendono a rifiutare la tradizione. Alcuni pensano che per essere moderni bisogna dimenticare il passato, rifiutarlo. Il rischio è di perdere le proprie radici e l’autenticità: è il pericolo che io constato in Europa. Questa situazione può spingere alcuni a divenire tradizionalisti, a barricarsi su alcuni dettagli (per esempio il latino della messa, la veste, ecc…). Lo sviluppo degli adepti di mons. Lefebvre è parallelo allo sviluppo del rifiuto della tradizione.

La questione non è dunque solo propria al mondo musulmano, anche se oggi essa è più visibile e più vissuta nel mondo musulmano.

2. La paura della modernità che appare anti-religiosa

Una causa evidente di questo atteggiamento è anche la paura della modernità. È quanto si contata nel mondo arabo. La modernità di oggi proviene dall’occidente; nel 9° -11° secolo proveniva dal mondo musulmano.

Oggi l’occidente fa paura e repulsione a causa del suo allontanamento dalla religione e della diffusa secolarizzazione. Di colpo la modernità appare a molti musulmani come una nuova Jâhiliyyah (ignoranza, termine usato nel Corano per i miscredenti), che il Corano e il profeta dell’islam combattono con veemenza. La modernità è un neo-paganesimo.

Di conseguenza, molti musulmani si rifugiano nel passato e nella religione che ad essi appare come capace di offrire valori sicuri e durevoli e comportamenti sicuri. In questo modo a tutt’oggi si è sacralizzato il periodo dei primi quattro califfi (i successori di Maometto), che vengono definiti i “califfi ben guidati” (al-khulafâ’ al-râshidîn) : Abū Bakr il giusto (al-Siddîq) (632-634), ‘Umar Ibn al-Khattâb (634-644), ‘Uthman Ibn ‘Affân (644-656) e ‘Ali Ibn Abî Tâlib (656-661). Questo periodo (dal 632 al 661) è una specie di epoca paradisiaca.

Ciò rappresenta un grave pericolo perchè il paradiso, il modello da imitare e riprodurre, è allora dietro di noi, e non davanti a noi, verso il quale noi tendiamo.

Da notare che, eccetto il primo califfo, gli altri tre sono tutti morti assassinati. ‘Umar è morto assassinato il 4 novembre 644; ‘Uthman nel 656, ‘Ali nel gennaio 661 per mano dei Kharigiti.

Se vogliamo rinnovare l’islam, occorre accettare la sfida che il mondo moderno lancia a tutte le religioni: ebraismo, cristianesimo, islam e le altre. Il cristianesimo (soprattutto in occidente) deve affrontare ogni giorno questa situazione: se si ripiega sul passato, morirà. È lo stesso per l’islam. Più di frequente il mondo musulmano preferisce rinviare il problema a più tardi e questo rende solo più difficile la soluzione.

D’altra parte, non si tratta di adottare ogni novità senza discernimento, solo perché esse sono novità. Il discernimento si impone ed è la condizione per la sopravvivenza.

3. Conclusione

Si tratta di trovare un’armonia fra il passato e il futuro, le tradizioni (che possono ispirare, ma non incatenare) e la modernità (che non è necessariamente simbolo di libertà, né di liberazione).

L’islam ha cominciato a realizzare questa armonia e questo discernimento alla fine del 19° secolo e all’inizio del 20°. Esso si è rinnovato dall’interno confrontandosi con la civiltà e la cultura occidentali, facendosi aiutare in abbondanza dai cristiani arabi che avevano già iniziato questo movimento prima di loro.

Purtroppo, a metà del secolo scorso, questo movimento si è arrestato, trascinato dalle nuove ideologie (nazionalismo, socialismo, pan-arabismo) e ha cominciato a regredire.

Io penso che il cristianesimo, che ha affrontato questa situazione già da qualche secolo, potrebbe aiutare il mondo musulmano a compiere questo discernimento. Ad ogni modo, ciò non può essere fatto che dai musulmani, partendo dalla loro tradizione per criticarla e per trattenere il meglio.

Cristiani e musulmani (e gli altri credenti) siamo messi davanti a sfide comuni. Una collaborazione fra di noi, senza opposizione a nessuno, sarebbe di beneficio per chiunque.

La tradizione deve essere fonte di vita, altrimenti significa che essa è morta. Da qui viene la necessità della critica e del discernimento, per arrivare all’armonia e alla vera libertà.

© Asia News

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4 COMMENTS

  1. MODERNIZZARE L’ISLAM? SI PUO’ FARE SE ….
    Se devo esprimere il sentimento di un ‘uomo della strada’ come il Sottoscritto, non posso fare a meno di nutrire dubbi e perplessità su un passaggio dell’articolo come il seguente: “Se vogliamo rinnovare l’islam, occorre accettare la sfida che il mondo moderno lancia a tutte le religioni: ebraismo, cristianesimo, islam e le altre”.
    In primo luogo, mi risulta che la fede nel mondo islamico conosca un solo ‘medium’: il libro, il ‘corano’ e che i fedeli sono tenuti a prenderne alla lettera gli insegnamenti. Se non sbaglio, nei secoli (a differenza del mondo biblico) è stata vietata l’esegesi della Sacra Scrittura, la quale ha potuto svilupparsi solo in sette segrete.
    Questo ha sviluppato solo un generico fideismo nel mondo islamico, impedendo contestualmente lo sviluppo di una teologia paragonabile con il mondo occidentale, la quale ha non poco contribuito (vedi S. Tommaso) allo sviluppo della razionalità, tipico del mondo occidentale; viceversa, gli episodi di Averroè e simili hanno prodotto frutti limitati.
    Con questo, sia chiaro, non voglio dire che il mondo islamico sia irrazionale!
    Dico solo che il mondo islamico, facendo difetto il patrimonio filosofico, non ha avuto la capacità di comunicare con altre culture, come ha avuto invece il Cristianesimo: questo ha portato, nell’Islam, ad una maggiore svalutazione dell’universo, per così dire, PROFANO.
    Se, nel XIX secolo, l’Islam (come dice l’articolista) si è involuto verso forme fondamentaliste di tradizionalismo, non credo sia dovuto al FATTORE ESTRINSECO dell’impatto con l’Occidente Colonialista ed imperialista, quanto ad una specifica DIALETTICA INTERNA al mondo musulmano: poco aduso all’accettazione del PROFANO, davanti alla modernità, che è la QUINTESSENZA DEL PROFANO, il mondo musulmano ha reagito con un irrigidimento enorme.
    Questa, almeno, è la mia modesta opinione.
    Senza dubbio, però, l’Islam si è adattato nel tempo a vari luoghi e ceti, grazie al grande FIUTO POLITICO di molti suoi esponenti.
    Personalmente, io resto del parere che al rinnovamento dell’Islam e al miglioramento delle sua capacità di confronto con le altre religioni, giovi molto un ambiente pubblico come quello americano di pluralismo e tolleranza, dove le religioni sono ammesse, ma a tutte è richiesto (a controprestazione della tollerenza statale) un serio contributo all’edificazione del bene comune.
    Personalmente, da liberale, credo più a Alexis de Tocqueville che a certe scuole islamiche cd moderate che cercano nel ‘corano’ la conciliazione tra Islam e modernità.

  2. Non mettiamoci a volare
    Cosa vuole dire: “La tradizione deve essere fonte di vita, altrimenti significa che essa è morta. Da qui viene la necessità della critica e del discernimento, per arrivare all’armonia e alla vera libertà”. Sono parole, soltanto parole. Vogliamoci tutti bene, basta con le guerre, siamo tutti uguali, tutti liberi eccetera eccetera eccetera. Aspirazioni, petizioni di principio, ispirazioni di chi sogna un mondo migliore, a parole. Realizzarle, o anche solo avvicinarsi un po’a quei sogni, significa distaccare i piedi da terra e volare… ed essere impallinati dal primo che passa e ci prende per merli. Noi porgiamo l’altra guancia, e ci impallina di nuovo. Non abbiamo più guance da porgere e ci disperiamo, non siamo adeguati è colpa nostra che non diamo abbastanza… e offriamo qualcos’altro. No, non funziona e non funzionerà mai. Io per primo ti impallino se t’azzardi a levarti in volo. Tu continui a dire “vogliamoci bene”, a rigirarti le parole in bocca sino a comprenderne tu solo il significato: io continuo a impallinarti. Perchè se tu voli io ti impallino, ti spenno e ti faccio arrosto. E’ così che funziona.

  3. Credo che l’autore consideri
    Credo che l’autore consideri la parola islàm sinonimo di sunnismo: i sunniti guardano al passato ma lo stesso non vale per gli sciiti che guardano invece al futuro e attendono il dodicesimo Imam

  4. islam
    carissimo samir

    il suo articolo è molto interessante lo sarebbe di più se fosse rivolto ai musulmani.
    la loro paura di scomparire fisicamente ,cosa che stava avvenendo agli inizi del secolo
    è più forte della loro fede in DIO ,infatti essi sono arrivati ad oggi ,elevando il corano sopra di DIO
    hò provato a domandare ad alcuni islamici (li chiamo così ,per distinguerli dai musulmani veri) se fosse possibile che DIO possa cambiare ,o modificare il corano, le risposte sono scioccanti ,ciò che hò compreso e che a loro allah, non serve più a questo punto .perchè allah hà già detto tutto quello che devono fare dall’inizio alla fine della loro vita, quindi è inutile anche pregarlo , a che scopo preghi allah , quando sai già che devi fare ?, e se non lo fai sarai punito?nascono già morti ,per questo non temono la morte , anzi la amano secondo le parole di osama , ma se è vero ,ed è vero, che DIO è VITA ,allora chi amano ? Ormai sono diventati peggiori degli idolatri che hanno combattuto alla mecca , sono riusciti ad aggirare tutte le leggi divine con parabole legislative , come ad esempio il matrimonio a tempo praticato in arabia e iran ,che altro non è una prostituzione legale
    persino il corano viene rispettato solo in parte , tranquillamente, se seguissero tutto alla lettera, non potrebbero avere delle nazioni in cui si è obbligati a nascere musulmani (non vi sia costrizione nella fede; sura 2),hanno diviso la loro religiosità tra DIO ,l’islam il corano , e gli hadit in cui DIO ,è l’ultimodei quattro. Molti di loro sanno che Gesù è stato un grande profeta ,ma musulmano , ma non sanno dire una sola delle cose dette o fatte da gesù, e anche se lo sapessero sarebbe sconveniente ricordarle , perchè sarebbero dei meriti o virtù da togliere a muhammad.
    Nonostante io abbia fede ,(e mi passi la superbia) non vedo una soluzione pacifica.
    la questione è resa più ardua dalle divisioni dei cristiani ,e dalla voce grossa degli atei.
    Salute a lei , e che il Signore illumini il nostro cammino.

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